Il Decreto Di Maio è legge: passa al Senato con 155 voti a favore e 125 contrari. Opposizioni schiaffeggiate dai 5S. Cgil indignata. Il 5S Barillari e la scienza fai-da-te

Il Decreto Di Maio è legge: passa al Senato con 155 voti a favore e 125 contrari. Opposizioni schiaffeggiate dai 5S. Cgil indignata. Il 5S Barillari e la scienza fai-da-te

L’aula del Senato ha approvato, martedì 7 agosto, in via definitiva la conversione in legge del decreto dignità, naturalmente senza modifiche rispetto al testo licenziato da Montecitorio. Il provvedimento, in seconda lettura a Palazzo Madama, ha ottenuto 155 voti favorevoli, 125 voti contrari e 1 astenuto. Chi ha seguito il dibattito a Senato, sarà di certo rimasto sconcertato dal suo andamento. Intanto, il provvedimento è approdato in Aula senza nemmeno il mandato ai relatori da parte della Commissioni competenti Finanze e Lavoro, in modo da accelerarne l’approvazione. In secondo luogo, per evitare una terza lettura alla Camera non doveva passare alcun emendamento, e così è stato. Infine, ha avuto ragione chi nel dibattito ha visto, da parte della maggioranza, uno schiaffo alle istituzioni parlamentari, alla Camera prima, e al Senato dopo. In sostanza, sono intervenuti solo i parlamentari delle opposizioni, soprattutto nel tentativo di portare delle modifiche sostanziali al provvedimento. E non solo gli emendamenti sono stati bocciati, ma senza neppure un istante di spiegazione, neppure per dire no. Una vera e propria farsa, che ha dato la possibilità al ministro Di Maio di propagandare un dibattito che non c’è mai stato. Non solo. Lo stesso Di Maio si è allargato nel commento, e di parecchio. Secondo lui, il “decreto dignità” è il “primo decreto non scritto da potentati economici e lobby. Finalmente i cittadini segnano un punto: cittadini 1, sistema 0”. Ora, che i pentastellati siano nemici dell’establishment lo sanno pure le pietre, avendo essi vinto le elezioni proprio per questo. Il punto di sostanza è che oggi Di Maio è il vicepresidente del Consiglio dei ministri, e dovrebbe pur rivelare chi sono queste lobby sconfitte, delle quali aveva parlato anche lunedì dopo l’incontro al Mise sulla spinosa vicenda dell’Ilva. Ci chiediamo, ad esempio, quali lobby sono state battute nell’agricoltura e nel turismo col ripristino e l’estensione dei voucher. Così come ci chiediamo quali lobby sono state battute quando la maggioranza ha deciso di tenere fuori dall’insegnamento ben 7mila diplomati magistrali. E potremmo proseguire. Il punto è che i principali esponenti di questo governo continuano a governare come se ancora si fosse in campagna elettorale, usando formulette da propaganda e senza dire la verità. Infine, vorremmo rivolgere noi un interrogativo a Di Maio e soci: come interpretano la Casaleggio&associati, dal momento che condiziona tutte le scelte del Movimento? Non è quella una lobby, che si muove torbidamente nelle stanze del governo e delle Camere, incidendo profondamente nei provvedimenti legislativi? Abbiamo un sospetto: Di Maio conduce una battaglia contro le lobby del passato per legittimare la vera lobby del futuro, e quando la piattaforma Rousseau giocherà il ruolo dominante nelle istituzioni anche i “cittadini” ne avranno consapevolezza.

Scacchetti, segretaria confederale Cgil: “Si continua a inseguire la logica del lavoro mordi e fuggi, poco retribuito e dequalificato”

Durissima, e non a caso, ad esempio la reazione della Cgil, per la quale il decreto ha “un titolo impegnativo ma francamente inopportuno”. Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil, commenta il Decreto Di Maio. “Si era partiti con un obiettivo affatto scontato, mettere al centro dell’intervento la dignità del lavoro contrastando la precarietà, ma si è risolto in un intervento che contraddice nei fatti quel titolo ambizioso e importante, a partire dalla reintroduzione dei voucher. Si continua a inseguire – prosegue la dirigente della Cgil -, la logica del lavoro mordi e fuggi, poco retribuito e dequalificato, che svilisce competenze e professionalità. Mentre i dati sul lavoro, sulla situazione economica delle famiglie e la cronaca ci ricordano ogni giorno che il nostro Paese ha bisogno di lavoro buono con diritti e tutele, oggi si vara un provvedimento che somma questioni molto differenti in modo disorganico, con interventi parziali che non porteranno benefici se non sostenuti da un intervento serio e generale di contrasto alla precarietà. Un’occasione persa per dare risposte alla parte di Paese che aveva avuto fiducia nel cambiamento”, conclude.

Laforgia, LeU: “l’articolo 18 non è un feticcio del passato, ma argine minimo per la civiltà del lavoro”. Fassina, LeU: “raccontare balle dal governo non funziona”

Sulla stessa linea molto critica della Cgil anche Liberi e Uguali, a testimonianza che questo decreto Di Maio non ha assolutamente nulla di sinistra, anzi è proprio figlio di strategie della nuova destra. Nella dichiarazione di voto contraria al decreto, Francesco Laforgia ha affermato: “Prima ancora di conoscerne il contenuto, siamo stati incuriositi dal lancio del decreto perché dovrebbe essere una missione condivisa quella di immaginare uno strumento di lotta senza quartiere alla precarietà e per questo motivo lo condividevamo ma c’è stata una assoluta afonia della maggioranza alle richieste delle opposizioni”. Inoltre, ha aggiunto Laforgia, “c’è una distanza molto forte, incolmabile, tra il titolo ‘dignità’ e gli effetti che il decreto dispiegherà. Da parte del governo abbiamo registrato un atteggiamento incomprensibile sull’impegno di ritornare a parlare della possibilità di reintrodurre l’articolo 18 che non è un feticcio del passato ma ha riguardato milioni di lavoratrici e lavoratori. Era un argine minimo per la civiltà del lavoro di questo Paese e purtroppo non s’è nemmeno cominciato a discuterne”. Via twitter, Stefano Fassino replica così alle parole propagandistiche di Luigi Di Maio: “consiglio non richiesto a Luigi Di Maio: raccontare balle dall’opposizione funziona; dal governo no. La vicenda di Renzi dovrebbe aver insegnato qualcosa. #DecretoDignità con vouchers e licenziamento 7000 insegnanti è diventato #DecretoContinuità”.

L’imbarazzante, rozzo e pericoloso post del consigliere regionale del Lazio M5S Davide Barillari, contro la scienza

Ma non è solo sul lavoro che si innesta la polemica contro le decisioni di Di Maio e dei Cinquestelle, che in due mesi hanno dimostrato di oltrepassare perfino Matteo Salvini quanto a politiche e visioni ideologiche di destra. Lo dimostra la vicenda, abbastanza scabrosa e imbarazzante, dell’obbligatorietà dei vaccini nelle scuole dell’infanzia, rinviata di un anno nel decreto Milleprororghe, una sciocchezza devastante che ha sollevato l’indignazione di scienziati, medici, ricercatori, accademici, come ad esempio il virologo Roberto Burioni, oggetto di vili attacchi in Rete. Ebbene, non contenti di questa decisione scellerata, siamo costretti a leggere le farneticazioni di Davide Barillari, consigliere regionale pentastellato, uno dei big del Lazio. Ad accendere la miccia è un post pubblicato su Fb: “La politica viene prima della scienza. I politici – scrive il pentastellato – devono ascoltare la scienza, collaborare, non farsi ordinare dalla scienza cosa è giusto e cosa è sbagliato, accettando le parole della scienza mainstream come dogmi religiosi. Perché la scienza deve essere democratica, e quindi deve ascoltare tutti… compresi ricercatori e scienziati, che con dati alla mano, contestano il dogma ufficiale”. Ora, è vero che sui social si può scrivere qualunque cretinata, ma questa le supera tutte, ed è anche pericolosa, perché insinua che la comunità scientifica sia divisa in due: quella che accetta un presunto “dogma”, e quella che combatte il “dogma” (quanti ammalati di tumore sono morti, ad esempio, seguendo i “consigli” di pseudoscienziati, contrari al “dogma?). Ora, non contento di queste cretinate, il consigliere Barillari, che dalla biografia scritta di suo pugno non risulta essere uno “scienziato”, aggiunge: “Quando si è deciso che la scienza fosse più importante della politica? Chi l’ha deciso e perché? A questo siamo arrivati. Visto che i politici sono tutti ignoranti, allora mettiamo medici e scienziati a scrivere le leggi, piuttosto che fargli perdere tempo a fare ricerche, ad analizzare dati e numeri, e ad occuparsi di curare i loro malati. Così finalmente avremo leggi che obbligheranno davvero ‘il gregge’ a trattamenti sanitari decisi dai medici”. E nel post ne ha anche per l’immunologo Roberto Burioni. “Gli scienziati dello stampo di Burioni, cioè legati a doppio filo sia alle multinazionali del farmaco che ai partiti del passato bocciati alle urne dagli italiani, sono davvero convinti di detenere l’unica verità possibile, eterna ed inconfutabile… e sono davvero convinti che la politica si debba inchinare supinamente a loro”, attacca il consigliere grillino. Parole che non sono piaciute affatto ai vertici pentastellati. “Il Movimento 5 Stelle – si legge in una nota postata sul Blog delle Stelle – prende totalmente le distanze dalle dichiarazioni del consigliere regionale del Lazio Davide Barillari. La linea del Movimento sui vaccini è quella messa nero su bianco nel contratto di governo votato dagli iscritti e portata avanti del ministro della salute Giulia Grillo”. Ma attenzione, al di là della tardiva presa di distanza, Casaleggio&associati fa riferimento al contratto di governo, ma nulla dice se è o meno d’accordo sulla visione antiscientifica che della scienza ha fornito Barillari, perché il punto polemico è quello. Cosa sia la scienza in una società democratica e libera e quale sia la sua missione è uno degli argomenti affrontati da illustri filosofi della scienza, nel corso di quattro secoli, e con argomenti ben più seri e poderosi di quelli, tanto rozzi e banali, di Barillari, che tuttavia incarna lo “spirito” dei Cinquestelle, che possiamo tradurre così (mettendo, di fatto, sullo stesso piano le dichiarazioni di Di Maio sulle lobby e quelle di Barillari): “è tutto un complotto delle multinazionali”. E allora, via, d’oggi in poi, seguendo i 5Stelle, saremo tutti geocentrici, crederemo alle scie chimiche, ci faremo curare i tumori dai santoni e non dagli oncologi, e produrremo i vaccini in casa. Una visione premoderna della scienza, come qulla ostentata da Barillari, e diffusa in rete, non può passare. Nostro dovere è vigilare, criticare, abbattere queste vere e proprie fandonie.

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