Turchia nella bufera. Erdogan, nostra economia forte. Ma la crisi della Lira non si arresta. Le imprese italiane coinvolte, mentre lo spread sale a quota 279

Turchia nella bufera. Erdogan, nostra economia forte. Ma la crisi della Lira non si arresta. Le imprese italiane coinvolte, mentre lo spread sale a quota 279

Le rassicurazioni della banca centrale turca non hanno fatto breccia sui mercati. Un’altra giornata difficile per la Turchia con la lira che continua a sprofondare. Oggi la valuta turca ha perso un altro 10% nei confronti del dollaro e dell’euro. La crisi non ha risparmiato il mercato azionario che ha chiuso in calo del 2% dopo aver toccato un -4%. La debolezza della lira alimenta la fuga dagli asset turchi. I titoli di Stato mostrano rendimenti ben sopra il 20% con il triennale che sfiora il 26%. Il rischio Turchia è ben evidente sui derivati. Il credit default swap a 5 anni è schizzato a 538 punti, significa che per assicurarsi contro il rischio default il costo della polizza è pari a quasi il 5,50% dell’investimento. Solo lunedì della scorsa settimana il cds era a 344 punti. In queste ore, intanto, la bufera turca fa da foglia di fico anche per i rendimenti dei titoli di stato azionari e italiani, le cui forti oscillazioni in negativo dipendono poco dalla situazione internazionale.

E così a riaccendersi in Italia sui mercati finanziari è però la febbre dello spread, che chiude a quota 278,8 punti base, col rendimento del Btp che si porta fino al 3,1% sul mercato secondario. Nel corso della giornata il differenziale si è avvicinato pericolosamente ai picchi toccati il 29 maggio (quando arrivò a 287 punti base) all’apice della crisi politica.A soffrire, in questo contesto, sono ancora una volta le banche che vedono i loro titoli in calo. La performance peggiore è quella Banco Bpm, con un -3,01% a 2,24 euro. Seguono a ruota Ubi Banca (-2,89% a 3,39 euro) e Unicredit (-2,58% a 13,34 euro), su cui pesano anche i timori per la forte esposizione in Turchia. Male anche Leonardo (-2,66%). Secondo indiscrezioni di stampa, il gruppo italiano sarebbe in svantaggio nella gara per il contratto T-X per l’acquisto di 350 aerei addestratori da parte dell’aviazione americana.

Tante le aziende italiane coinvolte nella bufera turca, da Unicredit a Intesa San Paolo, da Cementir a Pirelli

La bufera estiva turca strapazza in Borsa le imprese italiane più esposte sul mercato mediorientale. Tra chi soffre di più c’è Unicredit, il principale azionista di Yapi Kredi, quarta banca privata turca, che chiude in calo del 2,58% a 13,42 euro. Un report di JpMorgan ha ridotto la stima dell’Eps circa del 2% nel 2019-20. Per un’analisi Mediobanca, alla situazione attuale, l’impatto negativo sul Cet1 ratio di Unicredit è limitato a 3-4 punti base. Nello scenario peggiore, cioè l’azzeramento del valore della partecipazione in Yapi l’impatto sarebbe di 30-50 pb di erosione del capitale, ritenuto “gestibile” e “molto spiacevole”. JpMorgan poi ricorda poi che tra le maggiori banche turche per asset oltre ad Unicredit al sesto posto, c’è Intesa Sanpaolo (-1,65% a 2,26 euro) al ventiquattresimo. Soffre Astaldi (-6,17% a 1,68 euro) che ha concessioni in Turchia, come l’autostrada e il ponte del Bosforo, che devono essere vendute secondo il piano aziendale. Cessioni strategiche per far arrivare in porto l’aumento di capitale da 300 milioni: il gruppo giapponese Ihi può sfilarsi dalla ricapitalizzazione se non si vede entro l’anno, e l’arrivo di una offerta è una delle condizioni cui è subordinata la chiusura del consorzio di garanzia. Ma in Turchia ha investito anche Cementir (-0,93% a 6,42 euro), per il quale il paese rappresenta circa l’8% dell’Ebitda. Recordati invece (invariata a 31,72 euro) ha un impianto di produzione nel paese e il mercato turco rappresenta circa il 7% delle vendite. Pirelli, che a Izmit ha un impianto produttivo, non soffre troppo e chiude poco mossa (-0,05% a 7,6 euro). Fca, che ha lo stabilimento di Bursa-Tofas, è debole e si ferma a 14,06 euro (-0,96%). Leonardo, a cui la Turchia ha ordinato 30 F-35, chiude in ribasso del 2,66% a 9,9 euro. Salini Impregilo, impegnata nel paese in una serie di progetti infrastrutturali, inverte tendenza sul finale e chiude in rialzo dello 0,26% a 2,28 euro.

Erdogan accusa la Nato: “cercate di pugnalare alla schiena un vostro partner strategico”

“Siamo nella Nato insieme ma cercate di pugnalare alla schiena un vostro partner strategico”: così il presidente Recep Tayyp Erdogan in conferenza stampa ad Ankara rivolgendosi agli Usa. Il responsabile turco si riferiva alle sanzioni imposte da Washington dopo il rifiuto turco all’estradizione del pastore americano Andrew Brunson. “Da una parte vi comportate come partner strategici, dall’altra sparate pallottole sul piede dei vostri partner”, ha detto Erdogan parlando all’incontro degli ambasciatori turchi nella capitale.

La cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha esortato la Turchia a garantire l’indipendenza della propria banca centrale, mentre altri esponenti del suo governo si sono detti preoccupati dalla crisi valutaria che ha colpito il Paese. “Nessuno ha interesse ad una destabilizzazione economica della Turchia”. A dichiararlo è stata la cancelliera tedesca Angela Merkel commentando preoccupata la situazione ad Ankara. “La Germania vuole decisamente una Turchia economicamente prospera. E’ anche nei nostri interessi”, ha affermato.

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