Conte s’inchina a Trump, e rivoluziona la politica estera italiana. Parlano di Russia, Iran, Tap, dazi. Non esiste più l’Europa, ed è molto grave

Conte s’inchina a Trump, e rivoluziona la politica estera italiana. Parlano di Russia, Iran, Tap, dazi. Non esiste più l’Europa, ed è molto grave

“Due outsider della politica”, “difensori dei diritti e dei sogni dei cittadini”. Usano queste pomposissime, e inutili, parole Donald Trump e Giuseppe Conte e così certificano la loro sintonia nella cornice della Casa Bianca. Sintonia sul fronte delle politiche per la sicurezza nel Mediterraneo con il presidente Usa che ha riconosciuto la leadership dell’Italia nell’Africa del Nord, a partire dalla stabilizzazione della Libia. E l’annuncio di una cabina di regia Italia-Usa, “quasi un gemellaggio” l’ha definito Conte. Certo che se il presidente del Consiglio di uno dei fondatori dell’Unione europea, si appella al gemellaggio con gli Usa di Trump, vuol dire che la politica estera italiana è stata trasformata senza che il Presidente della Repubblica e il Parlamento ne fossero a conoscenza. L’Europa non esiste, a tal punto che Trump e Conte si sono trovati in pieno accordo anche sul fronte della linea dura dell’immigrazione e sulla difesa dei confini perché, come ha detto Trump, “nazioni forti devono avere confini forti”. Sfumature leggermente diverse sulla Russia. Il premier italiano ha sostenenuto che il dialogo va portato avanti e ha riconosciuto che le sanzioni “non si possono rimuovere dall’oggi al domani” ma ha sottolineato che in ogni caso “le sanzioni contro la Russia non possono costituire un fine”. Trump è stato perentorio come nel suo stile e ha tagliato corto: “Le sanzioni alla Russia rimarranno”.

Ma nelle due ore di faccia a faccia sono stati molti altri gli argomenti sul tavolo. I due hanno affrontato anche il nodo della Tap e qui si sono registrate sfumature diverse nelle loro posizioni. Per il presidente americano il gasdotto deve essere completato, “e spero che questo avverrà e che completerete il gasdotto” dice rivolto a Conte. Che da parte sua assicura che la Tap è un’opera strategica e che “può dare un contributo alla decarbonizzazione che è nel programma di governo”. Anche se ammette la preoccupazione delle comunità locali e assicura che “incontrerà personalmente i sindaci per contemperare le esigenze”. Ma Trump rimarca: “Voglio un qualcosa di competitivo e spero il primo ministro riuscirà a farlo e a completarlo”.

Altro tema, l’economia. Conte si dice “invidioso” per la crescita degli Usa ma anche “ambizioso”, perché il suo governo con “riforme strutturali” compresa quella fiscale riuscirà a far ripartire l’Italia. Trump spiega di sperare che “l’Italia avvii nuove opportunità commerciali e che aumenti la prosperità”. E aggiunge: “L’economia americana sta crescendo e crea enormi opportunità per investimenti” e io “raccomando investimenti in Italia, è un gran posto con gente grande”. E sottolinea di guardare con soddisfazione “all’apertura di nuove opportunità di commercio che riducano il deficit commerciale e aumentino la mutua prosperità”. Conte parla anche di difesa. “Quello degli F35 è un programma che è stato sottoscritto nel 2002 – sottolinea Conte – un arco notevole di tempo. Vogliamo valutare in modo responsabile questo processo e c’è già in corso un ordine che è stato fatto molto prima. Vedremo il processo in modo trasparente con l’amministrazione” assicura. Sui dazi, dal bilaterale arriva anche il via libera di Trump a Conte alle garanzie che gli interessi delle aziende italiane non vengano penalizzati, con particolare riferimento ai prodotti dell’agroalimentare.

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