Leghisti e grillini: parvenu senza pudore peggio della vecchia Dc. Di Maio coccola i commercianti, tutti onesti. Evasione fiscale? Abbatteremo i controlli. Salvini: rinchiudiamo i migranti. Casalino portavoce di Conte: ufficio troppo piccolo

Leghisti e grillini: parvenu senza pudore peggio della vecchia Dc. Di Maio coccola i commercianti, tutti onesti. Evasione fiscale? Abbatteremo i controlli. Salvini: rinchiudiamo i migranti. Casalino portavoce di  Conte: ufficio troppo piccolo

Neppure i più incalliti ministri democristiani quando partecipavano ad assemblee o iniziative delle associazioni di imprenditori, quando inauguravano qualcosa, un  quartiere popolare, un ponte, una strada, tutta edilizia pubblica, oppure quando partecipavano ad iniziative nel segno della riforma agraria, raggiungevano vette di propaganda, sfacciata e volgare, di cui sono capaci i parvenu grillini e leghisti che hanno conquistato i posti di potere. Si racconta che nell’occasione della visita di un ministro, forse addirittura del  presidente del Consiglio, nelle campagne in cui  la riforma faceva i primi passi, per far vedere che la cosa funzionava venivano trasportati buoi e mucche da una stalla all’altra. E gli scriba di allora spargevano elogi, incensavano i ministri. I parvenu di oggi, in particolare Di Maio e Salvini, superano tutti. In due o tre giorni hanno promesso mari e monti, di tutto, di più. Il presidente del Consiglio nei loro confronti è poco più di un principiante. Le sue gaffe danno modo agli scriba di prenderlo in giro, di raccontare i suoi balbettii, i “sono stato frainteso”.

Gli incidenti di percorso del premier sono ormai all’ordine del giorno

O peggio, quando Conte ha parlato dei delitti di mafia ha ricordato un “congiunto” del Presidente della Repubblica, dimenticando che quel congiunto era Piersanti. Oppure fanno passare per dimenticanze, “poverino non è abituato”, il fatto che nell’intervento con cui ha presentato alle Camere il “contratto” ha omesso di parlare di scuola, Mezzogiorno, infrastrutture, la parola pace non l’ha neppure sfiorata. L’ironia, nei media, prende il posto di una critica, critica nel senso autentico di questa parola, attenta al “contratto”, alle politiche che stellati e leghisti hanno concordato in sede privata, la flat tax in primo luogo che fa i ricchi più ricchi i poveri ancora più poveri, affidando poi all’ottimo professor-avvocato Giuseppe Conte la “presentazione” del tutto. Di Maio vigila, stando alla sua destra, non gli toglie gli occhi  di dosso. Il giorno dopo, le gaffe del capo del governo si traducono nei titoli di giornale, dei giornaloni, che salvo qualche eccezione cominciano a guardare con qualche  simpatia ai nostri eroi. In fondo una gaffe non si nega a nessuno. Ironia per   il capo del governo. Si diverte lo scriba, quello, si diverte il lettore. Si dimentica per esempio che l’altro guardiano di Conte, Salvini ha annunciato il carcere, perché di questo si tratta, per migliaia di migranti in attesa che qualcuno decida la loro sorte. In tutte le Regioni un campo di concentramento perché non è lecito che questi migranti se ne vadano a giro nelle nostre città, a compiere reati, spacciare droga magari, far paura alla “nostra gente”. Un pensierino anche ai rom ed ai sinti, gli zingari da chiudere in qualche campo. La senatrice Liliana Segre  in uno splendido intervento in Aula al Senato ricorda “quei rom morti nel mio lager ma dirò no finché vivo alle leggi speciali”. In aula tutti in piedi, ma passate poche ora da questo intervento il Salvini detta la sua legge, quella prevista dal “contratto”. Dal canto suo il Di Maio sembra uscito da un grande magazzino dove si vendono capi di moda, firmati non si sa bene da chi, mentre i media raccontano le gaffe del presidente, sparge promesse a piene mani, peggio, appunto, di un vecchio, incallito democristiano di altri tempi.  Già aveva sistemato la partita con Marchionne,  ringraziandolo pubblicamente, nel giorno in cui aveva presentato il piano  industriale annunciando che i debiti erano stati coperti e ora Fca, con gli stabilimenti italiani, ex Fiat avrebbe preso il volo. Il vicepremier dimenticava che sempre in quel giorno i lavoratori, per iniziativa di Fiom Cgil, davano vita a manifestazioni, assemblee, scioperi in tutte le fabbriche del gruppo dove la cassa integrazione è stata ed è ancora sfruttata al massimo, così come i contratti di solidarietà. Insomma il futuro ha un volto ignoto.

Il vicepremier elimina la intermediazione

Ma Di Maio stava preparando il suo capolavoro: ignorare i sindacati, eliminare la intermediazione, il ruolo dei corpi intermedi e passare direttamente al rapporto con i padroni e le loro associazioni. L’assemblea di Confcommercio è stata l’occasione per lanciare il suo “proclama”, da ministro del Lavoro e da ministro per lo Sviluppo oltre a vicepremier, lasciando a Salvini il lavoro sporco contro i migranti ed i rapporti con personaggi tipo l’ungherese Orban, capofila del razzismo e dell’estremismo di destra in Europa. Il giorno prima dell’assemblea di Confcommercio uno stretto “amico” e sostenitore di Renzi Matteo, Oscar Farinetti, presidente di Eataly, leggi grande ristorazione, aveva dichiarato: “Se uno perde, significa che errori ne ha fatti, mi dispiace per Matteo Renzi, ma questa è la politica”. Ed ha proseguito spiegando il suo distacco da Matteo. “Lega e 5 Stelle? Paradossalmente ora tifo per questo governo, perché c’è e deve rilanciare il Sud e creare lavoro”. Si potrebbe ribattere che nel “contratto” il Sud non c’è e il professor-avvocato Conte Giuseppe non l’aveva mai nominato. Ma non è questo il punto. Di Maio si è presentato alla assemblea della Confcommercio dicendo ciò che gli associati avevano voglia di sentirsi dire, quasi fossero una categoria speciale di cittadini. Il vicepremier li ha accontentati offendendo tutti gli altri italiani. Inizia subito con una promessa, tanto a promettere non ci si mette niente, leggi “contratto”, libro dei sogni che vale circa 130 miliardi mentre in cassa ci sono seicento milioni. “Avete la mia parola qui a Confcommercio che l’Iva non aumenterà e le clausole di salvaguardia saranno disinnescate”.

Propaganda a buon mercato. Non costa nulla ma richiama applausi

E scoppia uno dei quindici applausi, raccoglierà anche tre ovazioni. Poi innesca il primo degli slogan preferiti: “è finita l’epoca del datore contro i dipendenti – ha detto il vice premier – tutti insieme per cambiare il paese”. Ci mancava dicesse “appassionatamente” e il quadro era completo, all’assemblea dell’associazione. Poi  il clou del suo intervento toccando corde molto sensibili. Ha detto che verranno smantellati  gli  strumenti adottati in questi anni per contrastare  l’evasione fiscale: “Aboliremo tutti gli strumenti come lo spesometro e il redditometro e inseriremo l’inversione dell’onere della prova. Perché siete tutti onesti ed è onere dello Stato provare il contrario”. Ancora: “Questo tipo di misure hanno reso schiavi quelli che producono valore”. “Noi – ha aggiunto – incroceremo tutti i dati della P.A. per dimostrare l’evasione”. A prescindere dagli strumenti, noi pensavamo che tutti i cittadini sono onesti fino a prova contraria e non solo i commercianti.
Ci siamo posti una domanda: ma visto che l’evasione fiscale ci pone fra primi posti dei paesi del mondo, ci sarà pure qualche evasore? La risposta l’ha data un imbecille ascoltato in uno dei dibattiti televisivi. Secondo costui gli evasori sono i dipendenti  pubblici. Quando gli è stato fatto notare che ciò è impossibile perché gli stipendi sono tutti registrati, allora ha parlato di “doppio lavoro”. La realtà è che dei più di cento miliardi di evasione la maggior parte deriva dal mancato pagamento dell’Iva. A buon intenditor…

Il vice premier fa sfoggio della “sua” cultura del lavoro. Mai nominati i sindacati

Di Maio, proseguendo l’intervento, ha fatto sfoggio della sua “cultura” del lavoro, di cui non fanno parte i sindacati mai nominati e  non solo in questa assemblea. Una  parola che non fa parte del suo vocabolario. “Per tutta la generazione di lavoratori fuori dalla contrattazione nazionale va garantito almeno un salario minimo, almeno fino a che non si arriva alla contrattazione”, ha affermato. Poi ha  fatto sfoggio della sua cultura: “Il lavoro nobilita l’uomo fino a che ti dà la soddisfazione di arrivare a fine mese” e invece siamo in un momento in cui “si cerca di lavorare pur guadagnando zero”. Forse non è stata posta grande attenzione a queste parole, a questo proposito ma si tratta di una iniziativa che può essere devastante. Se tu fai una legge che assicura il salario minimo almeno fino a quando non si arriva alla contrattazione il rischio è che alla contrattazione non si arriva mai. Non si capisce perché un datore di lavoro dal momento che è in regola con il salario minimo ti debba fare un regolare contratto. Il problema vero è questo perché  il salario è solo una parte di un contratto, ci sono i diritti, gli orari di lavoro, l’assicurazione. Giustamente i rider, i “ciclofattorini” che lui ha ricevuto chiedono un contratto. Non è un caso che il presidente di Confcommercio, Sangalli, abbia chiesto al ministro di reintrodurre i voucher. Di Maio fa un  intervento a tutto campo. Non dice niente sui grandi problemi che l’ltalia ha di fronte. I conti pubblici? “Vogliamo aprire un negoziato con l’Europa. Se vogliamo bene all’Italia, e noi le vogliamo bene, se vogliamo portare avanti progetti economici dobbiamo contrattare con Europa le condizioni che l’Italia non può più sostenere, dicendo anche dei no”. E sulle infrastrutture di cui il presidente Conti sorvola nei suoi interventi? Le faremo. Niente di più. E l’Ilva che Grillo e non solo lui vuole eliminare? Agiremo con senso di responsabilità. Già, Salvini, i due si tallonano e insieme tengono a bada Beppe Conte, il presidente del Consiglio il quale chiede la loro autorizzazione su ciò che intende dire. Ilministro dell’Interno ha ascoltato poche battute, stretto un po’ di mani, fatto qualche self nel retropalco, assicurato i commercianti che i migranti verranno rinchiusi nei di campi concentramento e se ne è andato a fare un comizio, a Como.

Confindustria: dal governo grandi aperture. Proposto un “patto generazionale”

Da Confcommercio a Confindustria il passo è breve. Il presidente della associazione degli industriali  assiste al comizio di Di Maio e gongola a bordo campo. “Questo è un governo che vuole cambiare in meglio il paese e noi – afferma – cercheremo di contribuire perché il cambiamento sia migliorativo e non peggiorativo. Hanno fatto grandi aperture, che generano grandi aspettative, lasciamoli lavorare”. E i giovani imprenditori nel corso della loro assemblea hanno proposto, Di Maio molto attento e, diciamo, “compreso”, un “patto generazionale”, “tre proposte le mettiamo noi, tre i parlamentari”. E la Costituzione? Che c’entra, è un’altra cosa.

Già, “lasciamoli lavorare”. Hanno capito al volo esponenti di grandi associazioni dei padroni che per loro sarà una pacchia. Altro che “cambiamento”. Per questo abbiamo deciso di pubblicare la cronaca di un evento come la assemblea di Confcommercio che in un paese normale avrebbe meritato poche righe in cronaca. Ma proprio da questa assemblea, dal primo intervento  del vicepremier e ministro duplex, più che dalle parole pronunciate alle Camere dal presidente Conte, protetto dai due “angeli custodi”, meglio si evince  la natura della alleanza fra pentastellati e leghisti.

A Palazzo Chigi portavoce inviato da Casaleggio. Nuovo arredo per l’ufficio

Già che ci siamo due parole anche per il responsabile della Comunicazione di Palazzo Chigi, Rocco Casalino, uomo di Casaleggio che aveva gestito la comunicazione di M5S. Racconta Repubblica che il Casalino, la cui notorietà è dovuta ad una partecipazione al Grande Fratello, poi lo troviamo in alcuni programmi di Costanzo e altre comparsate in televisioni  berlusconiane, in alcune locali tipo TeleNorba, faceva parte del gruppo dei “protetti” di Lele Mora. Il suo esordio a Palazzo Chigi è raccontato da Repubblica. Il Casalino, 45 anni, si presenta accompagnato dalla mamma, Mina e dal suo compagno giunti da Ceglie Messapica, provincia di Brindisi. La prima cosa che dice, entrando nel suo ufficio, è che la  stanza è “un po’ piccola per essere quella del portavoce del presidente”, l’arredamento “vecchio e da rimodernare”. E poi pensava che ci fosse anche un appartamento. Ma non c’è e la delusione raddoppia. Ha deciso che cambierà tutto. Gli è stato consigliato di rivolgersi a una nota ditta che si occupa di poltrone e sofà. Già, il “cambiamento”, lo slogan dei grillo-leghisti è meglio dei lego-grillini. Che volete più di così.

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