Migranti. La Ue deferisce Orban per le politiche xenofobe e le leggi “anti Soros”. I vescovi italiani criticano il clima “di imbarbarimento” dettato dal governo. Da Salvini risposte imbarazzanti

Migranti. La Ue deferisce Orban per le politiche xenofobe e le leggi “anti Soros”. I vescovi italiani criticano il clima “di imbarbarimento” dettato dal governo. Da Salvini risposte imbarazzanti

La lotta all’accoglienza dei profughi è sempre stata il cavallo di battaglia del premier ungherese, Viktor Orban (nella foto): una ‘linea dura’ che ha portato il premier a violare anche le direttive europee e indurre la Commissione Ue a deferire il governo alla Corte di Giustizia europea per le sue politiche xenofobe. Bruxelles rimprovera a Budapest di non aver dato un accesso effettivo ai procedimenti di asilo e ha aperto una procedura di infrazione per la cosiddetta legge anti-Soros che punisce le organizzazioni che sostengono l’accoglienza.

Sotto inchiesta il pacchetto ungherese delle cosiddette “leggi Soros”

Il nazionalista Orban però tira dritto con il suo pugno di ferro: mercoledì ha annunciato il ritiro dell’Ungheria dal Patto globale dell’Onu per una migrazione sicura e regolare. E non basta: perché con la modifica alla Costituzione, approvata il mese scorso, il Paese ha messo una pietra tombale su ogni forma di aiuto ai migranti: nella sostanza, nessun cittadino straniero potrà insediarsi in Ungheria e coloro che sono arrivati nel Paese attraverso una nazione dove non sono sottoposti a persecuzione o minaccia dirette non potranno chiedere asilo; una norma che colpisce tutti coloro che arrivano da Asia e Medioriente via terra, passando dalla Serbia. Inoltre, è stata prevista una condanna fino a un anno di carcere per chi aiuta i migranti, compresi rifugiati e richiedenti asilo. Nella stessa legge è previsto un emendamento contro il sistema di redistribuzione europeo dei migranti in base alle quote. Il pacchetto di leggi, denominato ‘anti-Soros’ dal nome del filantropo ungherese George Soros, impone anche una tassazione al 25% sulle organizzazioni che si occupano di accoglienza. Si tratta di misure repressive prese in un Paese dove, peraltro, dopo il boom del 2015 arrivano ormai pochissimi migranti da quando lungo la frontiera meridionale è stata eretta una barriera, lunga decine di chilometri, dotata di sensori che danno una scossa elettrica a chi tenti di superarla.

Intanto, la Chiesa italiana sempre più dura contro il governo: “basta clima di imbarbarimento e paura!”

Un clima di “imbarbarimento” e “paura” a cui non bisogna mai abituarci, così come non bisogna fare l’abitudine a quegli “occhi sbarrati e allo sguardo vitreo di chi si vede sottratto in extremis all’abisso che ha inghiottito altre vite umane”. I vescovi italiani fanno sentire la loro voce, forte e chiara, sulla dolorosa vicenda delle morti nel Mediterraneo. Prendono spunto dalla storia di Josefa, la donna eritrea che è stata salvata dalla ong spagnola Open Arms dopo due giorni aggrappata in balia delle onde. I soccorritori hanno trovato lei e il corpo senza vita di una donna e del suo bambino. I vescovi italiani scelgono una nota per rimarcare la distanza tra le politiche che il governo sta mettendo in atto in materia di immigrazione e le loro posizioni. Si sentono “responsabili di questo esercito di poveri, vittime di guerre e fame, di deserti e torture”. E ancora: “È la storia sofferta di uomini e donne e bambini che – mentre impedisce di chiudere frontiere e alzare barriere – ci chiede di osare la solidarietà, la giustizia e la pace”. Da quando è in vigore il manifesto programmatico del Viminale, all’insegna dei porti chiusi, più volte la Chiesa, in tutte le sue componenti, ha alzato la voce. E oggi la Cei torna a chiedere di “uscire dalla volgarità e dall’imbarbarimento” e di salvare “ogni vita”, a partire “da quella più esposta, umiliata e calpestata”.  Le parole della Conferenza Episcopale Italiana arrivano dopo l’appello di uomini e donne di Chiesa, dalle realtà di base legate ai missionari, come padre Alex Zanotelli, fino all’appello di qualche giorno fa, inviato agli stessi vescovi, da un centinaio di persone impegnate nella pastorale, docenti delle università pontificie, suore responsabili di congregazioni religiose, direttori di centri Caritas. Una lettera che sostanzialmente chiedeva forte alla Conferenza Episcopale Italiana di levare la sua voce contro il “razzismo dilagante”. Oltre alla Cei si registrano anche le risposte dei singoli vescovi, come quello di Ventimiglia, mons. Antonio Suetta, che invita ad accogliere ma anche a garantire il diritto a non emigrare. o il vescovo di Vicenza, mons. Beniamino Pizziol, che chiede ai fedeli della sua diocesi di fare ciascuno la propria parte e dare una mano alle strutture di accoglienza già avviate.

Furlan (Cisl), appello Cei non può essere ignorato

“L’appello accorato della CEI sul dovere universale di proteggere e custodire la vita umana non può essere ignorato da quanti hanno responsabilità istituzionali sul tema doloroso e spinoso dei migranti”, sottolinea la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan. “Stiamo assistendo in queste giornate ad una gestione confusa del problema migratorio come se non fossero in gioco le vite di donne, bambini, uomini che scappano dalla morte, dalle persecuzioni, dalla fame. L’immigrazione non si può arginare vietando gli sbarchi nei porti o con atteggiamenti di sfida nei confronti degli altri paesi. Si può e si deve gestire con umanità, solidarietà e soprattutto senso di responsabilità – aggiunge -. Gli immigrati servono al nostro paese ed alla nostra economia, perché integrazione significa crescita e conoscenza”.

La replica di Salvini è imbarazzante

A stretto giro arriva la riposta del ministro dell’Interno Matteo Salvini che non sposta per nulla i suoi parametri, e dal leader della Lega che impugna, in modo del tutto improrio e blasfemo, nei suoi comizi una copia del Vangelo e la corona del rosario, la replica ai vescovi è non solo imbarazzante, ma anche pura propaganda, come nel suo stile. Un modo come un altro per giustificare i morti in mare. Salvini infatti  sottolinea che “il nostro obiettivo è salvare più vite possibili, facendo partire meno gente possibile, ma non riapriremo assolutamente i porti”. Anche i vescovi italiani sono serviti. Come dice il proverbio? Non c’è peggior sordo di colui che non vuol sentire…

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