Nave Aquarius, iniziato il trasbordo su due navi militari, direzione Valencia. Polemiche con Macron, che sbaglia. Sostegno dal gruppo razzista di Visegrad a Salvini: la vera posta in gioco, con chi stiamo?

Nave Aquarius, iniziato il trasbordo su due navi militari, direzione Valencia. Polemiche con Macron, che sbaglia. Sostegno dal gruppo razzista di Visegrad a Salvini: la vera posta in gioco, con chi stiamo?

Il trasbordo dei migranti della nave Aquarius bloccata al largo delle coste maltesi sulle due navi militari italiane ha avuto nella serata di martedì. In serata erano già 280 i migranti trasferiti dall’Aquarius alle due navi della Guardia Costiera e della Marina che accompagneranno la nave delle Ong in Spagna al termine di un viaggio lunghissimo che durerà almeno cinque giorni, e in condizioni meteorologiche avverse. “Le operazioni stanno procedendo nella massima tranquillità e la situazione è sotto controllo – dice Alessandro Porro, membro del team di Sos Mediterranee a bordo – I nostri mediatori culturali sono stati molto bravi a dare alle persone messaggi rassicuranti, dicendo loro che le tre imbarcazioni arriveranno tutte nello stesso porto e non ci saranno famiglie separate”. “Finalmente – aggiunge – dopo due giorni di stand by finalmente sta succedendo qualcosa”.

Le ragioni vere dell’accanimento di Salvini contro le Ong e la nave Aquarius: il potere a Roma e l’adesione al gruppo di Visegrad

Com’è ampiamente noto, lo stand by dell’Aquarius è stato deciso da un atto del ministro dell’Interno Salvini di chiusura dei porti italiani alle navi delle Ong battenti bandiera estera, molto eccepibile sul piano costituzionale, del diritto internazionale e delle competenze definite per ciascun ministro, soprattutto perché a dare il via alle procedure di ricerca e salvataggio alla nave Aquarius era stato il Comando centrale di Roma. Toccava insomma al ministro Toninelli decidere sulla chiusura dei porti, non a Salvini. Ma Toninelli e l’intero gruppo dirigente dei 5Stelle hanno subito le decisioni di Salvini, e le hanno perfino sostenute, riprendendo quello sciagurato giudizio che il loro leader Di Maio rese noto qualche tempo fa. Secondo quest’ultimo, le navi Ong sono “i taxi del mare”, e per Salvini sono invece “vice scafisti”. Con un colpo di mano clamoroso, antidemocratico, impietoso e crudele si sono cancellati i meriti umanitari di tantissimi volontari, europei (il 47% dei salvataggi in mare avviene grazie a loro), il diritto del mare, le indicazioni dell’Unhcr, la sezione Onu che assiste i profughi. Il perché l’abbiano fatto è chiaro ormai per due ragioni. La prima: la consapevole confusione tra governo e potere, soprattutto da parte di Matteo Salvini, premessa di un pericoloso tentativo di portare l’Italia verso il baratro di un moderno autoritarismo, confermato, tra l’altro dalla curiosa e sbagliata decisione di far presiedere a lui l’informativa sull’Aquarius dinani al Parlamento convocato a partire da mercoledì mattina.

L’appoggio dei quattro di Visegrad al governo Salvini. Questo è il vero enorme problema dell’Italia

La seconda l’abbiamo scoperta quando abbiamo letto le dichiarazioni di appoggio a Salvini di due campioni inflessibili del razzismo e dell’intolleranza europea, il presidente ungherese Orban e quello slovacco Pellegrini. Stando alle loro parole, di fatto l’Italia è entrata a far parte del gruppo di Visegrad, i quattro paesi più inospitali d’Europa: Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Polonia. Ecco un esempio delle parole farneticanti di Orban, a “sostegno di Salvini”: “dobbiamo mettere fine alla politica del salvataggio di tutti quelli che si gettano in acqua: la guardia costiera o la polizia li soccorrono e li mandano sul territorio dell’Ue. Devono essere messi in hotspot fuori dall’Ue – ha aggiunto Pellegrini – ci rifiutiamo di far arrivare migranti nei nostri paesi”. “D’altra parte contribuiremo alla difesa dei confini con soldati e poliziotti, possiamo finanziare questa difesa e aiutare i migranti sul posto”, ha aggiunto. Come si vede, le posizioni di Visegrad e quella di Salvini si sovrappongono e coincidono in modo perfetto. Peccato che i democratici 5Stelle non abbiano nulla da obiettare su questo endorsement che proviene dal gruppo di Visegrad al governo presieduto, egemonizzato, guidato e posseduto ormai da Matteo Salvini.

Le polemiche contro le sciagurate posizioni di Macron e di En Marche, una mano a Salvini

Alla luce di queste considerazioni, appaiono poca cosa le polemiche sollevate contro il presidente della Repubblica francese Macron e del presidente del Consiglio Edouard Philippe, i quali, per evitare ogni equivoco, hanno perso un’occasione per stare zitti. Da parte italiana c’è stata “una forma di cinismo e di irresponsabilità”: questo il pensiero del presidente francese Emmanuel Macron, riportato dal portavoce Benjamin Griveaux al termine del Consiglio dei ministri a Parigi. Nel corso della riunione del governo transalpino l’inquilino dell’Eliseo ha reso omaggio al coraggio mostrato dalla Spagna, ricordando – sempre secondo quanto riportato da Griveaux – che in base al diritto marittimo è “sempre la costa più vicina ad assumere la responsabilità dell’accoglienza”. In precedenza, parole ancor più forti erano state espresse dal portavoce di En Marche Gabriel Mattal, nel corso di un’intervista alla tv Public Sénat, il quale ha definito “da vomitare” la posizione dell’Italia in tema di migranti. Avrebbero fatto meglio a non parlare, perché così hanno nuovamente alimentato quel fumo mediatico che punta a nascondere cosa davvero l’entità del problema. I francesi hanno dato così al governo italiano una grossa mano, pur sapendo che essi stessi hanno operato per la chiusura delle frontiere ai migranti, a Ventimiglia, a Bardonecchia, nei porti d’attracco. Così, il sostegno dei paesi di Visegrad, vera enorme questione diplomatica, è passata in secondo piano. Un vero colpo di genio da parte di Macron. Naturalmente, tutti indignati nel governo italiano, da Conte ai grillini e ai leghisti, che così passano pure per eroi risorgimentali contro la perfida “ipocrisia” francese. E la crisi diplomatica con la Francia rischia perfino di far saltare l’incontro bilaterale Conte-Macron previsto all’Eliseo per venerdì. Ma è solo una cortina fumogena, sotto la quale c’è la totale subalternità alle tesi dei quattro di Visegrad.

A Valencia invece si muove la macchina dell’accoglienza, grazie al governo socialista di Sanchez 

E così mentre a Roma e a Parigi fingono di darsele, Valencia si prepara ad accogliere gli oltre 600 migranti che a bordo dell’Aquarius e delle altre due navi, arriveranno da Malta. L’attracco è previsto per sabato, al massimo domenica mattina a seconda delle condizioni meteo. Ma la macchina dei soccorsi si è già messa in moto con sei dei ministri del nuovo esecutivo di Pedro Sanchez coinvolti nell’operazione di accoglienza, scattata dopo che l’Italia ha negato l’approdo alla nave noleggiata da Msf. A cominciare dal ministro della Difesa, Margarita Robles, che ha offerto la collaborazione della Marina spagnola nel caso fosse necessario mentre sarà la vicepremier Carmen Calvo a coordinare le operazioni: raggiungerà Valencia dopodomani e farà da regia all’accoglienza ‘per ragioni umanitarie’, su mandato dello stesso Sanchez. Ed è già partita la corsa alla solidarietà con una dozzina di comunità autonome che si sono offerte di ospitare i migranti, seguite da oltre duecento comuni, tra i quali quelli di Madrid e Barcellona. A Valencia sarà la Croce Rossa la responsabile del dispositivo di prima accoglienza, ha spiegato Monica Oltra, vicepresidente della Generalitat Valenciana: preparerà letti, cibo e assistenza medica. Il consigliere per la Giustizia, Gabriela Bravo, ha annunciato che la Generalitat ha predisposto la presenza di traduttori, avvocati e funzionari per accelerare le procedure legali legate allo sbarco, così da verificare la possibilità di applicare lo stato di ‘rifugiato politico’, che scatta in caso di fuga da paesi in guerra o in caso di catastrofi naturali. E per i 123 minori non accompagnati, al fine di accertare l’età anagrafica, sono stati predisposti anche specifici esami medici.

Il Consiglio dei ministri completa la squadra di governo con 6 viceministri (tutti M5S) e 39 sottosegretari

Così, mentre il mondo intero, tranne quelli di Visegrad, assiste con la giusta pietas al destino dei 629 profughi, a Roma, a Palazzo Chigi, sistemata la Francia, si litiga sulla squadra di governo, o meglio di sottogoverno, con la definizione di ben sei viceministri, e una trentina di sottosegretari. In tarda serata è stato convocato il Consiglio dei ministri che ha approvato i nomi seguende pedissequamente il manuale Cencelli della Prima Repubblica (alla faccia del governo del cambiamento. Una squadra di 39 sottosegretari, e 6 viceministri, nessuno dei quali della Lega. E’ questo il team del ‘sottogoverno’ gialloverde nominato questa sera in Cdm che vede molti parlamentari, ex candidati ministri e non eletti lo scorso 4 marzo. Sono 25 i sottosegretari indicati dal M5s, 17 dalla Lega e 2 tecnici, uno dal Maie. – ESTERI: vanno Emanuela Del Re, a suo tempo candidata a dirigere la Farnesina nel governo ‘ombra’ M5s. Esperta di geopolitica e docente di Sociologia politica. Arriva alla Farnesina anche l’ingegnere informatico Manlio di Stefano, uno dei più convinti fautori di un rapporto disteso con la Russia. Agli esteri vanno anche l’italo-argentino Ricardo Antonio Merlo, fondatore del Movimento Associativo Italiani all’Estero e Guglielmo Picchi, consigliere di Salvini per la politica estera. – INTERNI. La squadra sarà composta da 4 sottosegretari: il leghista Nicola Molteni, fino a questa sera presidente della Commissione speciale e il collega Stefano Candiani. Luigi Gaetti e Carlo Sibilia vanno per il M5s. – GIUSTIZIA: solo in due andranno a coadiuvare il ministro Alfonso Bonafede. Il pentastellato Vittorio Ferraresi e per la Lega Jacopo Morrone. – DIFESA: arrivano il 5 Stelle Angelo Tofalo e per la Lega Raffaele Volpi. – MEF: arrivano due viceministri, la 5 Stelle torinese Laura Castelli e per il Carroccio Massimo Garavaglia. Sottosegretari Massimo Bitonci della Lega e Alessio Villarosa del M5s. – Sviluppo Economico. Il M5s porta l’avvocato Andrea Cioffi e Davide Crippa, la Lega Dario Galli e Michele Geraci, docente legato a doppio filo con la Cina. – AGRICOLTURA: ecco Franco Manzato e Alessandra Pesce, candidato ministro nel governo ‘ombra’ M5s. – AMBIENTE: sono nominati Vannia Gava e Salvatore Micillo. – INFRASTRUTTURE: va il 5 Stelle Michele Dell’Orco (non eletto) e i leghisti Edoardo Rixi e Armando Siri, il teorico della flat tax. – LAVORO: Claudio Cominardi e Claudio Durigon per la Lega si aggiungono alla squadra – ISTRUZIONE: il M5s porta l’economista di Pretoria Lorenzo Fioramonti e il superpreside brindisino Salvatore Giuliano – CULTURA E TURISMO: la leghista Lucia Borgonzoni, nipote del pittore e partigiano Aldo Borgonzoni e il 5S Gianluca Vacca – SALUTE. Va il patologo Armando Bartolazzi voluto da Di Maio nel governo ombra M5s e il leghista Maurizio Fugatti. – RAPPORTI CON IL PARLAMENTO: Guido Guidesi, Vincenzo Santangelo e Simone Valente. – PA: Mattia Fantinati – AFFARI REGIONALI: Stefano Buffagni. Commercialista era dato in pole per il Mise poi sembrava essere stato escluso. – SUD: Giuseppina Castiello; – FAMIGLIA: Vincenzo Zoccano, non vedente e al vertice Forum Italiano sulla Disabilità – AFFARI EUROPEI: arriva il magistrato Luciano Barra Caracciolo. – EDITORIA: Vito Claudio Crimi; fu primo capogruppo M5s assieme a Roberta Lombardi – PARI OPPORTUNITA’: Vincenzo Spadafora. Braccio destro di Di Maio e un passato come Garante dell’Infanzia.

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