Con Salvini si parla sempre e solo di guerra contro i migranti per nascondere problemi economici, le promesse elettorali di Lega e M5S. Oscurata l’assemblea delle banche. Difficoltà del Paese e crescita che rallenta

Con Salvini si parla sempre e solo di guerra contro i migranti per nascondere problemi  economici, le promesse elettorali di Lega e M5S. Oscurata l’assemblea   delle banche. Difficoltà del Paese e crescita che rallenta

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il vicepremier e ministro per lo Sviluppo economico e il Lavoro, Luigi Di Maio, dovrebbero ringraziare Matteo Salvini,  vicepremier e ministro degli Interni. Ormai ogni giorno ne inventa una. Il suo obiettivo è quello di eliminare i migranti, di impedire che neppure uno metta piede sull’italico suolo. Ormai come vede avvicinarsi una nave che ha salvato da morte sicura qualche centinaia di poveracci che fuggono da paesi in cui la vita è solo un tormento, subito fa scattare l’ordine: nei nostri porti non si entra. Prima ha proibito l’ingresso alle navi delle organizzazioni non governative, poi ha preso di mira  anche le imbarcazioni che fanno capo a flotte di altri paesi, mercantili, che si sono prodigate per salvare donne, bambini, uomini da sicura morte, poi addirittura quelle della nostra guardia costiera, leggi Marina militare, che hanno osato salvare la vita a migranti che stavano per annegare in acque in cui dovrebbero operare i guardacoste libici. Addirittura viene inventata un rissa  provocata da migranti a bordo della nave che li aveva salvati e, causa rissa, sarebbero stati in pericolo i nostri marinai. Tutte balle ma Il Salvini Matteo ha occupato la scena, occupando le televisioni. Lanciando le sue parole d’ordine, razziste, schiaffeggiando, per ora simbolicamente, i giornalisti che cercavano di fargli domande.

Il ministro degli Interni copre tutti gli spazi. Tiene banco la chiusura dei porti

Perché questa premessa? Elementare, perché ancora una volta a tenere banco sono sempre e solo le notizie che riguardano i migranti con il Salvini che copre tutti gli spazi a partire da quelli del presidente del Consiglio che, ormai, si ritiene solo un esecutore, così si evince dalle intervista che rilascia, dei progetti che portano il timbro dei vicepremier Salvini, appunto, e Di Maio. Il vicepremier, capo della Lega, con il suo operato, con il suo accanimento, giorno e notte, notte e giorno, tiene banco e fa apparire il problema della caccia al migrante, la chiusura dei porti italiani quello fondamentale di questa legislatura. Copre il ruolo di presidente del Consiglio, Conte neppure ci prova ad esercitare quei poteri che la Costituzione gli attribuisce, copre, di fatto il fallimento del vicepremier, Luigi Di Maio, il pentastellato, nelle cui mani ci sono i problemi economici e sociali, le promesse sullo sviluppo economico, il decreto, pomposamente denominato “dignità” per dare a tutti un lavoro, il reddito di cittadinanza e  altre meravigliose promesse per combattere la povertà. Bene, anzi male. Del decreto “dignità” si sono perse le tracce. Addirittura il sottosegretario Galli, che dovrebbe essere il primo collaboratore del vicepremier e ministro, fa sapere che  il testo va rivisto. Già, il testo? Ma esiste? Cosa ha approvato il Consiglio dei ministri? Forse solo alcune generiche indicazioni. Lo stesso Di Maio pare sia caduto dalle nuvole quando ha appreso che il decreto deve avere la “bollinatura” da parte della Ragioneria.

Il decreto “dignità” ancora in alto mare. I leghisti: tornino i voucher

Manca la relazione tecnica. Occorre, prima dell’invio al Colle, del visto di conformità, l’accertamento della copertura finanziaria. Non solo, la Costituzione prevede che  il decreto non può entrare in vigore senza l’approvazione da parte delle Camere. La conferenza dei capigruppo ha deciso per il 24 luglio l’apertura della discussione, due giorni di discussione e poi la votazione. Ma non si conosce ancora quale sarà il testo che verrà presentato. Già, c’era  Salvini, ha messo pure lo zampino, direttamente e non solo attraverso il suo sottosegretario, un vero e proprio guardiano di Di Maio sul decreto proponendo il ritorno ai voucher.

Tutto questo oscura un avvenimento di grande importanza. Parliamo della assemblea dell’Abi, l’associazione dei bancari di cui è presidente Antonio Patuelli, riconfermato alla unanimità per il prossimo biennio. Una assemblea che ha visto un confronto reale su un problema che è stato ed è al centro non solo del complesso della situazione economica del nostro Paese, del ruolo di un sistema che ha dovuto affrontare una grave crisi, colpiti i risparmiatori.

Savona. L’Italia deve essere pronta tutto. Perché il piano B

È stata anche un’occasione per il ministro dell’Economia, Tria, di far sentire la sua voce, proprio mentre a livello europeo le acque sono mosse, vedi grandi manovre che si stanno sviluppando, la vicenda del governo inglese, per quanto ci riguarda la messa a punto del documento di Bilancio, l’euro che vacilla, tanto che il ministro degli Affari europei Paolo Savona ha spiegato la sua posizione in merito all’interrogativo sull’uscita dell’Italia dall’Eurozona. “L’Italia – dice – deve essere pronta a tutto. Potremmo trovarci in una situazione nella quale non saremo noi a decidere, ma saranno altri. Per questo dobbiamo essere pronti a ogni evenienza”. Sulla possibilità di un piano B per l’abbandono della moneta unica, ha aggiunto: “Una delle mie case, Banca d’Italia, mi ha insegnato che non ci si deve preparare a gestire la normalità, ma l’arrivo del cigno nero, lo shock. La mia posizione del ‘piano B’, che ha alterato la conoscenza e l’interpretazione delle mie idee, è essere pronti a ogni evento”.

Patuelli. Il sistema italiano ha sopportato alti costi per affrontare la crisi

Le relazione di Patuelli è stata, di fatto, il primo atto pubblico dopo una campagna elettorale in cui la crisi delle banche, il dramma, le proteste dei risparmiatori, hanno avuto un ruolo non secondario,  dopo il lavoro svolto dalla commissione di indagine parlamentare. Il presidente dell’Abi afferma che il sistema italiano “ha supportato alti costi per affrontare la crisi, 12 miliardi per i salvataggi e per i nuovi fondi europei nazionali di garanzia”. Ancora: “Il peso maggiore della crisi l’hanno sostenuto le banche, compresse da tassi infimi e da norme in continuo mutamento, talvolta anche da eccessi di burocratizzazione”. Insomma, banche vittime e non carnefici, costrette a sottostare a doppie legislazioni (nazionali e europee), e a regole spesso penalizzanti per il nostro Paese. Rivendica senso di responsabilità e sensibilità sociale, e   ringrazia il sindacato per le intese raggiunte,  ricevendo l’apprezzamento   di Cgil, Cisl e Uil. Per quanto riguarda l’inchiesta parlamentare dice di aver letto attentamente il documento conclusivo.

“Le crisi – afferma – hanno riguardato solo 11 unità (una minoranza dei 400 gruppi presenti nel Paese). L’esborso dello Stato è stato inferiore a quello di altri partner europei”. Poi, la critica alla direttiva sul bail in, senza una fase transitoria. Infine un richiamo alla questione morale: “Le banche sane sono moralmente parte civile, avendo subito i danni delle crisi bancarie. La stella polare che deve guidare chi ha in mano l’agenda economica del Paese si chiama prudenza. Niente azzardi. Servono, al contrario, equilibrio e lungimiranza”.

Visco (Bankitalia). Tenere sotto controllo l’equilibrio dei conti pubblici

Subito dopo, molto atteso, prende la parola il governatore di Banca Italia Ignazio Visco. Subito un avvertimento, senza mai nominarlo ma l’indirizzo è chiaro, il governo gialloverde: occorre porre “attenzione all’equilibrio dei conti pubblici e alla necessità di tenere sotto controllo la dinamica del rapporto tra debito e prodotto”.  Flat Tax e reddito di cittadinanza sono presi di mira dal governatore. Il sentiero è stretto, se si va fuori c’è il rischio di “tensioni” e “possibili crisi”. Poi parla di “debolezze dell’economia italiana non  ancora archiviate”. E avverte che “è cruciale completare le riforme avviate per ‘ridurre le fragilità’: riforme che hanno perso slancio per i timori sui costi, spesso immediati, e i dubbi sui benefici, che maturano gradualmente e con tempi relativamente lunghi”. E lancia un allarme: “In queste condizioni, davanti a una nuova crisi saremmo oggi molto più vulnerabili di quanto lo eravamo dieci anni fa”. Una vulnerabilità che rischia di trasformarsi in crisi se si pensa solo a mettere in campo “le politiche di sostegno della domanda, da dosare con cura”. Così “non si esce dalla trappola della bassa crescita”. E parla di “attenzione, lungimiranza, prudenza  per uno sviluppo duraturo e sostenuto”. Parla della “importanza di un orientamento prudente e bilanciato nella politica economica” e indica  come segnali  negativi “il rallentamento della crescita nei primi mesi del 2018, i rischi legati ai dazi”.

Tria: per le riforme gradualità, obiettivi e scadenze intermedie e finali

Giovanni Tria, il ministro del Tesoro si presenta per la prima volta ad una assemblea dell’Abi. Condivide le valutazioni del governatore Ignazio Visco, invia un segnale, un avvertimento per meglio dire, a Salvini e Di Maio e, tramite loro, al presidente del  Consiglio. Parla di “tempi realistici” per le riforme di cui parla il “contratto di governo” cui si richiamano i due vicepremier. “Il disegno riformatore – sottolinea – sarà efficace se saprà individuare gli strumenti più adatti, definendo un percorso realistico di obiettivi e scadenze intermedie e finali, mantenendo il percorso di riduzione del debito pubblico ed evitando un’inversione di tendenza nell’aggiustamento del saldo strutturale, pur valutando quale sia la dinamica temporale più adatta”.

Altro tema molto importante riguarda l’Europa e l’Unione bancaria. I tedeschi vorrebbero limitare l’esposizione dei gruppi del credito in titoli pubblici, ma la cosa non piace ai gruppi italiani tra i più esposti in bond di Stato. Visco boccia la proposta. “Sarebbe illusorio – dice – pensare che il legame tra rischio sovrano e rischi bancari si possa restringere con interventi che spingano a ridurre la loro esposizione diretta”. Il ministro Tria sull’Unione bancaria afferma che “I tempi sono maturi per la condivisione dei rischi, tuttavia la condivisione non deve essere a qualunque prezzo. È necessario coniugare la necessità di contenere l’azzardo morale con la salvaguardia della stabilità finanziaria che può essere minacciata in alcuni casi da interventi di bail in”. Su questi temi si discuterà in Europa nei prossimi mesi. Entro fine anno si conta di arrivare a una conclusione. E saranno anche i mesi più “caldi” per le politiche di bilancio. “Su questi temi – ha detto Tria – il nuovo governo si misura attentamente perché li ritiene cruciali per le prospettive future dell’Eurozona”.

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