Legambiente, magliette rosse a Pozzallo a sostegno dei migranti. Ciafani: “Fermiamo le morti in mare e nel deserto con accoglienza e canali di accesso legali”

Legambiente, magliette rosse a Pozzallo a sostegno dei migranti. Ciafani: “Fermiamo le morti in mare e nel deserto con accoglienza e canali di accesso legali”

“Solidarietà, buona accoglienza e corridoi umanitari – ha affermato il Presidente di Legambiente Stefano Ciafani – è tutto ciò di cui c’è bisogno per affrontare seriamente il problema delle migrazioni, per fermare le morti in mare e nel deserto, per non criminalizzare chi scappa dalla guerra o dalla povertà e nemmeno chi li aiuta”.

È stata questa la risposta che Legambiente ha restituito al ministro dell’Interno Matteo Salvini per ciò che riguarda la recente politica in atto sui migranti e sull’accoglienza.

Nell’ultimo mese, l’associazione ambientalista, impegnata nella campagna Goletta Verde, ha attraversato tutta l’Italia documentando la situazione costiera dal punto di vista della salvaguardia del patrimonio ambientale, della gestione dei sistemi di scarico delle fognature e dello smaltimento dei rifiuti. Molte le denunce, rappresentate da dati, storie e archivi su malfunzionamenti, inadempienze e emergenze, come il fenomeno della cementificazione e dell’erosione o della mancata depurazione che minacciano ogni giorno il Bel Paese. Ultima tappa di Goletta Verde a Pozzallo, in Sicilia, che è divenuta per un giorno intero roccaforte della lotta alle politiche disumane.

Per l’occasione, infatti, il sindaco della cittadina siciliana, Roberto Ammatuna, insieme alle altre associazioni, tra cui Medici Senza Frontiere, SOS Méditerranée, Medici per i Diritti Umani, Deade e Tutti i colori della vita, hanno organizzato un incontro il cui vessillo simbolico sono state le magliette rosse indossate da tutti i partecipanti, equipaggio Goletta compreso, per esprimere in primis solidarietà alle Ong attive nei soccorsi in mare, oltre che rilanciare e diffondere la raccolta firme per Welcoming Europe, lanciata dai cittadini europei in 18 Paesi dell’Unione e rivolta alla Commissione europea con lo scopo di avviare una procedura legislativa relativa a tre obiettivi fondamentali: la decriminalizzazione della solidarietà, la creazione di passaggi sicuri per i rifugiati, la protezione delle vittime di abusi e violazioni con garanzia di accesso alla giustizia.

“Una battaglia da attuare sul terreno del diritto – continua Ciafani – per un impegno collettivo e condiviso a livello europeo, che ovviamente non potrà mai arrivare se l’Italia continuerà ad appoggiare quei Paesi, come il gruppo di Visegrad, che per primi si rifiutano di accettare anche un solo migrante sul proprio territorio, scaricando tutto il peso sui Paesi di prima accoglienza come il nostro e la Grecia”.

Il Presidente Legambiente prosegue citando la Convenzione di Amburgo del 1979 e altre norme internazionali sul soccorso marittimo che “impongono che le persone soccorse in mare debbano essere sbarcate nel primo porto sicuro sia per prossimità geografica sia dal punto di vista del rispetto dei diritti umani. I porti libici non possono in alcun modo essere considerati porti sicuri, considerata la profonda instabilità politica, la situazione economica del Paese e le condizioni disumane in cui i migranti vengono detenuti nei campi libici. Esistono le regole della Guardia Costiera e le inviolabili leggi del mare per cui salvare vite non può essere considerato un reato, mentre i respingimenti in mare sono vietati, così come le espulsioni collettive”.

Secondo i dati di Medici Senza Frontiere, sono oltre 600 le persone, tra cui neonati e bambini, annegate o disperse nel Mediterraneo nel corso dell’ultimo mese, da quando le barche delle Ong non possono più soccorrerle.

Un dato significativo che corrisponde alla metà di tutte le morti in mare dall’inizio del 2018 che era stato segnalato anche dall’Unhcr, l’agenzia Onu per i Rifugiati: nel 2017, una vittima ogni 38 persone che si avventurano in mare; nel 2018, una vittima ogni 7, con l’appunto di escludere la Libia dalla lista di porti sicuri.

“Sulla pelle di migliaia di bambini, donne e uomini che vengono torturati nei campi libici e muoiono in mare si sta giocando una partita politica davvero disumana. E noi non ci stiamo” – conclude Ciafani.

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