Salvini Matteo, alla Confesercenti promette di tutto di più. Parla come se fosse il capo del governo. E fa anche la vittima: “In 12 giorni sono invecchiato”. Grida e fa sceneggiate. Il Parlamento una piazza dove tenere un comizio

Salvini Matteo, alla Confesercenti promette di tutto di più. Parla come se fosse il capo del governo. E fa anche la vittima: “In 12 giorni sono invecchiato”. Grida e fa sceneggiate. Il Parlamento una piazza dove tenere un comizio

Salvini Matteo forse non ha ancora capito cosa significa essere un ministro, un membro del governo. Forse non lo capirà mai perché lui è perennemente in campagna elettorale.  Ovunque si trova, fa comizi, alza la voce, grida. Promette mari e monti, ma, per favore, va dicendo a platee compiacenti, in testa  Confcommercio, Confindustria un po’ meno, Confesercenti, prudente quello che promette “non accadrà domani mattina, datemi tempo, sono al governo da 12 giorni”. Poi, quasi scherzando, ma lui fa finta di scherzare perché è un duro, guardate la mascella quando parla, dice che “in 12 giorni sono invecchiato”. Grida e fa sceneggiate anche in luoghi in cui non dovrebbe proprio farlo, un ministro dovrebbe rispondere del proprio operato al Parlamento. Per lui Senato e Camera sono solo “piazze” dove tenere il comizio giornaliero. Dopo la sceneggiata alla Confesercenti è corso al Senato dove doveva rispondere del suo operato, la vicenda dell’Aquarius, più di seicento persone, donne e tanti bambini, costretti a sopportare disagi, sofferenze, abbandonati in mezzo al mare, perché lui, il Matteo, doveva fare la  sua sceneggiata giornaliera, avendo scambiato Palazzo Madama, il luogo più elevato della vita politica, per una piazza dove tenere un comizio, gridare ai quattro venti che lui non può più vedere bambini che muoiono in mare.  Ma ha costretto i migranti a quattro giornate terribili, venti fortissimi, onde alte, prima di arrivare a Valencia sarà un supplizio, una tortura. C’è un articolo della Costituzione secondo cui il presidente del Consiglio dirige la politica generale e ne è il responsabile, mantiene l’unità di indirizzo politico e amministrativo, promuove e coordina l’attività dei ministri. Ancora: la politica generale del governo viene determinata collegialmente dal Consiglio dei ministri attraverso le sue deliberazioni.

Il ministro dell’Interno indica la tabella di marcia del governo

Ma Salvini, così come di Maio, l’altro vice premier, si muove per conto suo. Il vice premier, ministro dell’Interno, di fatto, è il presidente del Consiglio. Insomma la realtà è che abbiamo due reali presidenti i quali si spartiscono la scena, con Salvini che sempre più occupa spazi che non dovrebbe occupare e il professor Conte, il presidente, quello cui il capo dello Stato ha affidato l’incarico che sembra nascondersi sempre più.

Il ministro dell’Interno, di fatto, in un veloce intervento alla assemblea della Confesercenti, ha indicato la tabella di marcia del governo, all’insaputa degli altri ministri, dello stesso vicepremier Di Maio e, di sicuro, del presidente Conte. Promette di “smontare pezzo per pezzo la Legge Fornero, introducendo subito la quota 100: 41 anni di anzianità contributivo penso siano sufficienti”. Salvini non sa, o fa finta di non sapere, che una reale riforma delle pensioni non si ferma alla “quota 100”. Deve riguardare la struttura attuale del sistema pensionistico. Ma lui non bada ai particolari. Orologio alla mano perché è atteso al Senato assicura che l’Iva non aumenterà. Come si evita? Non lo dice. Non lo sa. La Flat Tax “vedrà la luce presto”. Ripete a pappagallo quanto si legge sui giornali. Sarà impostata nel 2018 e, parlando a una associazione di commercianti, fa presente che si partirà dai redditi degli imprenditori per arrivare a quelli delle famiglie. Terzo, cedolare secca e stop al pagamento dell’Imu per i negozi sfitti, definito “una follia” dal vicepremier. Quarto, “nessun limite alla spesa per denaro contante: ognuno è libero di pagare come vuole e quanto vuole”. Olè, ognuno faccia il comodo suo. Lui per primo dà l’esempio.

Dodici domande di Confesercenti al governo.  Le  risposte  non arrivano

La presidente di Confesercenti, Patrizia De Luise, nella sua relazione aveva presentato un quadro della situazione del commercio con molti interrogativi rivolti al governo. Aveva fatto presente che negli ultimi 10 anni oltre 630.000 imprese “non ce l’hanno fatta, hanno chiuso i battenti”. Al governo  chiede che si passi dalle parole ai fatti, perché finora l’incertezza politica “si è innescata su un rallentamento dell’economia già in atto prima delle elezioni del 4 marzo, con un risultato che lascerà il segno, bruciando 5 miliardi di crescita del Pil”. Poi una domanda che non ha avuto risposta perché il Salvini doveva relazionare al Senato sul suo operato nei confronti della “vicenda Aquarius”. La prima di dodici domande riguardava proprio l’Iva. “Siamo tranquilli?”. “L’aumento – ha detto – brucerebbe più di 20 miliardi di consumi delle famiglie”. “Se non ripartono i consumi ben difficilmente miglioreranno le performance economiche del Paese”. Sul fronte della Flat Tax, De Luise afferma che “potrebbe essere una rivoluzione positiva per tutti, il suo impatto però deve essere tale da rigenerare il motore dell’economia interna. Va però resa compatibile con esigenze di bilancio e deve garantire equità”. Ma serve anche semplicità nel fisco: “Una riforma fiscale intesa a ridurre il livello di prelievo ed il numero degli adempimenti gravanti sui contribuenti, è decisiva per liberare la capacità di spesa delle famiglie e delle imprese. La riduzione della pressione fiscale sulle imprese è una esigenza non più rinviabile – ha aggiunto -. Un prelievo enorme che, tra imposte centrali e locali, va oltre il 60% del reddito prodotto. I tributi locali sono diventati un incubo. Il loro peso negli anni si è fatto asfissiante, oltre 40 miliardi in venti anni, una media di 2 miliardi l’anno”. La presidente De Luise, pensiamo, dovrà attendere molto per vedere qualche risposta. Anche perché in un paese gravato da un debito pubblico che non accenna a diminuire, con l’occupazione che vede crescere solo i contratti a tempo determinato, con un “libro dei sogni”, perché di questo si tratta, sul quale sono scritte tutte le promesse del governo per un costo di circa 150 miliardi, difficile che il “contratto” fra grillini e leghisti vada in porto. Magari ci vorrebbe una drastica diminuzione della evasione fiscale che sale sempre più in alto, fondamentale per affrontare i tanti problemi del nostro Paese. Ma se ne parla sempre meno. Il governo addirittura tace.

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