Strasburgo. Mercoledì il Parlamento europeo vota la nuova Direttiva in materia di diritto d’autore. L’enorme posta in gioco nei confronti dei giganti del web

Strasburgo. Mercoledì il Parlamento europeo vota la nuova Direttiva in materia di diritto d’autore. L’enorme posta in gioco nei confronti dei giganti del web

Si annuncia per mercoledì un voto storico per l’Unione europea, dopo la nascita della moneta unica. Potrà accadere solo se nello scontro tra la lobby a favore di Google-Facebook&Co. e la tutela del diritto d’autore online, esca quest’ultima vincitrice dal voto finale dell’Europarlamento, che, nella sessione plenaria a Strasburgo, è chiamata ad esprimersi sul testo che propone la riforma del copyright nell’Ue. Il voto sarà sui singoli emendamenti e sul testo nella sua nuova composizione. Rispetto a quella che è stata bocciata il 5 luglio scorso, la nuova bozza scritta dal relatore Axel Voss, contiene una novità in uno dei due articoli più discussi, il 13 e l’11. Il nuovo art. 13 recita: Non più filtri per i contenuti. La nuova proposta di riforma non prevede più l’attivazione di filtri in grado di impedire nell’Unione europea la pubblicazione senza autorizzazioni di contenuti protetti, ma resta in piedi la responsabilità delle piattaforme in caso di violazione del copyright. Per cui l’articolo 13 della Direttiva Europea richiederà alle piattaforme online di negoziare accordi di licenza equi e trasparenti (ora sono accordi di riservatezza) con i titolari dei diritti d’autore. Sono esentati dall’obbligo previsto dall’articolo 13 – ecco la seconda novità: Enciclopedie online (come Wikipedia, che a luglio aveva oscurato il sito in segno di protesta contro la riforma). Meme, satira e parodie. Piccole e medie imprese. Applicazioni/siti open source e attività senza scopi di lucro. Quindi non c’è nessun pericolo che Wikipedia possa smettere di funzionare qualora la direttiva venisse approvata dall’Europarlamento. Così come possono continuare a circolare in Rete contenuti coperti da copyright, ma resi pubblici con il consenso dell’autore, come i testi delle ricerche scientifiche e i testi accademici in senso generale. L’obiettivo dell’art.13 è garantire agli autori e artisti un equo compenso rispetto all’utilizzo online delle loro opere da parte delle grandi piattaforme: Google-YouTube, Facebook, ecc…

L’altra misura che si vuole introdurre e che non piace alle tasche dei ricchi giganti del web è l’articolo 11. Due le misure proposte più discusse: “Protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di utilizzo digitale” prevede di “tassare i link”, costringendo gli aggregatori di notizie (Google, ecc…) ad acquistare licenze dagli editori per poter pubblicare i contenuti, anche in caso di semplici stralci (anteprime, snippet) o caricati dagli utenti stessi sui social (Facebook, Twitter, ecc.). Con una lettera aperta pubblicata sui giornali italiani, la FIEG-Federazione Italiana Editori Giornali e l’ENPA, l’associazione degli editori europei, chiedono ai parlamentari europei di votare a favore dell’introduzione di un “diritto connesso” per gli editori di giornali, così come previsto dall’articolo 11 della proposta di Direttiva Ue sul diritto d’autore nel mercato unico digitale. L’introduzione di un diritto connesso tutelerebbe l’informazione professionale, libera e indipendente in Italia e in Europa, consentendo a tutte le aziende editoriali, indipendentemente dalla loro dimensione, di ottenere la giusta remunerazione per il proprio lavoro.

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