Salvini detta legge. Fa il magistrato, “manette” per migranti che avrebbero dirottato il rimorchiatore per non tornare in Libia. Critici Trenta e Toninelli, poi ci ripensano. Di Maio: siamo con la guardia libica. Saviano: invasione di campo

Salvini detta legge. Fa il magistrato, “manette” per migranti che avrebbero dirottato il rimorchiatore per non tornare in Libia. Critici Trenta e Toninelli, poi ci ripensano. Di Maio: siamo con la guardia libica. Saviano: invasione di campo

Salvini Matteo, vicepremier e ministro degli Interni, nell’arco di poco più di due mesi si è allargato. L’ultimo incarico che si è aggiudicato è quello di magistrato ed è intervenuto in una assurda vicenda di cui è stato protagonista Vos Thalassa, il rimorchiatore italiano che aveva preso a bordo 67 migranti che si trovavano su un barchino in difficoltà in acque internazionali. Alcuni dei migranti si sono accorti che il rimorchiatore si stava dirigendo verso una motovedetta libica che li avrebbe imbarcati per riportarli in Libia, leggi campi di concentramento, e chiede che i “facinorosi” vengano arrestati. Addirittura Salvini lancia l’accusa di dirottamento. Come è noto, ma il ministro finge di ignorarlo, il diritto internazionale vieta i respingimenti. Roberto Saviano, che è stato querelato da Salvini, su facebook parla di “invasione di campo” da parte del ministro degli Interni per “avere visibilità”. “Questa volta – prosegue – a essere totalmente bypassata è la magistratura. Salvini  chiede l’arresto per persone le cui vicende non sono ancora state valutate da nessun magistrato e, in casi come questo, di arresti si occupa la magistratura”. Poi chiama in causa il ministro della Giustizia Bonafede e  si chiede se non abbia nulla da dire.

Protagonisti il rimorchiatore Vos Thalassa e la nave Diciotti

Si racconta, ma i fatti non sono stati ancora accertati, che alcuni dei migranti avrebbero protestato anche in modo molto energico, con minacce. La Vos Thalassa inverte la rotta, chiama la Guardia costiera di Roma che invia la nave Diciotti. Avviene il trasbordo dei migranti e si fa rotta verso l’Italia. Non l’avessero mai fatto. Salvini Matteo impegnato in uno dei suoi giornalieri giri di propaganda non era stato avvisato dell’accaduto, va su tutte le furie. Lancia il grido di guerra. La Vos Thalassa è una “nave disobbediente”, non può entrare in alcun porto italiano con il suo carico di migranti. Ma i migranti non erano più sul rimorchiatore si trovavano sulla nave Diciotti della guardia costiera italiana. Iniziava così una nuova “via crucis”. Alla fine veniva dato il “passi” e Diciotti si dirigeva verso il porto di Trapani. Al momento in cui scriviamo è ancora in navigazione.

Situazione assurda. Nave italiana che non può entrare in un porto italiano

Una situazione assurda, un nave italiana che non poteva entrare in un porto italiano.  E il ministro Toninelli che ha il compito di occuparsi delle infrastrutture fra cui i porti  nel frattempo che faceva? Si informava. Scambiava un rimorchiatore per un incrociatore. Il ministro che si occupa di porti dovrebbe perlomeno distinguere un incrociatore, una nave da guerra con i cannoni, da un rimorchiatore. Non solo, dovrebbe sapere anche che la nostra Marina militare non ha in dotazione incrociatori. E dovrebbe intervenire subito, sconfessando Salvini. Lo farà con ritardo e in punta di piedi per non turbare troppo il viceministro che si sta preparando al vertice europeo dove lancerà un nuovo attacco contro i migranti, in linea con la destra più reazionaria, leggi l’ungherese Orban, fra gli altri. Il quale Salvini mentre metteva il veto all’ingresso in porto della Diciotti, disertava il Consiglio dei ministri convocato proprio per decidere la linea che il governo italiano avrebbe seguito proprio sul problema delle migrazione al vertice europeo. Ed ecco il Salvini versione comizio, che strilla: “Voglio vederli scendere in manette dalla Diciotti. Se c’è gente che ha minacciato e che ha aggredito non sarà gente che va in albergo, ma in galera. Delinquenti che hanno dirottato una nave devono stare in galera”.

Il ministro degli Interni: linea comune con il presidente del Consiglio

Bene, anzi male. Però, si dirà, il presidente Conte ha convocato il suo vice assente dalla riunione del consiglio in quanto impegnato in campagna elettorale in Calabria, lui è sempre in campagna elettorale, dove ha trovato anche il modo di prendersela con i giornalisti perché gli fanno delle domande. Quello che lui dice è oro colato. Salvini si è presentato puntuale all’appuntamento. Aveva colto qualche segno di nervosismo da parte del presidente Conte, di continuo scavalcato. Ma no, solo notizie di stampa. Conte dirà che tutto va bene e Salvini conferma: “Con il presidente del Consiglio c’è una linea comune: rafforzare la sicurezza dei cittadini italiani e ribadire che non possiamo essere lasciati soli. Siamo soddisfatti per i passi avanti fatti, passa la linea della fermezza che non è solo quella di Salvini (si chiama per cognome, caso mai qualcuno dimenticasse chi è, ndr) ma quella comune del governo”. Nel frattempo evaporano anche le critiche che gli aveva rivolto Toninelli. In arrivo a Bruxelles per partecipare al vertice dei capi di Stato e di governo della Nato, sarà lo stesso presidente del Consiglio a confermare le valutazioni di Salvini affermando che l’incontro con il ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio  “è andato molto bene” anche in riferimento anche alla vicenda della nave Diciotti. “Ci siamo aggiornati con Salvini perché ieri era a Reggio Calabria. C’era un rappresentante del suo ministero alla riunione che abbiamo fatto al vertice. Oggi  ho informato anche lui sugli esiti del vertice, sul coordinamento che abbiamo avuto e sui prossimi passi”.

Ministra della Difesa. Con Salvini no polemiche solo “sensibilità diverse”

Rimane Elisabetta Trenta con la sua intervista all’Avvenire che non ci sta a farsi scavalcare dal Salvini. “Il Mediterraneo è sempre stato un mare aperto e continuerà ad esserlo. L’apertura – afferma – è la sua ricchezza. La strada è regolamentare, non chiudere. La parola accoglienza è bella, la parola respingimenti è brutta. Poi accogliere si può declinare in mille maniere. E si può, anzi si deve, legare accoglienza a legalità”. Il contrario della linea che Salvini vuole portare a Innsbruck a nome dell’Italia. Non si capisce il “tutto bene” affermato dal presidente Conte. Misteri che vivono dentro Palazzo Chigi. Dice ancora la ministra Trenta: “L’Italia non si gira dall’altra parte. Non l’ha fatto e non lo farà. C’è il diritto di assicurare un asilo a chi fugge dalla guerra. E il diritto di arrivare e trovare un lavoro. Ho guardato cento volte le foto di migranti e ho pensato sempre una cosa: una famiglia che mette un figlio su un barcone sperando di regalargli la vita va solo aiutata”. Poi si differenzia nettamente dal Salvini sul ruolo delle ong: “Dico basta a una eccessiva demonizzazione che non mi convince e non mi piace. Ci sono una maggioranza di organizzazioni luminose. Poi c’è anche qualche mela marcia che sfrutta l’emergenza migranti per fare business. La sfida – lo ripeto – è coniugare accoglienza e rigore. E capire che a volte si agisce per il bene e non sempre si arriva al bene. Soprattutto se manca un’azione coordinata”. Bene, finalmente una che vuole fermare Salvini. No, ci sbagliamo. È durato solo il tempo della lettura dell’intervista all’Avvenire che la ministra aveva sconfessato se stessa. Le distanze da Salvini – scrive su facebook – sono solo “sensibilità diverse”. Nel governo c’è piena unità. La retromarcia non basta, tanto che Trenta si sente in dovere di affermare: “Qualcuno si diletta a strumentalizzare le mie parole nel tentativo di metterci l’uno contro l’altro. Mi dispiace deludervi ma non ci riuscirete. All’interno del governo possono esserci sensibilità diverse ma remiamo tutti nella stessa direzione”. Ci mancava il Di Maio, il vicepremier numero due. Forse senza volerlo rende ancora più grave la situazione, addirittura  diventiamo “dipendenti” dalla guardia costiera libica, quella che riporta i migranti che fuggono nei campi di concentramento. “I nostri porti – afferma – non sono chiusi, lo sono per quelle ong che non rispettano le regole. Per noi comunque prima viene la guardia costiera libica, poi interveniamo noi”. Salvini, se qualcuno, nel governo, fa finta di non capire, puntualizza: “I porti italiani sono aperti alle navi delle autorità italiane, non ad altri”.

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