A Bali, Fmi e Banca Mondiale mettono sotto accusa il Def del governo gialloverde. Il malumore del ministro Tria. Spread a 309. Juncker: L’Italia non rispetta la parola data. Draghi: fondamentale l’adesione al patto di stabilità. Le sciocchezze di Di Maio

A Bali, Fmi e Banca Mondiale mettono sotto accusa il Def del  governo gialloverde. Il malumore del ministro Tria. Spread a 309. Juncker: L’Italia non rispetta la parola data. Draghi: fondamentale l’adesione al patto di stabilità. Le sciocchezze di Di Maio

Circola una battuta negli ambienti finanziari europei, sarebbe arrivata fino a Bali dove si tiene il meeting di Fmi e Banca Mondiale, secondo cui l’Italia crede di correre su una Ferrari, invece è a bordo di  una Panda. Una conferma della pesante situazione in cui si trova il nostro Paese viene dalla chiusura delle Borse, male Piazza Affari che perde ancora circa 6 punti in una settimana e trascina al ribasso anche le altre Borse europee. Lo spread sale a 309 con un rendimento dei titoli al 3,58. Questa battuta se è arrivata alle orecchio del ministro Tria non gli sarà davvero piaciuta. Ad accrescere il suo malumore il successo avuto alla Camera dal ministro Savona, standing ovation alla illustrazione della manovra di Bilancio, il voto sulla nota al Def, che ha preso provvisoriamente il suo posto, si sarebbe mostrato alquanto irritato. Ma chissà che in un eventuale rimpasto, sono voci di palazzo che anche se smentite fanno sempre rumore, non sia destinato a succedergli. Sempre Tria, si racconta che quando ha letto le interviste di Di Maio sull’ingresso dello Stato in Alitalia, ne parliamo in altra parte del giornale, abbia fatto sapere che i soldi sono i suoi nel senso che vengono amministrati dal suo ministero e lui non ne sapeva niente. Da Roma gli si ricorda che “faceva parte del contratto di governo”. Lui, ilTria, nel frattempo, partecipando al meeting di Bali, era al centro dell’attenzione, l’Italia, il governo gialloverde con il Def, il Bilancio annunciato, le prese di posizione dei Commissari Ue, certo non benevole nei confronti del nostro paese, del Fondo monetario internazionale, delle Banche. Il ministro del Tesoro, ora, difende a spada tratta la scelta del 2,4% nel rapporto debito-Pil, sembra diventato il numero più bello del mondo. Dimentica che fino a qualche giorno fa si era battuto perché quel numerino fosse diverso, 1,6%. Ma, come si dice, l’animo umano è mutevole e proprio lui aveva concordato questo numero con i commissari Ue.

Manovra in direzione opposta ai suggerimenti del Fmi. Non allentare le politiche di Bilancio

Glielo ricorda Poul Thomsen, capo del Dipartimento europeo del Fondo monetario internazionale in conferenza stampa. “La manovra – dice – va in direzione opposta rispetto ai suggerimenti del Fmi.  Il mancato consolidamento del Bilancio ha portato l’Italia a crescere sotto il suo potenziale. Non è il momento di allentare le politiche di bilancio”, ha proseguio Thomsen, per il quale un gruppo di Paesi, tra cui l’Italia, ha “margini limitati”. Stizzita la replica del ministro dell’Economia Giovanni Tria: “Rispettiamo il patto di stabilità e crescita che indica il limite del 3%, poi ogni istituzione dà le raccomandazioni, ha quasi un dovere di richiamare i vari paesi e poi apre un dialogo. Si può divergere dalle raccomandazioni ma non c’è nulla di strano”. Poi ha tentato di addolcire la pillola. “Anche quando un Paese diverge da sentieri concordati – afferma – si apre un dialogo con procedure che rispondono alle regole, siamo nel quadro legale europeo, non c’è nessuno scandalo, vedremo come riusciremo a spiegare le scelte italiane a favore della crescita e della riduzione del rapporto debito/pil”.

Conte blocca qualsiasi apertura al dialogo. La manovra non si tocca

Ma da Addis Abeba dove si trova in visita ufficiale il premier Conte blocca qualsiasi apertura al dialogo, una zeppa per Tria. Dice il presidente del Consiglio che “la manovra è stata elaborata, meditata, studiata. Potremmo valutare qualche intervento ma è stata costruita in termini integrali (cosa significhi nella lingua contiana non è dato da intendere, ndr) e pensare di modificare qualcosa di significativo lo escludo”. Poi il capo del governo fa una confessione che, a dir poco, non può che lasciare basiti. Gli viene chiesto a quanto ammontano gli investimenti previsti nel Def. Risponde: “Investimenti? È impossibile preventivare quanto saranno. Si tratterà per avere dai concessionari di beni pubblici i piani di manutenzione ordinaria e straordinaria”. Torniamo a Tria. Incontra il segretario del Tesoro Usa e gli dice che “l’Italia è determinata a proseguire sul sentiero della riduzione del rapporto debito-Pil. La manovra italiana è mirata al rafforzamento della crescita”. Ma le previsioni, lo dovrebbe sapere anche Tria, non vanno proprio in questa direzione. Ma che vuol dire, siamo a Bali, ognuno è libero di dire ciò che vuole. Incontra anche Moscovici, che non ha mancato di esprimere forti critiche al Def e che con Dombrovskis ha firmato una letterina in cui si annuncia di fatto la bocciatura del documento italiano. Si parlano, come potevano non farlo. “Atmosfera buona, dialogante”, dice Tria.

Moscovici: vengo a Roma, cercheremo una soluzione

Sbrigativo il francese che il 18 e il 19 sarà a Roma: “Cercheremo una soluzione”. E sempre da Bali arrivano due bordate ad alzo zero. In una intervista a Le Monde il presidente della Commissione Jean Claude Juncker afferma: “L’Italia non rispetta la parola data”, poi chiede alle autorità italiane che “rispettino le regole per non mettere in pericolo la solidarietà europea”. “Il nostro mandato – ha proseguito – non è rovesciare un Governo o creare problemi con dei comportamenti inappropriati o delle dichiarazioni eccessive”. Un altro monito viene, sempre da Bali, dal presidente della  Banca Centrale Europea Mario Draghi: “La crescita ampia e attualmente in corso richiede la ricostituzione dei buffer (vincoli, limiti, ndr) fiscali. Questo è di fondamentale importanza nei Paesi in cui il debito pubblico è elevato e per i quali la piena adesione al Patto di stabilità e crescita è fondamentale per avere bilanci sani. Resta essenziale – ha proseguito – l’attuazione trasparente e coerente del quadro di governance fiscale ed economica dell’Ue, nel tempo e tra i vari paesi”. Il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, cerca di allentare la tensione internazionale: “C’è interesse, c’è attenzione, ma non c’è preoccupazione”. Poi ha sottolineato che  “certo si legge con molta cura sia ciò che viene deciso sulle politiche di bilancio sia ciò che avviene nell’economia reale”. Chiusa così una giornata certo non piacevole per il governo giallo verde? Certo che no. Ci mancava il commento di Di Maio. Rispondeva alla critiche piovute da Bali  all’operato del governo italiano. “Ora ci manca la Nasa”, dice. Spirito da bar di infimi quartieri.

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