Addio a Claudio Lolli, poeta e cantore del Movimento e di due generazioni. Avevi ragione: “Nessun uomo è un uomo qualunque”

Addio a Claudio Lolli, poeta e cantore del Movimento e di due generazioni. Avevi ragione: “Nessun uomo è un uomo qualunque”

È morto a 68 anni, dopo una lunga malattia, il cantautore bolognese Lolli. “Una brutta notizia. Se n’è andato Claudio Lolli. Giornate funeste. Bologna perde un suo cantautore e un poeta forse troppo dimenticato”, ha scritto su Facebook l’assessore alla Cultura del Comune di Bologna, Matteo Lepore. “L’anno scorso – ha ricordato – aveva vinto il premio Tenco. Davvero solo poche settimane fa alcuni suoi amici mi avevano fermato suggerendomi di andarlo a trovare, di premiarlo anche per dargli forza nella sua lunga malattia. Non lo conoscevo di persona, anche per motivi generazionali, ma mi ero ripromesso di farlo. Purtroppo non abbastanza in tempo. Che la terra ti sia lieve Claudio. A tutta la famiglia le più sentite condoglianze”, ha concluso Lepore.  Il disco più celebre di Lolli è stato ‘Ho visto anche degli zingari felici’. Tra gli altri lavori, le canzoni ‘Michel’, ‘Quello lì (compagno Gramsci)’ e ‘Morire di leva’ e il disco ‘Un uomo in crisi. Canzoni di morte. Canzoni di vita’ del 1973.

Nato a Bologna, conosce Francesco Guccini grazie all’amicizia con suo fratello, e comincia a esibirsi nelle osterie della città, come l’Osteria delle Dame. Da Guccini viene introdotto nella Emi e si impone subito con la voce cupa, riconoscibile tra mille, accompagnata spesso solo dalla sua chitarra. Per cantare il ’68, le battaglie politiche di sinistra, il disagio esistenziale e nei confronti della piccola borghesia dalla quale veniva, l’anticlericalismo e la critica alla famiglia. Oltre a Guccini, sono De Andrè e i cantautori francesi i suoi riferimenti. Senza dimenticare la beat generation, autori come Allen Ginsberg, Lawrence Ferlinghetti, Gregory Corso. Già con il primo disco del 1972, Aspettando Godot, Lolli si fa conoscere con brani come Michel (dedicato a un suo amico francese) e Borghesia. L’anno dopo esce Un uomo in crisi. Canzoni di morte. Canzoni di vita, nel quale tratta il dramma delle periferie e dei suicidi dei soldati di leva, oltre a raccontare in Quello lì di un Antonio Gramsci studente a Torino. Il 1976 è l’anno della consacrazione con l’album di suo maggior successo Ho visto anche zingari felici, nato dalla collaborazione con il Collettivo Autonomo Musicisti di Bologna. Il brano omonimo è una delle canzoni più note di Lolli, viene trasmesso e ritrasmesso nelle radio libere e poi reinterpretato da molti artisti. Il terrorismo, il femminismo, i problemi dell’emarginazione sociale sono tra i temi affrontati nel disco, nel quale l’artista dimostra di essere cresciuto anche musicalmente. E’ il picco di notorietà per Lolli che non ha la stessa fortuna con l’album successivo, pubblicato con Ultima spiaggia. Solo con il ritorno e la spinta della Emi e, in particolare, con l’album del 1983 Antipatici antipodi, riesce nuovamente ad imporsi, partecipando anche alla trasmissione Azzurro della Rai.

Da quegli anni in poi Lolli, conseguita la laurea in Lettere, si dedica all’attività di professore al Liceo scientifico Leonardo da Vinci di Casalecchio di Reno. Non abbandona però la musica e la scrittura. Nel 2000 pubblica Dalla parte del torto, con il brano Nessun uomo è un uomo qualunque, mentre nel 2009 esce il nuovo album, Lovesongs, rivisitazione delle più belle canzoni d’amore del cantautore. Nel 2010 suona al Concerto del Primo Maggio, iniziando la sua esibizione con Primo maggio di festa. Con l’ultimo album del marzo 2017, intitolato “Il grande freddo”, finanziato con un’operazione di crowdfunding lanciata via web, vince la Targa Tenco nella categoria “Miglior disco dell’anno in assoluto”.

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