Il presidente del Consiglio Conte in conferenza stampa parla senza dire nulla di nuovo e di efficace. Rischia di mostrarsi come un don Abbondio manzoniano

Il presidente del Consiglio Conte in conferenza stampa parla senza dire nulla di nuovo e di efficace. Rischia di mostrarsi come un don Abbondio manzoniano

Si può parlare senza dire nulla di veramente significativo? Ebbene sì. Lo dimostra la conferenza stampa del presidente del Consiglio Conte di mercoledì 8 agosto, prima del vertice coi ministri economici e dell’ultimo Consiglio dei ministri prima delle ferie estive, che per il Parlamento dureranno fino all’11 settembre, per il governo forse finiranno prima. Nel giorno del suo 54esimo compleanno, il presidente Giuseppe Conte cerca di fare il punto con i giornalisti sull’attività del governo e sulle sue priorità. Ma come si vedrà, si tratta di una conferenza stampa quasi del tutto inutile. Parlare senza dire, appunto, una delle qualità manifestate da molti leader dei 5Stelle (i parlamentari peones non parlano mai, si limitano ad usare i social). Sull’economia, Conte annuncia: il governo sta lavorando “per mettere a punto una manovra seria, rigorosa e anche coraggiosa, una manovra accompagnata da riforme strutturali, in cui riponiamo molta fiducia” e con la quale l’Italia andrà in Europa “a testa alta”. Non esiste, spiega, “un piano Savona sugli investimenti, ma esiste un piano del governo come è giusto che sia e Paolo Savona partecipa a pieno titolo al nostro tavolo economico, è un contributo che si inserisce in un quadro totalmente condiviso. Non ci sarà un piano A o un piano B o un piano C. C’è una manovra unica economica decisa ed elaborata dal governo che adesso lavora ai dettagli”. Le risorse per la legge? Saranno “ricavate da un’attenta opera di ricognizione degli investimenti programmati e delle spese. Non andremo a toccare settori strategici come la sanità, la scuola e la ricerca che assicurano al Paese prospettive di sviluppo”, assicura. Cosa sarà la legge di Bilancio 2019, insomma, al di là delle parole molto generiche, nessuno lo sa, soprattutto a proposito della capacità “alchemica” di conciliare flat tax e reddito di cittadinanza, come più volte annunciato dallo stesso ministro dell’Economia Giovanni Tria. E sui tagli da non fare, per scuola, sanità e ricerca, meglio attendere la redazione della legge di Bilancio, anche perché i dati reali parlano di una manovra di almeno 25 miliardi di euro. Su questi aspetti, che Conte definisce dettagli, nessun intervento incisivo.

Sui temi più spinosi, Conte usa sempre gli stessi verbi e sempre coniugati al futuro: “valuteremo”, “cercheremo”, “faremo”

Tap, Tav, Rai, Ilva, Alitalia, migranti, vaccini e riforme sono gli altri temi sul tappeto, sui quali il premier non si sottrae alle domande e finge di incalzare i giornalisti: innovazioni al codice degli appalti e accelerazione dei processi civili fanno parte del menù. Quanto al gasdotto Tap, il governo sarà “vigile e valuterà tutte le istanze, alla fine ci sarà una sintesi politica che spetta al consiglio dei ministri”. La Tav? Conte sottolinea che “è un argomento all’ordine del giorno. E’ all’attenzione del governo: stiamo valutando tutti gli aspetti in termini di costi e benefici”. Su Alitalia, il proponimento è poter conservare una sorta di compagnia di bandiera. “Dobbiamo misurarci con la fattibilità di questa idea”, prosegue Conte sottolineando l’ottimo clima che si registra nel governo del cambiamento fra M5s e Lega. Sull’impasse della nomina del presidente del Cda Rai, a chi gli chiede come se ne possa uscire, Conte risponde: “non ho una formula da suggerire”, ma “cercheremo di non fare forzature, auspichiamo che le forze politiche si parlino fra di loro nel rispetto delle prerogative e per non operare forzature”. La Rai, sulla quale non si è registrata, spiega, alcuna irritazione con Matteo Salvini, è “un’industria culturale fondamentale” per il Paese. Come si vede, i verbi sono tutti uguali e tutti coniugati al futuro: “valuteremo”, “cercheremo”, “faremo”, esattamente come si usava ai tempi dei dorotei democristiani della Prima Repubblica, altro che governo del cambiamento. La posizione del governo sull’obbligatorietà dei vaccini è “molto chiara. Non riteniamo al momento” di varare “nessuna specifica circolare. Il governo vuole garantire la protezione della salute soprattutto dei nostri piccoli e garantire il diritto all’istruzione. Manteniamo questa linea, valuteremo ulteriori interventi se ci fossero ulteriori incertezze”, spiega ancora Conte sul tema caldo delle vaccinazioni mentre sul fronte del caporalato invita ad applicare completamente la legge vigente.

L’unica certezza di Conte, la peggiore, è l’ottimo rapporto con Donald Trump

Nella conferenza stampa a tutto tondo, Conte non tralascia di rispondere alle domande sui suoi rapporti con Trump, alla luce della recente visita a Washington: “le intese che sono scaturite dal vertice con Trump non sono a danno della Ue o di uno specifico paese europeo, a meno che non ci siano pretese egemoniche di qualche paese europeo”, sottolinea e aggiunge: “Le rotte della migrazione che attraversano la Libia si concentrano sull’Italia ed è chiaro che noi abbiamo un interesse primario” sulla situazione della Libia rispetto ai rapporti con gli altri Paesi Ue. “Noi non abbiamo mire espansionistiche ma l’assoluta necessità di garantire gli interessi nazionali”, di “poter garantire una situazione di equilibrio” e “forti dell’endorsemnet avuto dagli Stati Uniti possiamo garantirlo nell’interesse di tutti”. Obiettivo è stabilizzare la Libia arrivandoci in “modo progressivo e graduale”. Quando ha incontrato di nuovo i giornalisti parla di Ilva sulla quale si è dovuto fare “un procedimento in autotutela” a fronte di “irregolarità accertate”, di pareggio di Bilancio, che è nella Costituzione e vi resta, racconta di non aver ancora incontrato Virginia Raggi sindaca di Roma che è la “capitale di tutti”. Poi con i giornalisti scherza ‘se non fate opposizione nemmeno voi va tutto in malora…’. Insomma, tranne quel passaggio significativo sulla posizione italiana in politica estera, che cambia i paradigmi europeisti a favore degli Usa di Trump, un errore enorme sul piano geopolitico, Conte non ha fatto altro che ribadire cose risapute.

L’irritazione della Cgil sull’assenza totale nell’agenda politica di Conte delle pensioni. Ghiselli attacca: “nessuna risposta sulle pensioni dei giovani, e su tutte le questioni aperte”

“Il tema della previdenza e quello di una riforma complessiva che superi la legge Fornero sembrano essere stati depennati dall’agenda del governo”, osserva il segretario confederale della Cgil nazionale, Roberto Ghiselli commentando la conferenza stampa del presidente del consiglio Giuseppe Conte durante la quale non si è fatto alcun accenno alla questione. “Altre fonti – prosegue il dirigente del sindacato di Corso d’Italia -, ipotizzano l’intenzione di varare esclusivamente la cosiddetta ‘quota 100’, misura che se realizzata con i vincoli e le penalizzazioni previste ad oggi riguarderebbe pochissimi lavoratori e altro non sarebbe che un ulteriore parziale ritocco alla legge Fornero che rimarrebbe intatta nel suo impianto”. Inoltre, “ad oggi – osserva il dirigente sindacale – nessuna risposta sulle pensioni dei giovani e di coloro che hanno avuto e avranno carriere deboli e discontinue, alle donne con la proroga di opzione donna e per il riconoscimento del lavoro di cura, al tema dei 41 anni e ai lavori gravosi, agli esodati che attendono un immediato intervento che sani definitivamente il problema. Senza considerare che di fatto viene così confermato l’insopportabile meccanismo dell’aspettativa di vita”. Per Ghiselli resta quindi l’urgenza che dalle parole di questi mesi si passi ai fatti e che, come già richiesto al ministro Di Maio, si apra con il sindacato un confronto che dia risposte ai contenuti della Piattaforma unitaria.

Insomma, un consiglio non richiesto al presidente Conte: continui a utilizzare i social, ed eviti le conferenze stampa, perché parlare senza dire, oppure rilanciare concetti generici e risaputi, già mille volte dettati dai suoi ministri, non fanno altro che fornire di lui un’immagine che forse non merita, quella del don Abbondio manzoniano, il “vaso di coccio tra vasi di ferro”. Ed ogni riferimento ai suoi viceministri non è affatto casuale.

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