Alessandro Cardulli. Se la sinistra pensasse a ricostruire se stessa. E il Pd? Lasciamo perdere, è altra cosa

Alessandro Cardulli. Se la sinistra pensasse a ricostruire se stessa. E il Pd? Lasciamo perdere, è altra cosa

“Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior”. Così si esprime Catullo, grande poeta latino nel carme 85. Una reminiscenza di studi ormai lontani, che mi porto dietro e che, penso, aiuta molto nella vita. “Odio e amo”, scriveva Catullo, rivolgendosi ad un amico. “Forse chiederai come sia possibile, non so ma è proprio così e mi tormento”. Un sentimento, quello di Catullo, un dubbio che compare nelle letterature di tutti i tempi e aiuta a risolvere molti problemi  quando e se  lo vogliamo.

Catullo mi torna a mente ogni volta che partecipo a una qualche assemblea in cui Articolo1-Mdp, ma anche Sinistra italiana o Possibile di Civati, pure alcuni gruppuscoli, per carità ognuno ha diritto di vita e di cittadinanza, che si richiamano ad un comunismo chiuso in se stesso,  costruito nella loro mente, che niente ha a che vedere con la stagione di un grande partito che ha segnato la storia d’Italia, della democrazia italiana. Leggevo qualche giorno fa un articolo su La Repubblica, se non dove?, in cui un professore di Harvard, Yascha Mounk, che insegna Scienze politiche, se la prendeva con i comunisti prendendo spunto dal patto firmato il 23 agosto del 1939 dai ministri degli esteri dell’Unione sovietica e del Terzo Reich che si riunirono a Mosca segretamente per sottoscrivere il “famigerato patto rosso bruno che spianò la strada alla conquista nazista di gran parte dell’Europa centrale”. Prosegue il Mounk sottolineando che, sì provocò “una profonda crisi di coscienza fra gli attivisti fra cui i miei nonni” ma, prosegue, “trovarono un modo di riconciliare la loro coscienza con l’inammissibile. Invocarono la strategia o la necessità, il demonio del capitalismo”. Ci fermiamo qui, ricordando al Mounk, perché di Mounk ce ne sono anche in Italia, forse abitano anche in La Repubblica, sempre più segnata da un anticomunismo viscerale, che si traduce in “estremismo, sinistre radicali, massimalismo”, che riguarda tutte quelle forze politiche, quei gruppi, associazioni che, in qualche modo, a volte anche sbagliato, hanno ancora la voglia di criticare, perlomeno, il capitalismo.

Le radici del Pci, della sinistra, il contributo essenziale alla democrazia

Al Mounk vale la pena ricordare che tanti comunisti italiani sono stati protagonisti della lotta contro il nazismo e il fascismo, hanno pagato con anni di carcere, di confino, partigiani hanno organizzato e partecipato alla Resistenza, sono morti, ricordiamo per tutti i fratelli Cervi, poi le battaglie per salvare e rafforzare la democrazia in questo paese. Bene, in Italia ci sono tanti, in primo luogo anziani, che sono orgogliosi delle radici comuniste, ma anche tanti cittadini che nel corso degli anni hanno militato nel Pci di Togliatti, Longo, Berlinguer, giovani che si ritrovano ora in piccoli gruppi, in associazioni, danno vita a movimenti, “ricostruiscono” le Case del Popolo dove vivevano insieme comunisti, socialisti, organizzazioni della Cgil, Anpi, Arci, ognuna con la propria autonomia. Ci sono tanti che hanno creduto nei Ds, quando è nata la nuova formazione politica, poi nel Pd fino all’oggi, confluiti in Leu, insieme a quelli che avevano dato vita prima a Rifondazione, poi a Sinistra italiana, a Possibile di Civati, altre formazioni che  si richiamano  ad un comunismo che è esistito solo nella loro testa. Ancora. Nella sinistra sono tornati a farsi sentire i socialisti che hanno ricostruito una loro identità, partecipando a Articolo1-Mdp, dando un contributo significativo alla costruzione di una nuova sinistra, una sinistra della libertà, parola usata da Bruno Trentin, quando lavorava al “programma fondamentale”, che mette insieme uguaglianza, lavoro, diritti sociali e civili. Una parola che richiama direttamente il socialismo, le radici del comunismo italiano, del cattolicesimo democratico, la carica di democrazia che  queste forze hanno immesso nella vita del nostro Paese, nei momenti più difficili in particolare quando la parola stessa libertà veniva messa a rischio.

Il neocentrismo del Pd renziano, il distacco dalla sinistra

Da queste forze si è distaccato nettamente il Pd, un distacco sempre più evidente, mandando in soffitta politiche di sinistra per stabilizzarsi su un neocentrismo  che ha consentito a Renzi Matteo e al suo “giglio magico” di assicurarsi il governo del Paese. Poi, e non poteva essere che così, il crollo, le macerie di quello che fu. Certo, ancora convivono all’interno del partito esponenti della sinistra, ma la loro presenza finisce per essere solo una testimonianza, lo diciamo francamente una copertura per una politica, quella del Pd che niente ha più di sinistra. E qui entra in campo la famosa domanda di Lenin il “Che fare?”, scritto fra la fine del 1901 e l’inizio del 1902, così come sarebbe utile qualche richiamo a Marx, per venire più vicino a noi, a Gramsci, al suo concetto di “popolare”. Ciò tanto più vista la crisi della politica, l’esito del voto del 4  marzo che ha visto l’affermazione di forze di destra, reazionarie, della Lega di Salvini, xenofoba, di un movimento come M5S eterodiretto a distanza da una associazione privata, la Casaleggio e da un comico ormai sbracato come Beppe Grillo, che nel nome del popolo, dicono loro, maneggiano una piattaforma che decide il presente e il futuro del Paese. Sulla vicenda governo meglio stendere un velo. Si arriva così a Liberi e Uguali che deve decidere quale sia il suo destino, la sua scelta. Può essere l’unica àncora di salvezza per costruire una nuova sinistra. E qui entra in campo Catullo, il suo odi et amo. Di questa lista elettorale, perché di questo si tratta e non di un partito, che ha subito una sconfitta, senza se e senza ma, fanno parte Mdp e Sinistra italiana, Possibile si era chiamata fuori. La lista nasce male e prosegue peggio. In particolare all’interno del gruppo che proviene dal Pd c’è una componente chiamiamola “governista”, che non cessa di affermare che Mdp è una “forza di governo”.

Dalla “sinistra di governo” ai campi, aperto, progressista, aspettando Pisapia

È la “sinistra di governo”. Banalità perché qualsiasi partito, o forza politica aspira, in qualche modo a far parte del governo del Paese. Ma in coloro che in Mdp tengono molto a definirsi “sinistra riformista” per distinguersi dalla sinistra radicale, leggi estremista, queste parole sono insieme un atto di difesa della propria identità, un modo per rimanere in contatto con la e le sinistre che si muovono all’interno del Pd. In questo senso si  “inventano” i campi, aperto, progressista, democratico. Si aspetta Pisapia che non arriverà mai. E quando nasce Liberi e Uguali il rapporto con il Pd resta un argomento di fondo per gli esponenti di primo piano di Mdp. Appunto, odi et amo di Catullo. Oggi, dopo la sconfitta elettorale, il rischio di una separazione, separati in casa, fra Mdp e Sinistra italiana, Liberi e Uguali, per ragioni amministrative, resta come Gruppo alla Camera, il problema di ricostruire una forza di sinistra diventa sempre più importante, urgente per salvare, dare nuovo corpo alla democrazia, tornare ad essere una forza di prima importanza.  Diciamo che con l’attuale Pd ci può essere solo un rapporto come con altre forze politiche, di confronto e quando serve di scontro. Certo, benvenuti se a qualche iniziativa di Mdp, di Liberi e Uguali, partecipano Cuperlo, Orlando, Provenzano. Mettendo da parte sia “odi” sia “ amo” per dar vita ad una forza politica dove la parola sinistra non venga nascosta, ma sia il richiamo fondamentale. Una forza del lavoro, di sinistra. Aperta a tutti coloro che intendono partecipare portando il loro contributo di idee, intelligenze, impegno politico. Una “confederazione” di forze politiche a partire da quelle che attualmente costituiscono “Liberi e uguali”, ognuno porta il proprio contributo, con uno sguardo al futuro che è quello di costruire, davvero dal basso, da esperienze vissute ogni giorno, partendo dalle periferie, urbane e politiche, una forza politica reale, un partito, con un nome reale: la sinistra del lavoro.

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