Nomine nell’Amministrazione di Roma Capitale, il processo avanti a tappe forzate

Nomine nell’Amministrazione di Roma Capitale, il processo avanti a tappe forzate

È proseguito nella mattinata di mercoledì presso il Tribunale penale di Roma il processo alla Sindaca di Roma Virginia Raggi per falso documentale in merito alla nomina di Renato Marra, fratello dell’ex capo del personale capitolino Raffaele Marra e all’epoca uomo di fiducia della sindaca, a capo della direzione turismo capitolina. Questa mattina, nel giorno del suo quarantesimo compleanno la sindaca ha assistito nell’aula 23 del Tribunale alla testimonianza davanti al giudice monocratico Roberto Ranazzi, di quella che all’epoca dei fatti era la responsabile Anticorruzione del Campidoglio e di fatto segretario generale ad interim Maria Rosa Turchi. Una testimonianza chiave perché il reato contestato alla Sindaca deriva dal presunto falso documentale contenuto nella risposta scritta che la sindaca diede proprio alla Turchi sulla nomina di Renato Marra.
“Mi scusi ma lei sapeva che il Capo del personale, Raffaele Marra, era il fratello di Renato Marra. Ne informò la sindaca?”, ha chiesto il pm Dall’Olio alla dirigente capitolina. Turchi ha spiegato che “sì, informò la sindaca” ma che “secondo quanto previsto dallo Statuto capitolino spetta poi alla prima cittadina, il compito di decidere sulle nomine dopo aver ascoltato assessori e presidenti dei municipi”.

Nella deposizione durata quasi due ore la dirigente ha ripercorso in maniera dettagliata tutti i passi che nell’autunno del 2016 portarono, secondo l’accusa, al configurarsi del reato di falso. Tutto partì il novembre quando l’Anac aprì un fascicolo sulla nomina di Renato Marra in seguito agli esposti del Codacons e del sindacato dei dirigenti capitolini Dircom chiedendo alla Turchi di fare delle verifiche in particolare se Raffaela Marra avesse fatto delle scremature dei curricula a monte. La dirigente dopo aver inviato una richiesta al dirigente del dipartimento Gianluca Viggiano e alla Sindaca, virgolettando il quesito dell’Anac attese le risposte.

Dalla risposta del dipartimento ha spiegato Turchi, “risultò che la procedura di raccolta dei curricula e il loro invio alla sindaca per la scelta era stata formalmente corretta, perché Raffaele Marra si era limitato ad un’attività meramente compilativa senza nessun suo intervento discrezionale”. Anche la risposta della sindaca, come noto, negava qualsiasi coinvolgimento di Marra nella sua decisione che si sarebbe limitato “A seguire pedissequamente le mie istruzioni (risposta Raggi a Anticorruzione ndr)”. La Dirigente responsabile dell’Anticorruzione dunque, compiló una relazione di otto pagine spiegando che la procedura istruttoria era stata svolta in maniera corretta, allegando anche la risposta del dipartimento e quella, contestata dalla Procura, della sindaca. L’Anac però insoddisfatta della risposta scrisse nuovamente alla Turchi informandola che avrebbe trasmesso gli atti alla Procura.

Sul punto anche uno dei due avvocati della sindaca Virginia Raggi, Alessandro Mancori, ha fatto delle richiesta alla testimone: “Dopo la prima richiesta che lei fa all’Anac. Lei chiede delucidazioni al dottor Viggiano e alla Sindaca Raggi. Perché solo questi due soggetti? Perché non sente anche l’assessore Meloni?” “Perché avrei dovuto sentirlo – ha replicato Turchi – Non c’era regola che lo impedisse, ma avevo l’ordinanza di nomina della sindaca. E quindi il focus era capire se il dipartimento risorse umane avesse svolto un ruolo di semplice trasmissione o fatto altro”. L’avvocato della sindaca ha poi chiesto se la richiesta alla Sindaca sulla nomina potesse essere fatta anche solo verbalmente poiché l’Anac chiedeva una relazione di chiarimenti della dirigente capitolina e non una risposta formale della sindaca.” Tendo a dire di no. Ho scelto il canale formale e la sindaca ha protocollato all’ente. Nulla escludeva che io questa richiesta la facessi verbalmente, ma ho preferito fare così allegando alla mia relazione la risposta della sindaca”. Su questo gli avvocati hanno dunque provato a sottolineare: “Possiamo quindi considerare la risposta della sindaca un atto interno? L’Anac voleva una sua relazione. Invece lei allega para para la risposta sindaca…”. “Para para non mi pare, c’è una relazione di 8 pagine”, ha replicato Turchi, che ha aggiunto: “Non avevo motivo di dubitare ne delle risposte del dottor Viggiano né di quelle della sindaca, altrimenti avrei risposto in modo diverso all’Anac”.

“Mi sono state poste questioni sul piano Anticorruzione perché il piano prevede che il tempo di permanenza di un dirigente sia di 3 anni nelle aree di rischio e di cinque in quelle di non rischio”. “E da chi è stata interpellata?”. “Dallo stesso Raffaele Marra”. È quanto ha riferito questa mattina durante la terza udienza nel processo per falso documentale alla Sindaca di Roma Virginia Raggi Maria Rosa Turchi, all’epoca dei fatti responsabile anticorruzione del Campidoglio e segretario generale di fatto di Roma Capitale. Al Pm Francesco Dall’Olio, Turchi ha anche spiegato: “Fui contatta verbalmente e via mail”. E proprio sulla mail Dall’Olio ha chiamato in causa un altro personaggio della politica locale. “Quella mail – ha detto il Pm – le fu girata da Marra, ma proveniva di un altro soggetto istituzionale…”. “Sì, il consigliere regionale Santori”, ha risposto Turchi. E chi era la persona su cui in particolare veniva chiesto il quesito? “Riguardava l’ingegner Cirillo (dirigente capitolino ndr)”. A questo punto il pubblico ministero ha chiesto alla dirigente capitolina se non fosse rimasta sorpresa da una tale richiesta. “Ho trovato curioso – ha risposto Turchi – questa richiesta da fuori l’ente, ma trovavo rilevante la parte sull’interpretazione, perché in effetti c’è un vuoto normativo”.

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