Turchia. Elezioni presidenziali e legislative. Erdogan rieletto col 52,5%, e resterà in carica fino al 2023. Ma l’opposizione protesta

Turchia. Elezioni presidenziali e legislative. Erdogan rieletto col 52,5%, e resterà in carica fino al 2023. Ma l’opposizione protesta

I risultati ancora non sono ufficiali, e fino all’approvazione da parte dell’authorithy turca per le elezioni non lo saranno, ma Recep Tayyip Erdogan, il presidente turco uscente, ha rivendicato la vittoria rigettando ogni accusa di brogli. Tanto basta per dire che sarà lui, il ‘sultano’, a traghettare la nazione fino al centenario della nascita della Repubblica, nel 2023. E che ormai lui è avviato a superare il fondatore della odierna Turchia Mustafa Kemal Ataturk, il leader più longevo del secolo scorso. Una vittoria che porta in dote ad Erdogan i superpoteri previsti dalla riforma presidenziale da lui stesso voluta e approvata dal referendum dell’aprile 2017; una vittoria di misura in un referendum sulla sua persona, rispetto al quale il presidente turco, con il 52,5% ottenuto oggi ha pure recuperato un 1%, più che sufficiente a mandare al tappeto l’agguerritissimo sfidante repubblicano. Muhaarrem Ince, con il 30% dei voti, non è infatti riuscito a trascinare Erdogan nel pantano del ballottaggio, ma sicuramente ha conquistato la leadership del proprio partito.

L’8,2% del leader filocurdo Selattin Demirtas, è invece auspicabile rappresenti un passo verso la liberazione dell’ex segretario Hdp, in carcere dal 4 novembre 2016 con accuse di terrorismo. Sotto le aspettative, al 7,3%, la lady di ferro Meral Aksener, fondatrice del “Buon Partito” Iyi parti, nato da una scissione dai nazionalisti dell’Mhp, alleati tout court di Erdogan. Sicuramente meno atteso della vittoria di Erdogan è il risultato delle elezioni parlamentari. La maggioranza (53,6%) va alla coalizione formata dall’Akp di Erdogan, al 42,4% e i nazionalisti dell’Mhp all’11.2%. Un risultato che garantisce 342 seggi (molto oltre la maggioranza assoluta, 301 seggi) del nuovo Parlamento turco, che in virtù della riforma dello scorso anno passa da 550 a 600 parlamentari. Da notare che la maggioranza assoluta è garantita solo in virtù dell’alleanza Akp-Mhp, con il partito di Erdogan comunque lontano dai tempi in cui otteneva da solo la maggioranza assoluta e l’Mhp era all’opposizione. Doveva essere l’Akp del presidente a salvare gli stanchi eredi dei ‘lupi grigi’, dati ormai per morti dopo la scissione della Aksener; e invece con l’11% dei voti Mhp ha salvato Erdogan da una coabitazione con un governo di coalizione la cui sola ipotesi, nonostante le aperture del presidente, si presenta ricca di incognite in partenza. Al 34,17% la coalizione formata dai repubblicani del Chp (22,7%), l’Iyi parti di Meral Aksener (al 10%) e i conservatori di Saadet, che superano di poco l’1%. A questa seconda coalizione saranno assegnati 191 seggi. Intramontabile rimane in Turchia il sentimento nazionalista, con i due partiti che si professano eredi dei ‘lupi grigi’ che superano il 10%. Se si sommassero i voti di Mhp e Iyi parti l’ultradestra turca supererebbe il 20% dei consensi.

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