Roma. La sindaca Raggi chiede poteri speciali al premier Conte. Piccola grande gaffe: la capitale li ha già, mancano soltanto i Decreti attuativi

Roma. La sindaca Raggi chiede poteri speciali al premier Conte. Piccola grande gaffe: la capitale li ha già, mancano soltanto i Decreti attuativi

Come sempre è accaduto con tutti i precedenti sindaci che indossavano la stessa casacca del governo, la richiesta di Roma Capitale di avere poteri speciali, una sorta di Regione nella Regione, nonostante le rassicurazioni sulla bontà del progetto, puntualmente finisce nel cassetto delle ‘buone intenzioni’. E’ accaduto anche nella mattinata di questo venerdì di metà settembre, quando la sindaca Raggi è stata ricevuta, in uno scampolo di disponibilità, dal premier Conte, che in queste ore deve fare da mediatore tra le richieste del M5s e della Lega e le chiusure di portafogli della spesa del ministro Tria. La sindaca Raggi, come tutti gli altri suoi predecessori, esce soddisfatta dal portone di Palazzo Chigi e rassicura cronisti e tramite loro i cittadini: “Ok a poteri speciali? Assolutamente sì”. La sindaca poi precisa: “L’incontro è andato molto bene. Abbiamo chiesto poteri speciali per Roma, il fatto che debba sostanzialmente avere uno status come le altre capitali, e abbiamo anche parlato della possibilità che questo percorso venga affiancato da un comitato di saggi costituzionalisti”.

“Non sono venuta con la lista della spesa, – ha poi detto Raggi – abbiamo parlato però di sviluppo e della possibilità di istituire una sorta di cabina di regia permanente, una sorta di Fabbrica Roma (ci avevano già pensato nel passato a più riprese parlamentari e senatori di tutti gli orientamenti, ndr)  in diretto contatto con il governo e all’interno della quale concertare progetti di sviluppo tra noi, l’esecutivo e i player su Roma”. “Con il Presidente Conte – ha aggiunto il sindaco di Roma – abbiamo parlato chiaramente anche del bando periferie. Roma sta svolgendo un ruolo di interlocuzione importante e sono certa che si troverà presto una soluzione”. “Ho suggerito – ha spiegato – per quanto riguarda le politiche dell’abitare sia misure per reintrodurre Imu e Tasi sulle case sfitte e invendute, sia una misura interessante per sconfiggere la piaga degli affitti in nero”.

Fin qui tutto bene nella volontà di recuperare il consenso perso nella capitale, tutto bene nelle richieste al premier che più o meno ha la stessa sua casacca, quello che però non convince neppure un pochino è la richiesta dei poteri speciali per Roma. A leggere i primi lanci di agenzia siamo rimasti ancora una volta stupiti negativamente, del basso livello di conoscenza di questa sindaca, del suo staff e della sua amministrazione. Ha ragione, e ci riesce difficile ammetterlo, Fabio Rampelli, il ‘fratellone d’Italia,  quando ricorda a Raggi “di studiare i suoi dossier prima di incontrare il Primo Ministro oppure di sostituire lo staff che glieli prepara. E poi parlare dei poteri speciali di Roma. Lo status giuridico speciale per Roma Capitale è già in Costituzione da quasi vent’anni. La sindaca avrebbe dovuto chiedere a Conte di procedere immediatamente all’emissione dei decreti attuativi dello Stato e al suo alleato Zingaretti di fare altrettanto con una legge della Regione Lazio (urbanistica, trasporti, commercio, turismo, sanità). Solo così passano i poteri e si concretizza una decisione già presa”. Rampelli ha ragione e purtroppo la sindaca, il suo staff e la sua amministrazione dobbiamo tenerceli così per altri anni, forse troppi non solo per veder riconosciuto a Roma lo Status di Regione, con tutto quello che ne consegue, ma per limitare i danni dell’azione di governo per la città, che ad oggi sembra assolutamente impercettibile.

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