Giornalismo miserabile. Ignora la grande manifestazione unitaria di Foggia contro il caporalato. Meglio dimenticare subito la morte dei 16, sono neri. Migliaia di persone in piazza arrivate da tutta raccogliendo l’appello dei sindacati

Giornalismo miserabile. Ignora la grande manifestazione unitaria di Foggia contro il caporalato. Meglio dimenticare subito la morte dei 16, sono neri. Migliaia di persone in piazza arrivate da tutta raccogliendo l’appello dei sindacati

Chiamiamo un collega, un giornalista che lavora in una grande testata. Possibile, gli chiediamo, che sulla manifestazione di Foggia, una straordinaria giornata di mobilitazione e di lotta indetta unitariamente dalle organizzazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil, non compaia neppure una riga, un titoletto, magari anche piccolo, piccolo, per ricordare che 16 braccianti, tutti migranti, sono morti, non tanto per incidenti stradali ma perché i mezzi con cui vengono trasportati nei campi, sono di fatto carri bestiame, mezzi obsoleti, i percorsi per arrivare nei campi in condizioni pericolose. L’amico farfuglia qualcosa, è imbarazzato. La manifestazione a Foggia ha preso il via poco prima delle ore 19. Al mattino c’era stata la marcia promossa dai sindacati base, dalla Usb, con la partecipazione di tanti braccianti con in testa i “berretti rossi”, quelli che portano mentre raccolgono i pomodori. Erano partiti da San Severo, sono arrivati a Foggia davanti alla prefettura. Hanno fatto notizia, per carità solo qualche secondo, sulle tv e su televideo.

Non si potevano disturbare tv e radio dedicati alla conferenza stampa del premier

Non potevano disturbare con la loro lotta e il loro dolore i programmi di radio e tv tutti dedicati alla conferenza stampa del presidente del Consiglio, le dichiarazioni di ministri che farebbero arrossire anche i ragazzini degli asili che ne sanno più di loro. O le assurde dispute fra ministri, leghisti, pentastellati, terzo “sesso”, usiamo questo termine che non vuole essere offesa, per quei ministri che non vogliono essere catalogati. Pensate: siamo arrivati perfino a intimazioni date da leghisti al ministro Moavero che ha “osato” ricordare i morti italiani, emigrati a Marcinelle. Oppure  sono tutti presi dal dar conto delle dichiarazioni della parlamentare Taverna che si distingue per qualche vaffa, o di Salvini, al massimo della volgarità quando passando una ambulanza con sirena che “disturba” il suo comizio dice che sta correndo verso una farmacia per comprare il malox per un parlamentare del Pd che ne ha urgente bisogno. Oppure, sempre a proposito della Taverna, i media danno spazio a dichiarazioni farneticanti. Racconta infatti, pronunciandosi contro i vaccini, che in famiglia se ne faceva a meno. Anzi, dice, venivamo portati a casa di bambini che avevano qualche malattia infettiva, punto e basta. Si dirà che sono notizie che non giovano a favore dei protagonisti. Ma se ben ricordiamo un grande scrittore come Oscar Wilde, diceva “parlate anche male di me, ma parlatene”. E qualche dittatorello, anche nostrano ha fatto e continua a fare uso dei media sempre disponibili.

Per la manifestazione di Foggia non si è trovato spazio, il giorno stesso, nei quotidiani online. Quelli su carta si stampano a tarda ora, ma hanno preferito rinviare al giorno dopo per “fare un racconto compiuto”. E il giorno dopo sono usciti solo l’Avvenire e il Manifesto sulla manifestazione. Tutti gli altri, a meno che non me ne sia sfuggito qualcuno, silenzio assoluto. C’era tutto il tempo per dar conto di un evento di grande importanza che rompe il fronte gialloverde, delle destre razziste, xenofobe. In poche ore è stata organizzata la manifestazione di Foggia, una tappa molto importante, significativa. Un successo la lotta contro il caporalato, un obiettivo che riguarda tutte le forze democratiche. Migliaia di persone sono arrivate a Foggia da tutto il Paese: giovani, lavoratori, cittadini, pensionati e soprattutto braccianti stranieri, i primi ad essere coinvolti dal fenomeno. Il corteo  è partito poco dopo le 18.30 dal piazzale della Stazione organizzato dai sindacati per dire basta allo sfruttamento del lavoro nelle campagne. “Siamo a Foggia unitariamente per rivendicare l’applicazione della legge 199 contro lo sfruttamento”: così il segretario generale della Flai Cgil, Ivana Galli. “I ministri Salvini e Di Maio hanno detto che c’è bisogno di droni, di perfezionare la legge con interventi straordinari, invece basterebbe la volontà politica di applicare la norma”.

“Una grande manifestazione, organizzata in pochissimo tempo, con una straordinaria partecipazione di lavoratori, pensionati, giovani, semplici cittadini provenienti anche da regioni lontane. E tanti braccianti stranieri – dice, Pino Gesmundo, segretario generale della Cgil di Puglia – le vittime di questo sistema arcaico e insieme moderno di sfruttamento, che lega caporali e imprese e che sposta ogni giorno in questa terra migliaia di persone con mezzi obsoleti e in condizioni pericolose”.

Gesmundo (Cgil Puglia). Non ci sono piaciute le parole di Conte e Salvini

“Di questo sono morti i sedici braccianti – aggiunge -, non di un fortuito incidente stradale, per questo siamo in piazza in una caldissima giornata di agosto”. Il sindacalista si rivolge alle istituzioni, al governo. “Non possiamo ricordare il modo in cui vivono, lavorano e si spostano questi uomini e queste donne solo quando sono vittime di tragici eventi. Chiediamo ancora una volta la piena applicazione della legge 199. Non ci sono piaciute le parole del premier Conte e del ministro Salvini. Glielo diciamo noi perché la legge 199 contro il caporalato non ha funzionato come si immaginava: perché non è stata applicata fino in fondo. In parte per responsabilità politica, in larga parte per responsabilità del sistema delle imprese che era chiamato a collaborare nel costruire risposte al bisogno di un trasporto e un collocamento pubblico per superare il ricatto di intermediari senza scrupoli. Così non è stato e questo dimostra la connivenza delle imprese, che per trarre maggior profitto sfruttano forza lavoro senza l’applicazione di alcuna norma circa orari, salari, accoglienza”. Da Foggia, conclude Gesmundo, “si alza ancora una volta il grido di dolore degli sfruttati ma anche di lotta ed emancipazione da queste condizioni di ricattabilità. Noi continueremo nella nostra battaglia quotidiana, campagna per campagna, denunciando e invitando a denunciare i datori di lavoro e i caporali.

Occorre costruire, specie nel Mezzogiorno, un nuovo modello di agricoltura

Ma assieme alla politica va costruito un nuovo modello di agricoltura soprattutto nel Mezzogiorno, che tenga conto di come questa forza lavoro straniera sia oggi fondamentale per uno dei settori più importanti al Sud qual è quello primario. Attrezzando di conseguenza servizi pubblici per il collocamento, i trasporti, l’accoglienza. Una cosa deve essere chiara: sfruttare, non applicare i contratti, servirsi dei caporali è un reato penale grave e deve continuare a essere perseguito come previsto dalla legge 199″. Non c’è niente da aggiungere. Solo che il silenzio dei media si spiega proprio con le volontà di nascondere queste parole pronunciate dal segretario generale della Cgil pugliese, proprio mentre il governo, i viceministri cercano di far passare il decreto approvato nei giorni scorsi, come un contenitore di  “dignità”. Qui, a Foggia, nelle campagne del Mezzogiorno, non è certo un segno di “dignità” reintrodurre i voucher proprio in agricoltura. Si vanno ad aggiungere, anzi danno legittimità al caporalato, allo sfruttamento di migliaia di lavoratori, giovani in particolare che vengono in Italia, costretti a vivere e lavorare in condizioni  inumane, di pieno sfruttamento. E il governo che fa? Inserisce il turismo all’interno del ministero dell’agricoltura per accontentare il nuovo titolare, un leghista. Il silenzio dei media: meglio dimenticare subito i 16 braccianti morti.  In fondo sono solo dei neri.

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