Migranti. Slitta l’arrivo a Trapani della Diciotti. Cresce la protesta contro la politica del governo. Con le ong bloccate sale il numero dei morti, 564 nel mese di giugno. Interventi di Cgil e Leu

Migranti. Slitta l’arrivo a Trapani della Diciotti. Cresce la protesta contro la politica del governo. Con le ong bloccate sale il numero dei morti, 564 nel mese di giugno. Interventi di Cgil e Leu

Slitta l’arrivo della nave Diciotti nel porto di Trapani. Ancora un giorno di sofferenza per i 67 migranti che sono a bordo della imbarcazione italiana dopo essere stati salvati dal rimorchiatore Vos Thalassia. Una vicenda ai limiti dell’assurdo, dell’inverosimile che vede una nave italiana  cui viene impedito di gettare l’ancora in un porto  italiano. Protagonista, come diciamo in altra parte del giornale, il ministro e vicepremier Matteo Salvini, con l’appoggio pieno dell’altro vicepremier, Luigi Di Maio. I due sono i protagonisti di una vicenda sconcertante. Hanno detto a chiare lettere che i migranti a rischio naufragio devono attendere l’intervento della guardia costiera libica, secondo gli accordi fra i due governi. Insomma questi sessantasette migranti dovevano essere consegnati ai libici per essere  internati in qualche campo di concentramento. Non avrebbero dovuto arrivare in Italia, sbarcare in un porto del nostro Paese. Come ha più volte detto Salvini i migranti l’Italia la possono vedere solo in cartolina.

Mentre la Diciotti attendeva il permesso di  entrare in un porto sono saliti a bordo agenti della polizia di Stato e della capitaneria di porto per ricostruire la vicenda che ha visto la protesta di migranti, fonti governative parlano anche di minacce nei confronti  di membri dell’equipaggio della Vos Thalassia  che avevano indirizzato la nave verso la costa libica, poi hanno dirottato verso l’Italia ed i migranti sono stati presi a bordo della Diciotti.

“Naufragi di Stato”, manifestano le  organizzazioni umanitarie

Insieme a molte dichiarazioni fortemente critiche nei confronti dell’operato del governo, da parte di sindacati come la Cgil, associazioni, movimenti, forze politiche da Leu a Pd, sono da segnalare anche alcune manifestazioni fra cui quella di cui sono stati protagonisti attivisti delle organizzazioni non governative che si  sono incatenati alla scalinata di ingresso del Ministero dei Trasporti a Roma, indossando giubbotti di salvataggio e salvagenti dietro a uno striscione con scritto “Naufragi di Stato”. Una protesta pacifica organizzata da decine di attivisti della rete #RestiamoUmani contro le politiche del governo, accusate di aumentare il numero di persone che muoiono in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa. Fortemente criticate le politiche del ministro dell’Interno Matteo Salvini e del ministro dei Trasporti Danilo Toninelli e sostegno alle ong, a cui è impedito di lasciare i porti di attracco per andare a soccorrere i migranti in mare e di accedere poi ai porti vicini per metterli in sicurezza. È stata istituzionalizzata l’omissione di soccorso, afferma Valentina, della rete #Restiamoumani: “Stanno morendo decine di persone tutti i giorni perché non si può andare a salvare le imbarcazioni che stanno affondando, le persone affogano ed è diventato reato salvargli la vita”.

Linardi (Sea Watch). Il diritto alla vita è sacro, nostro dovere preservarlo

“Il diritto alla vita è sacro, è nostro dovere preservarlo, non possiamo permettere che le persone anneghino, è sempre stata la politica dell’Italia e dei marinai”. Veronica Alfonsi di Proactiva Open Arms: “Si continua a pensare che i respingimenti, vietati dalla convenzione di Ginevra, siano l’unica risposta al fenomeno migratorio che andrebbe invece solo regolato e le morti in mare aumentano. Da quando le ong sono state bloccate c’è stato un aumento esponenziale delle morti in mare, questo per noi è inaccettabile”. Numeri impressionati confermati da Giorgia Linardi rappresentante di Sea Watch che chiama in casa anche l’Europa: “Stiamo lasciando la gente annegare nel tratto di mare più popolato a livello di transito di navi e più militarizzato al mondo, ora è il confine più letale al mondo con 1 persona su 7 che a giugno è morta nel tentativo di raggiungere l’Europa e scappare dalla Libia dove invece il sistema messo in atto dall’Ue prevede che queste persone siano riportati, dove vengono sottoposti a un regime di detenzione arbitrario e illimitato”.

Landini (Cgil). Il problema non sono gli stranieri con la pelle nera ma il lavoro nero

Fra gli interventi quello di Maurizio Landini, segretario confederale della Cgil il quale partecipando ad un convegno a Catania insieme al presidente della Commissione nazionale antimafia, Claudio Fava, rispondendo a domande rivoltegli da un giornalista ha affermato che “non siamo d’accordo e riteniamo sbagliata la politica che il ministro dell’Interno sta facendo sulla questione della chiusura dei porti e sull’atteggiamento sui lavoratori migranti. Mi permetto di dire che sarebbe utile che anche il ministro Salvini si rendesse conto che il problema di questo Paese non sono gli stranieri che hanno la pelle nera. Il problema di questo Paese è il lavoro nero e bisognerebbe combattere il lavoro nero e chi sfrutta sia gli italiani sia quelli che hanno la pelle scura e che vengono qui a lavorare”.

Palazzotto (Leu). Non permettiamo che l’Italia sia responsabile di un genocidio

Dalle forze politiche da segnalare l’intervento di Erasmo Palazzotto, deputato di Liberi e Uguali: ”La nave Sea Watch è bloccata nel porto di Malta, la nave Open Arms in attesa di ripartire da Barcellona, la Aquarius a Marsiglia. Salvini – dice – ha vinto: in questo momento non ci sono navi di Ong in missione di soccorso nel Mediterraneo. Sapete quanto ci costa tutto questo? 564 morti nel solo mese di giugno, erano stati solo 8 nel mese di maggio e con questi sono quasi 1000 dall’inizio dell’anno. È questo il costo in termini di vite umane della chiusura dei porti del governo italiano”. “Ma davvero -prosegue il deputato di Leu – possiamo pagare questo prezzo? Permettere che l’Italia passi alla storia come responsabile di questo genocidio e voltarci dall’altra parte? Veramente qualcuno pensa che il problema dell’Italia siano le 16.000 persone che sono arrivate dall’inizio dell’anno e non la barbarie ed il cinismo di chi ci governa? Mi rifiuto di credere che questo paese non riesca a vedere cosa sta accadendo o peggio che sia diventato un paese razzista e xenofobo, un Paese che ha perduto la sua umanità”. ”Venerdì, se tutto va  bene salperemo con la Open Arms da Barcellona per tornare in quel maledetto tratto di mare dove sta naufragando anche la nostra civiltà. Per salvare vite”.

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