Cinema. Locarno71. Omaggio a Paolo e Vittorio Taviani. A seguire, il film L’ospite, di Duccio Chiarini, sulla generazione precaria. Protagonisti un ricercatore e una storica dell’arte

Cinema. Locarno71. Omaggio a Paolo e Vittorio Taviani. A seguire, il film L’ospite, di Duccio Chiarini, sulla generazione precaria. Protagonisti un ricercatore e una storica dell’arte

Il 71 Locarno Festival non dimentica i grandi del cinema: mercoledì e giovedì sera ha reso omaggio alla straordinaria carriera dei fratelli Taviani ricordando Vittorio, scomparso lo scorso aprile. Paolo, regista e sceneggiatore, è salito sul palco a salutare gli spettatori in Piazza Grande, mentre giovedì per il grande pubblico al Fevi, in programma la proiezione della versione restaurata del film ‘Good morning Babilonia’ (1987), realizzata dalla Cineteca nazionale e dall’Istituto Luce-Cinecittà, alla presenza della protagonista della pellicola, l’attrice Greta Scacchi nel ruolo di Edna, arrivata nella cittadina svizzera. L’opera venne presentata proprio nella rassegna del Canton Ticino, nella sua 40esima edizione, fuori concorso. Autori di un linguaggio dalle profonde sfumature poetiche e politiche, i fratelli Taviani hanno scritto alcune delle pagine più significative del cinema italiano. Due maestri che fin dagli anni Sessanta hanno dato vita a un cinema impegnato e allo stesso tempo lirico, raccontando storie vere, intessute di contraddizioni, capaci di portare all’attenzione del pubblico temi fondamentali. Un talento che Locarno ha conosciuto per la prima volta nel 1974 (San Michele aveva un gallo), poi nel 1982 (La notte di San Lorenzo), e che ha segnato profondamente la storia del Festival.

Duccio Chiarini e il film L’Ospite, dedicato alla generazione precaria. Protagonisti un ricercatore e una storica dell’arte. Ancora senza distributore

Con una sorta di film generazionale adattato ai tempi – spostato sui 35-40enni precari e irrisolti quanto qualificati e di buoni studi – il regista Duccio Chiarini costruisce un gioco a incastri di 3-4 coppie, compresi i genitori del protagonista, che si interrogano sulle scelte di vita presenti e future. Il film, L’ospite, congegnato in maniera divertente e tenera e che affronta il tema dell’amore, della disillusione, delle scelte mai definitive con ironia, ma senza mai dimenticare la realtà, viene proposto in Piazza Grande al 71 Locarno Festival. Nome ad hoc, in cui si raffigura il personaggio principale, Guido (Daniele Parisi), che in crisi con Chiara (Silvia D’Amico), fa la spola fra il divano – assurto a elemento simbolico – nelle case in cui trova temporaneo rifugio prima che anche lì si spariglino le carte. Il la è un imprevisto che spinge Guido a chiedere a Chiara di fare un figlio; lui è un ricercatore universitario non assunto in attesa di una borsa di studio e di un ingresso definito nel lavoro, lei, ancor peggio, storica dell’arte, è costretta a sbarcare il lunario facendo la guida turistica: in Canada, invece, potrebbe essere direttrice di un museo. Ne nasce una serie di riflessioni, anche sulle difficoltà economiche che non devono rovinare la vita, molte da parte di Guido, davvero belle: così come la sofferenza di Chiara non è mai banale. Da qui parte una girandola di situazioni fra gli amici comuni e perfino fra mamma e papà. Un’opera che denuncia, ma in maniera lieve come ormai ci si fosse più che abituati, le generazioni bruciate dal precariato, la disgregazione della coppia sotto gli urti della crisi ma anche la crisi di coppia in sè, quando un amore può scoppiare all’improvviso. O chi eterno Peter Pan non trova mai pace nella stessa persona. Girato a Roma, ma con troppo accento toscano causa origini di Chiarini, non ha ancora trovato un distributore in Italia (in Svizzera e in Francia sì).

“Ho cercato di stare in bilico fra commedia e dramma descrivendo slanci, idiosincrasie, sregolatezze dei personaggi – spiega Chiarini, al suo secondo lungometraggio -. Ho come diviso uno specchio in più frammenti e ho descritto una figura maschile fragile e spaesata”. “E’ stato un lavoro di sottrazione – sottolinea Parisi – ho interpretato un maschio assolutamente diverso da me, un maschio Delta più che Alfa. Io mi vedo molto distante dal modo di fare di Guido”. Molto simpatico l’intervento dell’attrice teatrale Milvia Marigliano: “Non ho figli e ho due divorzi alle spalle, figurarsi se potevo fare la mamma di Guido. Poi l’ho fatto, ansiosa e protettiva ma anche moderna”.

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