Ponte Morandi, tra 15 e 25 i possibili indagati per il crollo dell’Infrastruttura. La Gdf consegna le carte dell’inchiesta alla Procura di Genova. Primi avvisi di garanzia nelle prossime ore

Ponte Morandi, tra 15 e 25 i possibili indagati per il crollo dell’Infrastruttura. La Gdf consegna le carte dell’inchiesta alla Procura di Genova. Primi avvisi di garanzia nelle prossime ore

Per il cedimento strutturale di Ponte Morandi ci si avvia nella fase che porterà, nelle prossime ore, all’iscrizione sul registro degli indagati dei primi presunti responsabili di quanto accaduto. La Guardia di Finanza, infatti è risalita ad almeno una trentina di persone, che, a vario titolo, avrebbero avuto responsabilità dirette ed indirette sui lavori che nel passato recente, e non solo, si sono svolti per la manutenzione dell’infrastruttura. I nomi sono ora sulla scrivania del Procuratore di Genova, che, potrebbe, anche nelle prossime ore riempire i fascicoli giudiziari anche con qualche nome. Quello che è trapelato è che ci sarebbero almeno 13 nomi di coloro che si sono occupati del progetto di ristrutturazione del viadotto dal 2015, ma potrebbero diventare 25 se i magistrati decidessero di andare indietro nel tempo. Sono noti, naturalmente, anche i nomi che in questa fase preferiamo non rendere pubblici. Si tratta di dirigenti di Autostrade, Spea e Ministero.

Intanto i periti dei pm hanno consegnato una prima relazione sulle probabili cause del crollo attribuendole a un cedimento strutturale all’antenna del pilone 9, il punto in cui i tiranti si congiungono all’estremità del sostegno. E studiando i carteggi tra le varie diramazioni del ministero delle Infrastrutture, gli investigatori hanno individuato come almeno in un’occasione i dirigenti del Mit avessero palesato la certezza che sul restyling del Morandi i tempi si stessero dilatando oltremisura.

Ma ieri è stata anche la giornata della riunione congiunta del Consiglio regionale ligure e di quello genovese. In questa occasione, però, non tutto è andato liscio. Decine di residenti, o meglio, sfollati, hanno duramente contestato i rappresentanti istituzionali. Un folto gruppo di loro ha chiesto e ottenuto di poter assistere alla riunione congiunta dei Consigli dedicata al disastro. Gli sfollati, residenti in via Porro, erano stati bloccati davanti all’ingresso della sede della Giunta regionale e si sono sfogati al grido di “Rispetto, rispetto”. La principale richiesta riguarda garanzie per le abitazioni prima della demolizione. Distribuito anche un volantino con sopra scritto: “50 anni di servitù, due settimane di sofferenze”.

Al termine dell’intervento del commissario per l’emergenza Giovanni Toti hanno manifestato la loro rabbia gridando “Veniamo prima noi delle imprese, veniamo prima noi della viabilità, ci siamo prima noi, vogliamo la casa!”. “Abbiate la stessa considerazione che avete avuto per Ansaldo Energia”, ha gridato una donna.
Durante la riunione, il presidente della Regione e commissario per l’emergenza, Giovanni Toti, ha detto che “entro cinque giorni Società Autostrade ci presenterà il piano definitivo per la demolizione del ponte Morandi. Il piano verrà illustrato alle commissioni tecniche e prima fra tutti alla Procura della Repubblica a cui spetta la decisione di dissequestrare le aree e di arrivare alla verità sulle cause della tragedia”. Poi sulla demolizione e la ricostruzione, il Presidente di Regione Liguria ha parlato in una lunga intervista al Corriere della sera: “Anche se i due mesi che dicevo sono realistici, nella peggiore delle ipotesi mi aspetto che la demolizione completa” dei resti del Ponte Morandi a Genova “si concluda entro dicembre di quest’anno. Inizio 2019 per avere il progetto del nuovo ponte. Natale per inaugurarlo. Siamo nelle condizioni di poterlo fare”. “Che nessuno pensi di tenere fermo il cantiere Genova per fare battaglie ideologiche. Sarebbe inaccettabile. Mi riferisco – spiega Toti – a chiunque terrà aperta la ferita di Genova anche un’ora più del necessario. Quello che ci serve è la praticità. Al di là di ogni discussione sul futuro assetto del Paese, noi andiamo avanti spediti e lo facciamo con Autostrade che al momento è titolare della concessione. Al tavolo della demolizione e della ricostruzione abbiamo davanti loro, come vuole la legge. Se con nuovi provvedimenti parlamentari dovesse subentrare qualcun altro al posto di Autostrade vorrà dire che si farà carico di quello che troverà già in corso d’opera”. “Autostrade e Fincantieri si parlano da molti giorni e hanno già stabilito la volontà di collaborare. Oltretutto essendo genovese, la Fincantieri per la città sarà un vantaggio aggiunto in termini di occupazione. Venerdì ci vedremo in Regione e sapremo di più sul loro dialogo e sulle modalità di questa collaborazione. Fermo restando che pagherà tutto Autostrade, ci sarà un consorzio di aziende pubbliche e private che concorrerà alla ricostruzione del Morandi”, conclude il governatore.

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