Nei miei ricordi di giornalista il racconto della strage di Sant’Anna di Stazzema, 560 civili, 130 bambini uccisi, bruciati da nazifascisti tedeschi e italiani. Mattarella: “Irrinunciabile il patrimonio di libertà chiamati a difendere”. Il sindaco: la legge Mancino non si tocca

Nei miei ricordi di giornalista il racconto della strage di Sant’Anna di Stazzema, 560 civili, 130 bambini uccisi, bruciati da nazifascisti tedeschi e italiani. Mattarella: “Irrinunciabile il patrimonio di libertà chiamati a difendere”. Il sindaco: la legge Mancino non si tocca

Sant’Anna di Stazzema, un comune dell’Alta Versilia, provincia di Lucca, poco più di tremila abitanti, 17 frazioni di alta montagna. Medaglia d’oro al valor militare conferitagli nel  febbraio del 1970, 26 anni dopo una strage orribile, 560 civili, di cui 130 bambini, uccisi e poi bruciati, compiuta da soldati nazisti della 16. SS-Panzergrenadier-Division “Reichsführer SS”, comandata dal generale (GruppenführerMax Simon, e da membri della 36ª brigata “Mussolini” travestiti con divise tedesche, iniziato all’alba del 12 agosto 1944 a Mulina e concluso nel tardo pomeriggio a Capezzano Pianore. Fin dal mese di aprile erano avvenuti scontri tra “I Cacciatori delle Apuane” con i tedeschi e le Brigate fasciste della “Decima Mas“, proseguiti poi sempre più frequentemente fino all’11 agosto. “Un atto terroristico premeditato”, così la Cassazione nel 2007 qualificò la strage compiuta il 12 agosto di settantaquattro anni fa.

Sant’Anna, un comune ignoto, così come ignota era la strage avvenuta. Solo gli abitanti della Versilia, i più anziani, ricordavano la strage. Molti avevano perduto parenti, amici, ti raccontavano la giornata della strage e mostravano meraviglia e rincrescimento perché la strage di Stazzema non compariva nella storia della seconda guerra mondiale. Perché questo comune di montagna nell’estate frequentato anche dai villeggiati in quel di Versilia, di fatto era dimenticato, perché quei morti, bruciati, non avevano neppure l’onore del ricordo, un segno da parte della Repubblica del loro martirio. Ricordo che fu mia suocera, Dimma Bargellini, viareggina puro sangue a parlarmi di Stazzema, a raccontarmi quanto era accaduto. Vai a Stazzema, guarda che la strada è una di quelle di montagna, difficile, stai attento. Vai. Anzi. mi disse, fatti accompagnare da Carlo, mio cognato perché la strada da solo rischi troppo, e poi racconta. A quel tempo, collaboravo all’Unità e a Paese sera. Andai e rimasi impressionato, attonito, atterrito per la bestialità dei soldati tedeschi e  dei fascisti italiani.

Scene orribili della tragedia che mi vennero raccontate da un prete della parrocchia

Un delitto orribile, scene che mi vennero raccontate da un prete della parrocchia non ricordo se abbia vissuto in prima persona all’orribile delitto contro l’umanità che era stato commesso. Mi parlò dei bambini uccisi anche a colpi di baionetta, poi bruciati. Scrissi un articolo e il nome di sant’Anna di Stazzema entrò nell’albo dei martiri della seconda guerra mondiale. Passano gli anni e arriva la medaglia d’oro al valor militare. Questa la motivazione: «Vittima d’orrori dell’occupazione nazista, insigne per tributo di sofferenza, fra i Comuni della Regione, riassume, nella strage di 560 fra i suoi cittadini e “rifugiati” di S. Anna, il partigiano valor militare e il sacrificio di sangue della gente di Versilia, che, in venti mesi d’asperrima resistenza all’oppressore, trasse alla guerra di liberazione il fiore dei suoi figli, donando alle patrie libertà la generosa dedizione di 2500 partigiani e patrioti, il sacrificio di 200 feriti e invalidi, la vita di 118 caduti in armi, l’olocausto di 850 trucidati. Tanta virtù di popolo assurge a luminosa dignità di simbolo, nobile sintesi di valore e martirio di tutta la Versilia, a perenne ricordo e monito». E tante medaglie d’oro al valore civile sono state attribuite alle vittime, da Don Fiore Menguzzo, sacerdote cattolico, di lui parla anche una lapide celebrativa, passato per le armi dopo averlo costretto ad assistere allo sterminio della sua famiglia, a Don Innocenzo Lazzeri, a Genny Bibolotti Marsili, Milena Bermabò, Cesira Pardini, la famiglia Tucci, tutti massacrati salvo Antonio che quel giorno non era a casa. Mi risuonano ancora nelle orecchie i racconti fatti da alcuni superstiti incontrati sulla piazza del paese. Mi parlarono di bambini infilzati con le baionette. Non voglio ricordare oltre. La bestialità di tanti episodi accaduti in quel giorno, in quel maledetto 12 agosto, va oltre ogni immaginazione. Dice uno dei superstiti: “Per me il 25 aprile, la Liberazione iniziò il giorno dell’eccidio”. Una frase piena di significati, oggi. Un ricordo che è un monito per tutti noi.

Il Capo dello Stato: ”Sant’Anna di Stazzema nel cuore degli italiani”

Non a caso il Presidente della Repubblica ricordando la strage ha affermato che Sant’Anna di Stazzema “è nel cuore degli italiani”. “Lo spaventoso eccidio nazista compiuto il 12 agosto di settantaquattro anni fa – ha affermato Mattarella – costituisce uno dei vertici di più sconvolgente disumanità che la guerra seppe toccare, destando orrore tra gli orrori. Al tempo stesso la fermezza e la dignità mostrate dalla popolazione di Sant’Anna nel ricostruire la comunità dopo l’immane tragedia e nel trasmettere ai giovani il ricordo e i valori fondamentali della vita hanno consentito di accumulare tesori preziosi per il Paese intero, il suo tessuto democratico, la sua cultura di pace”.

Il sindaco di Stazzema. Attendiamo scuse e dimissioni del ministro Fontana

Un monito, quello del Capo dello Stato, che viene insieme ad un richiamo del sindaco di Sant’Anna di Stazzema, Maurizio Verona che è intervenuto polemicamente contro il ministro Fontana che ha proposto di abrogare la legge Mancino. “Venga qui a dire che bisogna togliere le leggi che puniscono i reati dei sostenitori  di razzismi ed violenze. Che venga a raccontarlo ad Enrico, Enio, Adele, Cesira, Mauro, Milena, Siria e a tutti gli altri superstiti della strage che hanno visto cadere accanto a loro padri, madri, fratellini e sorelle, che negli anni successivi non hanno più ritrovato amici di scuola e compagni di gioco perché nazisti e fascisti avevano distrutto tutto”. Verona ricorda che il consiglio comunale di Stazzema ha votato un ordine del giorno con cui si chiede conto delle affermazioni del ministro. “Attendiamo le sue scuse, attendiamo le sue dimissioni”.

Mattarella  nel testo reso noto dall’Ansa aveva affermato: “In questo giorno di ricorrenza, desidero esprimere il rinnovato dolore per le tante vite innocenti così crudelmente martoriate, e insieme i sentimenti di vicinanza ai familiari delle vittime, ai discendenti, a tutti coloro che oggi partecipano alle celebrazioni di Sant’Anna di Stazzema”. Il commosso saluto della Repubblica – prosegue – si unisce a quello di tutti gli italiani e di tutti gli europei che considerano irrinunciabile quel patrimonio di libertà, di diritti, di solidarietà che, dopo la Liberazione, i nostri popoli sono riusciti a costruire e che siamo sempre chiamati a difendere da ogni minaccia. Una spietata ferocia si accanì allora su bambini, donne, anziani inermi, spezzando sentimenti e speranze, oltraggiando i loro corpi, occultando ogni segno di umanità negli stessi aguzzini.

L’eccidio ricordato anche dalla presidente del Senato

A tanto può giungere la violenza, l’odio, la smania di dominio: questa memoria consegna alle nostre coscienze un monito che mai può essere cancellato”. Il capo dello Stato invita a far tesoro delle pagine buie della storia con un monito a non dimenticare, a rimanere vigili: “Sta ora al nostro impegno e alle nostre responsabilità, personali e collettive, rafforzare nei tempi nuovi la cultura della vita, la pace tra uomini e popoli liberi, la solidarietà necessaria per dar vita a uno sviluppo davvero condiviso e sostenibile”. Anche il presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati ha voluto ricordare l’eccidio “una delle pagine più feroci del nazifascismo in Italia. Beni preziosi come la libertà e la democrazia portano i segni di tante sofferenze e sono un patrimonio da difendere con l’impegno quotidiano di ognuno di noi”.

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