Da Genova alla Diciotti, la “barbarie” dei nuovi governanti, una cifra interpretativa che spiega le mosse dei pentaleghisti. I funerali a Genova

Da Genova alla Diciotti, la “barbarie” dei nuovi governanti, una cifra interpretativa che spiega le mosse dei pentaleghisti. I funerali a Genova

Tzvetan Todorov, un grande intellettuale europeo, bulgaro di nascita e francese d’adozione, ha definito molto felicemente il concetto di “barbarie” sviluppandolo in numerosi suoi scritti. E secondo Todorov, si può dare del “barbaro” a un essere umano apparentemente diverso da noi, e nello stesso tempo essere un”barbaro”. E si può diventare “barbaro” nei comportamenti quotidiani e perfino quando si è al governo. Per Todorov, “c’è chi pensa che la barbarie esista solo nello sguardo di chi considera tale l’altro perché non lo capisce. Per il mondo occidentale, i barbari sarebbero gli stranieri, coloro che non conoscono la nostra civiltà e la nostra cultura. Da questo punto di vista, la civiltà coinciderebbe con la nostra tradizione culturale. Sappiamo tutti però che persone che conoscevano benissimo la nostra cultura hanno potuto comportarsi come barbari. Ciò dimostra che barbarie e civiltà non possono essere definite attraverso l’assenza o la presenza di una cultura”. Quindi la barbarie non esiste? “La barbarie esiste, ma per definirla, al posto di un criterio culturale, è bene utilizzare la nostra relazione con gli altri. È civilizzato chi riconosce la piena umanità degli altri e quindi li tratta nella stessa maniera e con la stessa attenzione che vorrebbe per sé. È un barbaro invece chiunque rifiuti di riconoscere agli altri la piena appartenenza all’umanità, considerandoli inferiori o infliggendo loro trattamenti disumani. La barbarie trascende le culture, non dipende dall’educazione o dalle conoscenze. Non è una categoria culturale, ma una categoria morale”. Abbiamo pensato alle parole illuminanti di Todorov quando abbiamo cercato una cifra omogenea, un filo conduttore, che ci permettesse di capire leghisti e pentastellati al governo del Paese, e le loro mosse pubbliche conseguenti. Il concetto di “barbari” reso noto da Todorov, applicato a chi ci governa oggi, pare davvero calzante. Sono almeno tre gli esempi che lo dimostrano ampiamente. Prima ancora di giurare, dinanzi alle perplessità del presidente Mattarella per la nomina a ministro dell’Economia di Paolo Savona, leghisti e soprattutto pentastellati scatenano via web, media e nelle piazze in poche ore la più grande ondata di offese e infamie contro un Capo dello Stato che la Repubblica ricordi (il Pci chiese l’impeachment per Leone e poi per Cossiga, ma non si rese protagonista di migliaia di messaggi offensivi, soprattutto sul piano personale, che il “povero” Mattarella dovette subire). Vanno al governo, ed esercitano la loro evidente “barbarie”, nei confronti dei naufraghi che partono dai lager libici e si avventurano nel Mediterraneo e nei confronti delle Ong che provano a salvare quelle vite. Il 14 agosto scorso crolla il ponte Morandi a Genova, e scatta nuovamente l’istinto del “barbaro”, sempre secondo la concettualizzazione di Todorov. Abbiamo i “barbari” al governo? Sì, e cerchiamo di dimostrarlo proprio in due articoli coerenti con la tesi: quello del direttore Cardulli sulla reazione nei confronti dei naufraghi da giorni ospitati sulla nave Diciotti della Guardia costiera italiana, e questo che leggete che punta invece ad esplorare un caso specifico ma esemplare, i funerali di Stato per alcune vittime del crollo con annessa claque di tifosi pentaleghisti.

La claque organizzata all’interno della Fiera di Genova durante i funerali

Sabato 18 agosto alle ore 11 circa, in diretta televisiva, si celebrano i funerali di Stato per 18 delle vittime del crollo del ponte Morandi. La scena è commovente e straziante: la compostezza dei parenti delle vittime è straordinaria, come straordinaria appare l’omelia del cardinal Bagnasco, che non a caso punta a sollevare l’anima forte di Genova e dei genovesi, e chiede unità per la ricostruzione. Ora, ad un certo punto, la Fiera diventa il luogo nel quale si esercita la “barbarie” politica. Dimenticandosi delle ragioni per le quali erano là, per i funerali, per la manifestazione comunitaria di un dolore condiviso, i due viceministri Di Maio e Salvini si sono prestati prima agli applausi, ma subito dopo all’ondata di selfie, richiesti dal “pubblico” che prendeva parte a quelle esequie.  Quando è la volta dell’ingresso della delegazione del Partito democratico, altrettanto doverosa, guidata dal segretario Maurizio Martina, ecco che gli applausi si trasfromano in fischi, come se, appunto, vi fosse stato un “barbarico” mutamento dei protagonisti, dalle vittime nelle bare, verso i quali il rispetto avrebbe richiesto silenzio, alle vittime vive e riconosciute. Pochi istanti dopo, ad alcuni cronisti giunge un messaggino da parte di Rocco Casalino, portavoce del presidente del Consiglio, che “sottolinea” i fischi agli esponenti del Pd. Ed è quest’ultimo comportamento che fa sospettare che non i genovesi, ma una claque appositamente fatta venire chissà da dove era pronta agli applausi e ai fischi, e libera il popolo di Genova di un’accusa davvero pesante. Ovviamente, la cosa non poteva passare inosservata. Il deputato del Pd, Michele Anzaldi preannuncia una interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno.

Anzaldi: “dall’ingarbugliata matassa di post alcuni sono inquietanti”

Anzaldi scrive: “Secondo alcune testimonianze riportate sulla rete e sui social da alcuni presenti ai funerali di Genova, a sostegno del Governo ci sarebbe stata una rumorosa claque organizzata. La polizia, postale e non, farebbe bene ad aprire un’indagine per verificare se davvero qualche esponente di Governo, oppure dei partiti di maggioranza, abbia davvero lavorato per trasformare un momento di lutto nazionale in una curva da comizio”. Inoltre, “dall’ingarbugliata massa – continua – di post che hanno testimoniato o commentato i funerali di ieri, alcuni saltano all’occhio per gli inquietanti sospetti generati nel lettore. Testimoni diretti dalla cerimonia rivelano la presenza di un gruppo di circa 30 scalmanati, appostati nei pressi dalla sala stampa. Il gruppo avrebbe attirato l’attenzione dei presenti prima per aver fischiato in modo scomposto gli esponenti dell’opposizione e poi per aver applaudito i rappresentanti del governo, anche in questo caso in maniera del tutto stridente rispetto al contesto di raccoglimento e dolore. Al termine dalla cerimonia la claque avrebbe raggiunto alcuni membri del governo per un saluto e l’incontro sarebbe stato suggellato anche da alcuni selfie. La descrizione dei presenti lascia del tutto aperta l’inquietante ipotesi che si tratti una iniziativa organizzata. E lascia il terribile dubbio che qualcuno abbia cercato di approfittare di un momento di grande emozione per la più empia e incredibile delle speculazioni politiche, inquinando il dibattito pubblico con un veleno artificiale”. Non c’è motivo per ritenere le parole del deputato Anzaldi false, eccessive, o prive di prove a sostegno. Ciò che è certo è che quei fischi ci sono stati, e che i messaggini di Casalino, portavoce del premier, sono stati testimoniati da diversi cronisti che ne hanno parlato sui quotidiani di oggi (in particolare, Massimo Giannini su Repubblica e Laura Cesaretti sul Giornale). I messaggini del signor Casalino riportano un orario, le 11.47, ovvero mentre era in corso la messa funebre. Se questa non è “barbarie”, ci chiediamo come altro definirla.

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