Il governo ottiene la prima fiducia sul Milleproroghe con 329 voti, ma ne perde 21. Ostruzionismo in Aula del Pd. Fratoianni: “Milleproroghe pessima legge”

Il governo ottiene la prima fiducia sul Milleproroghe con 329 voti, ma ne perde 21. Ostruzionismo in Aula del Pd. Fratoianni: “Milleproroghe pessima legge”

Il governo M5S-Lega ottiene la prima fiducia su un provvedimento, con il voto alla Camera sul decreto Milleproroghe. I voti a favore sono stati 329, i contrari 220. Il provvedimento passa ora al Senato per il via libera definitivo. La discussione in Senato è prevista dal 19 settembre.

Nella prima fiducia posta alla Camera su un provvedimento, il governo Conte ha perso 21 voti, rispetto a quelli ottenuti il 6 giugno in occasione dell’insediamento. Allora l’esecutivo incassò 350 voti a favore, 236 contrari e 35 astenuti, mentre oggi i sì sono stati 329. Tra gli assenti nella maggioranza, 12 erano in missione, e quindi giustificati (10 di M5s e 2 della Lega): si tratta di ministri o sottosegretari. Si registrano tuttavia anche sette assenze ingiustificate, cinque di M5s (Cabras, Corneli e la no vax Cunial) e due della Lega (Bazzaro e Covolo). Tra i sì non provenienti dai gruppi di Lega e M5s, si registrano quelli degli ex pentastellati (Caiata, Cecconi, Tasso e Vitiello). Non ha invece partecipato al voto Silvia Benedetti, l’altra eletta nelle liste di M5s e cacciata dal Movimento. Rispetto al 6 giugno non ci sono stati astenuti perché i 35 deputati di Fdi oggi non hanno partecipato al voto. Il Partito democratico intanto continua a praticare l’ostruzionismo nell’Aula della Camera avendo iscritto a parlare sugli ordini del giorno al testo tutti i suoi deputati. E’ pertanto scontato che il via libera sul provvedimento non arrivi oggi, ed è in vista una seduta fiume che la maggioranza potrebbe chiedere ed ottenere per cercare di fiaccare l’ostruzionismo. Il regolamento di Montecitorio consente a ciascun deputato di intervenire per dieci minuti su ciascun ordine del giorno e per dieci minuti ancora in dichiarazione di voto.

Le misure più delicate e controverse del provvedimento

Decine di misure, proroghe tecniche per provvedimenti in scadenza ma anche alcune scelte di taglio politico che hanno creato tensioni nella maggioranza, spinto le forze di opposizione (il Pd in particolare) ad un forte ostruzionismo parlamentare ed hanno costretto il governo Conte a chiedere (e ottenere) la prima fiducia. Complice anche i tempi ristretti e la necessità di una terza lettura al Senato entro il 23 settembre, giorno in cui scadranno i termini per la conversione definitiva del decreto. Il primo “Milleproroghe” del governo gialloverde marcia blindato verso Palazzo Madama ma la tensione resta altissima. Non solo per la questione dei vaccini (modificata nel passaggio in Commissione a Montecitorio), ma anche per i tagli da quasi 2 miliardi di euro ai progetti di rilancio delle periferie che hanno spinto tutti i sindaci delle grandi città italiane (compresi quelli di Roma e Torino) a salire insieme a Palazzo Chigi pronti a rompere le relazioni istituzionali col governo. L’impegno di Conte per un nuovo decreto ad hoc ha per ora “congelato” le minacce dei sindaci ma il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, ha comunque dato un ultimatum di dieci giorni al governo.

Fratoianni, leader di Sinistra Italiana: “Milleproroghe pessimo provvedimento”

“Mi permetto di dare un sommesso consiglio al Pd, pensare di costruire l’opposizione sul tema dei voti di fiducia avendo fatto strame della centralità del Parlamento nella scorsa legislatura (66 voti di fiducia durante governo Renzi, 32 con il governo Gentiloni e ben 7 voti di fiducia sulla legge elettorale) non è la via migliore. Bisogna stare al merito, e io penso che Decreto Milleproroghe sia un pessimo provvedimento”, ha affermato il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni ai microfoni de La7 durante la trasmissione L’Aria che Tira. “Un decreto che contiene norme gravi, penso ad esempio ai diplomati magistrali, alle maestre che non avranno quella finestra approvata dal Senato e che si ritroveranno espulsi dalle scuole dopo anni e anni di lavoro – continua Fratoianni – C’è il problema enorme del taglio dei fondi già previsti per le periferie italiane, che non a caso sta facendo giustamente incazzare trasversalmente i sindaci di tutti i partiti, per non parlare dei tagli ai fondi al Mezzogiorno”. Infine,”il problema dei vaccini, su cui si costruisce un enorme pasticcio, un elemento di confusione che è ben più grave di un qualsiasi intervento normativo da una parte o dall’altra. Tuttavia non penso – conclude Fratoianni – che si arriverà alla rottura tra Lega e M5S. Ai grillini che evidentemente soffrono questa fase non conviene rompere, e sarebbe nello stesso tempo difficile per Lega che sta massimizzando il consenso motivare in modo comprensibile una rottura proprio nel momento di sua massima espansione”.

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