Strage di braccianti a Ripalta Lesina, prime ricostruzioni sull’incidente che ha stroncato la vita a 12 migranti. Domani la grande mobilitazione a Foggia di Cgil, Cisl e Uil

Strage di braccianti a Ripalta Lesina, prime ricostruzioni sull’incidente che ha stroncato la vita a 12 migranti. Domani la grande mobilitazione a Foggia di Cgil, Cisl e Uil

Viaggiavano stipati in un furgoncino. Erano tutti stranieri e tornavano da una lunga giornata di lavoro passata nei campi, sotto al sole. La nuova strage di braccianti sotto pagati e sfruttati dai caporali si è consumata a Ripalta di Lesina, nel foggiano, dove in un frontale con un tir hanno perso la vita 12 lavoratori migranti. Tre i feriti, nessuno di loro in pericolo di vita. A bordo del furgone – che si è scontrato con un camion carico di farinacei – c’erano molti braccianti agricoli extracomunitari. Sette dei 12 stranieri deceduti sono stati identificati: erano immigrati regolari nel territorio nazionale.

Un’analogia incredibile con l’incidente avvenuto sabato scorso che ha fatto 4 morti, sempre nel foggiano, ad Ascoli Satriano. Una mattanza senza fine, per Susanna Camusso, segretario generale Cgil e Ivana Galli, segretaria generale Flai Cgil che hanno parlato non di una fatalità ma del “frutto delle condizioni in cui lavorano e si recano nei luoghi di lavoro i tantissimi braccianti, molti stranieri, impegnati nelle campagne di raccolta” hanno detto in una nota congiunta, annunciando una manifestazione mercoledì a Foggia “per dire basta e denunciare con forza quanto sta accadendo”. Sulla stessa lunghezza d’onda, la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan che ha invocato l’inervento di Stato e istituzioni.

Poi la mobilitazione dei Sindacati, che vedrà in piazza migliaia di persone e decine di sigle mobilitate contro la piaga del caporalato. Foggia, infatti, si prepara ad accogliere la grande manifestazione per dire “basta a ogni forma di sfruttamento”. La Flai Cgil di Foggia, insieme a Fai Cisl e Uila Uil e alle associazioni di Capitanata che operano a vario titolo sul tema dei diritti in agricoltura, hanno organizzato una manifestazione provinciale mercoledì 8 agosto con concentramento dalle ore 18 presso il piazzale della Stazione. Il corteo si muoverà alle ore 18.30 e proseguirà sino a piazza Cesare Battisti (Teatro Giordano), dove si terranno gli interventi conclusivi. Mobilitata la Flai Cgil, che ha raccolto adesioni da tutta Italia “Due tragici incidenti in meno di 48 ore, in cui hanno perso la vita 16 braccianti migranti e numerosi feriti anche gravi. Quanto accaduto è la conseguenza estrema e drammatica di una condizione che accomuna tutti i lavoratori in agricoltura della Capitanata: sfruttamento, illegalità, sottosalario, assenza di sicurezza, condizioni di lavoro e di trasporto estreme, con diverse modalità, gravi o meno gravi, a secondo della debolezza dei lavoratori – italiani o stranieri –sono una realtà sempre più presente nei nostri territori, nel l’indifferenza e acquiescenza generale”. Lo afferma in una nota la Flai Cgil nazionale. “Per questo – si legge – è il momento di dire basta a ogni forma di sfruttamento, di sottosalario. È il momento di abbandonare la pratica del caporalato che oramai rendono i lavoratori succubi di una “normalità” non più accettabile”.

Già molto lungo l’elenco delle adesioni, che è in continuo aggiornamento. Sinora hanno assicurato il loro appoggio Fai Cisl e Uila Uil territoriali, Flai, Fai e Uila nazionali, Terra!, Intersos, Libera, Arci, Acli, Anolf, Amici dei migranti, Associazione Baoubab, Associazione Arcobaleno,Cooperativa Alterego, Cooperativa Pietra di scarto, Caritas, Consulta immigrazione Comune di Cerignola, Associazione Solidaunia, Casa Sankara, Cgil Cisl e Uil Puglia e Foggia, Flai Fai e Uila Puglia, Arci Bassa Valle Cecina, Arci Puglia, Legambiente Circolo Gaia Foggia, Arci Ragazzi, Legambiente Nazionale, Fondazione Migrantes Puglia, Associazione San Giuseppe Cerignola.

Anche la Filcams Cgil nazionale, in una nota, ha comunicato la sua adesione alla manifestazione: “Pessime condizioni di lavoro e di trasporto, sfruttamento e caporalato, sono elementi a cui non possiamo non pensare anche in questi momenti. Non ci stancheremo di lottare al fianco della Flai e della Cgil, per continuare a chiedere il rispetto delle regole e più controlli per garantire legalità e sicurezza. Per questo mercoledì saremo a Foggia”.

Tante le adesioni che arrivano in queste ore da tutta Italia.

Così la Fillea Cgil nazionale e della Puglia: “La strage senza precedenti che si è consumata in questi giorni nel foggiano è la conseguenza dello sfruttamento del lavoro, che dalle campagne fini ai cantieri continua a mietere vittime senza che vi sia uno scatto di responsabilità collettiva contro le vere cause di questa strage: illegalità, irregolarità, sottosalario, diritti negati, scarsi controlli e scarsa presenza delle istituzioni al nostro fianco a combattere contro questi fenomeni. Queste condizioni sono purtroppo comuni soprattuto nei campi e nei cantieri, dove gli sfruttatori possono colpire facilmente reclutando persone che per portare a casa un pezzo di pane sono costrette a consegnare la propria vita a chi guadagna e fa affari sulla loro pelle senza pietà e nel totale disprezzo della legge”.

Edilizia e agricoltura sono da sempre terreni di questo fenomeno, “non a caso abbiamo promosso insieme alla categoria della Flai l’iniziativa che ha portato all’approvazione della legge contro il caporalato”, ma nessuna legge può essere utile “se non si rende applicabile attraverso controlli e sanzioni – prosegue la nota Fillea – per questo occorre tenere alta l’attenzione e rilanciare le nostre proposte ed iniziative a favore della legalità e regolarità, condizioni imprescindibili per la sicurezza. A partire dalla manifestazione promossa dalla Flai e dalla Cgil Puglia di mercoledì 8 agosto a Foggia, alla quale aderiamo, invitando a partecipare tutti i nostri dirigenti e iscritti e l’intera cittadinanza”, concludono gli edili Cgil.

Alla manifestazione, è arrivata nel pomeriggio di martedì, l’importante adesione di Legambiente: ”Non c’è pomodoro buono e pulito in agricoltura se non è stato prodotto in maniera etica, giusta, onesta, se non è stato coltivato senza schiavi e caporali. Anche Legambiente sarà mercoledì a Foggia per ribadire che è ora di fermare questa mattanza che ha dei precisi mandanti. Chi continua a schiavizzare i braccianti, per lo più stranieri, impiegati nelle campagne di raccolta deve essere punito e per farlo è necessario che le tutte istituzioni coinvolte si assumano finalmente la responsabilità di applicare la legge per il contrasto al caporalato”. Così Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, che ha annunciato la sua partecipazione e quella dell’associazione dell’associazione alla marcia di mercoledì 8 indetta da Flai Cgil, Arci, Libera, Terra!, Consulta sull’immigrazione di Foggia e Cerignola, Casa Sankara, Intersos, Amici dei Migranti e altre associazioni, per portare innanzitutto solidarietà alle famiglie dei sedici braccianti morti negli incidenti di ieri e di sabato scorso e a quelli rimasti feriti.

“Parliamo di ragazzi poco più che ventenni che viaggiavano su furgoni adibiti al “trasporto di cose”, dopo una terribile giornata di lavoro nei campi per pochi euro l’ora. Ceesay Aladje, Balde Amadou e i loro compagni, alcuni ancora non identificati, non erano “cose”. Erano persone che avrebbero avuto diritto ad altri mezzi di trasporto, altri salari, altri servizi, altri alloggi e condizioni di vita – aggiunge il presidente di Legambiente –. Della vita di questi migranti schiavizzati dai caporali non interessa a nessuno perché non infastidiscono i bagnanti sulla spiaggia e non chiedono l’elemosina all’entrata del supermercato, ma lavorano invisibili in un paese ipocrita che dice di poterne fare a meno, a sud e a nord, nei campi di pomodoro della Capitanata, in quelli di angurie del Salento, nei meleti dell’Alto Adige o nei vigneti in Franciacorta. Invisibili fino a quando non vanno a sbattere contro un Tir che trasporta quello che loro hanno raccolto. La statale Adriatica e la strada provinciale 105 – conclude Ciafani – sono ancora rosse di sangue e di pomodori, rosse come la salsa che troviamo per pochi centesimi sullo scaffale di molti supermercati, che costa così poco perché non è fatta solo di pomodori, ma anche del sangue e del sudore di Ceesay Aladje, Balde Amadou e dei loro compagni, alcuni ancora non identificati”.

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