Primo Maggio: “Sicurezza cuore del lavoro”. Cgil, Cisl, Uil portano nelle piazze i problemi di milioni di cittadini. Ma il governo non c’è, i partiti chiusi nelle loro tane. Epifani (LeU): “Il sindacato lasciato solo, ricostruire e rigenerare la sinistra”

Primo Maggio: “Sicurezza cuore del lavoro”. Cgil, Cisl, Uil portano nelle piazze i problemi di milioni di cittadini. Ma il governo non c’è, i partiti chiusi nelle loro tane. Epifani (LeU): “Il sindacato lasciato solo, ricostruire e rigenerare la sinistra”

Sconvolgente l’immagine che offre il nostro Paese nel giorno del Primo Maggio, la “festa” che in tutto il mondo porta in primo piano il valore, la dignità del lavoro, i diritti dei lavoratori. Le battaglie per affermare questi diritti. Sconvolgente perché mostra due paesi, che non entrano in contatto, distanti le mille miglia l’uno dall’altro. Da una parte il linguaggio della politica, dei partiti che hanno perso il contatto con la realtà, chiusi nelle loro tane, nei loro affari, incapaci di dare un governo degno di questo nome ad un paese in cui milioni di persone vivono in condizioni di povertà, con i salari più bassi d’Europa, con la disoccupazione  che ci colloca ai primi posti nella classifica della Ue. Per non parlare della precarietà che colpisce in particolare i giovani. Non è un caso che per  questo Primo Maggio Cgil, Cisl, Uil, abbiano posto al centro delle manifestazioni che si sono svolte in tutto il Paese uno slogan di poche parole, molto efficace: “Sicurezza, il cuore del lavoro”. Già sicurezza, perché di lavoro si muore. Come e forse più del 1911. Altro che Industria 4.0. Con la decisione di tenere la manifestazione nazionale a Prato (nel corteo anche il “reggente” del Pd, Martina) i sindacati hanno fatto  una  scelta molto significativa: nella città toscana nel dicembre del 2013 in un rogo alla “Teresa moda” persero la vita sette operai cinesi, migranti. I tre segretari generali dei sindacati nella mattinata si sono recati a Marcognano, una frazione del Comune di Carrara per deporre una corona al monumento ai caduti sul lavoro a ricordo della tragedia avvenuta in una cava di marmo nel luglio del 1911 quando dieci lavoratori giovanissimi persero la vita.  Dalle cave sulle Alpi Apuane si faceva scendere a valle il marmo, la lizzatura, facendolo rotolare  usando pali e funi. Gli incidenti anche mortali non si contano.

Il silenziatore sulle tante iniziative dei sindacati, come per il 25 Aprile

Delle tante iniziative in programma, del ruolo dei sindacati in un paese senza governo, dove si discute più del sesso degli angeli che di problemi delle persone, del lavoro in primo luogo, quasi una sorta di silenzio stampa, così come avvenuto per quanto ha riguardato il 25 aprile, la Festa della Liberazione. Sconvolgente, lo ripetiamo, se un grande quotidiano come Repubblica non trova lo spazio per annunciare il Primo Maggio. Per non parlare dei partiti, di questa specie di gioco  dell’oca che sta diventando la formazione del governo. Fosse venuto a mente a qualcuno, proprio anche in vista della giornata e delle iniziative del Primo Maggio, di un confronto diretto con chi rappresenta milioni di lavoratori, quei sindacati che parlano di “sicurezza cuore del lavoro” e porteranno nelle strade e nelle piazze queste parole, queste rivendicazioni.

L’imbarazzo del Presidente della Repubblica e di Gentiloni

Comprendiamo l’imbarazzo del Presidente della Repubblica il quale nel giorno in cui si celebra la festa del lavoro, nella casa della Repubblica, il Quirinale, ha sulle spalle un carico  al limite della sopportabilità, la formazione del governo o nuove elezioni. Farà un richiamo, generico, ma sempre valido, alla Costituzione. “ Siamo orgogliosi – dice – perché la Costituzione fornisce costante sollecitazione a superare gli ostacoli che si frappongono a una piena affermazione del diritti al lavoro”. Poi fa un accenno, rapido ma significativo quando afferma che “Non mancano difficoltà nel nostro cammino. Tuttavia, dove c’è il senso di un destino da condividere, dove si riesce ancora a distinguere il bene comune dai molteplici interessi di parte, il Paese può andare incontro, con fiducia, al proprio domani”. E Gentiloni, il premier dimissionario sottolinea che “il lavoro è la prima sfida per il governo”. Ma quelle piazze, quel popolo che ha manifestato, i dirigenti dei sindacati che hanno concluso le manifestazioni,  vuole, esige, di più, non bastano la speranza, gli auspici, chiede che  la politica, le forze politiche, i partiti, così si chiamano anche se la parola sembra non andar più di moda, si confrontino con i problemi reali. E questa giornata del Primo Maggio tanti ne ha posti, tutti concreti.

Le responsabilità di Renzi per aver irriso al ruolo dei corpi sociali

Guglielmo Epifani, già segretario generale della Cgil, poi dirigente del Pd, oggi deputato di Liberi e Uguali, ne affronta uno di straordinaria importanza, riguarda la “solitudine” del sindacato, le responsabilità di Renzi e del Pd di cui anche noi abbiamo parlato. Dice  Epifani: “Il  sindacato viene lasciato solo di fronte a problemi così giganteschi e soprattutto è chi lavora o cerca una occupazione che vive su di se questa condizione di solitudine e difficoltà. A aver irriso al ruolo dei corpi sociali e segnatamente al ruolo del sindacato è stato l’errore più grande fatto dal  Pd di Renzi. Per la sinistra e per il centrosinistra indebolire la forza della rappresentanza sociale significa indebolire il valore del lavoro e la propria rappresentanza. Il voto lo ha detto con chiarezza – prosegue – e le tante analisi sul voto e i lavoratori  hanno confermato per lo stesso motivo la necessità di ricostruire e rigenerare la sinistra per tornare a mettere  radici e passione  politica proprio qui riportando la ricerca culturale, la disponibilità a rappresentare  e le proposte di merito, al centro della propria iniziativa e identità. Cgil, Cisl, Uil dicono al paese che diritti di  integrazione e sicurezza non sono temi che vanno contrapposti e che ci sono altre strade diverse dalle proposte della destra per risolverli a condizione però che qualcun raccolga questa sfida  e recuperi il senso anche morale  dei valori della sinistra”. Un problema, quello posto da Epifani, vitale per il futuro della sinistra e, come tale, per il futuro, immediato per i lavoratori, i giovani, le donne, appunto “la sicurezza il cuore del lavoro”. Questa giornata del Primo Maggio tanti ne ha posti, tutti concreti. Delle manifestazioni che ovunque hanno visto una forte partecipazione ne vogliamo ricordarne una che, forse più di  altre, ci dà il senso dello scorrere della storia, una storia di lotte dei lavoratori, sempre in primo piano nella difesa della democrazia.

A Portella della Ginestra  in ricordo della strage. “Lavoro di oggi, diritti di sempre”

Una, quella che si è svolta a Portella della Ginestra, le comprende tutte. “Lavoro di oggi, diritti di sempre”, è il tema scelto dalla Cgil nel  ricordo della strage avvenuta nel 1947. Il Primo Maggio circa duemila lavoratori della zona di Piana degli Albanesi, San Giuseppe Jato e san Cipriello, in prevalenza contadini, si riunirono in località Portella della Ginestra, nella vallata circoscritta dai monti Kumeta e Maja e Pelavet, per manifestare contro il latifondismo, a favore dell’occupazione delle terre incolte. Improvvisamente dal monte Pelavet partirono sulla folla in festa numerose raffiche di mitra, che si protrassero per circa un quarto d’ora e lasciarono sul terreno undici morti (otto adulti e tre bambini) e ventisette feriti, di cui alcuni morirono in seguito per le ferite riportate. Quattro mesi dopo si seppe che a sparare a Portella della Ginestra e a compiere  attentati contro le sedi comuniste erano stati gli uomini del bandito separatista Salvatore Giuliano, ex colonnello dell’E.V.I.S. Il rapporto dei carabinieri sulla strage faceva chiaramente riferimento a “elementi reazionari in combutta con i mafiosi“. “La scelta di puntare sulla categoria che rappresenta il lavoro atipico – sottolinea la Cgil – non è casuale: sono migliaia oggi i collaboratori co.co.co, i lavoratori interinali, le partite Iva nel settore dei servizi e nel mondo delle professioni, sia nel pubblico che nel privato, i lavoratori delle piattaforme di delivery, dei call center, i rider, fattorini del cibo a domicilio, i lavoratori in somministrazione, le prestazioni occasionali, che operano nel territorio palermitano. Lavoratori che hanno preso parte anche in altre città, da Milano, a Torino, Bologna, dove sono nati movimenti dei  ciclofattorini alle manifestazioni promosse dalle tre confederazioni”.

L’impegno di Nidil Cgil nei confronti della platea dei lavoratori precari

“Vogliamo dare un segnale preciso, sollevare l’attenzione sul mondo del lavoro nuovo, all’interno di una celebrazione storica come la manifestazione di Portella della Ginestra, perché diventi l’occasione per ricomporre passato e presente in un luogo dove si trova tutta la nostra identità. Oggi – spiega il segretario generale Cgil Palermo Enzo Campo – sempre più accade che nei posti di lavoro troviamo lavoratori subordinati, contrattisti pluriennali e partite Iva con tre differenti sistemi dal punto di vista delle tutele. Per questo il Primo Maggio è dedicato a tutti i lavoratori che aspirano alla sicurezza di un lavoro”.

“La manifestazione di Portella della Ginestra – aggiunge il segretario generale di Nidil Cgil Palermo, Andrea Gattuso – è una tradizione molto importante per la storia della Cgil, che non vuole solo rimanere un momento di ricordo, ma un modo per testimoniare l’impegno quotidiano di tutta l’organizzazione, e in particolare di Nidil, nei confronti della grande platea di lavoratori precari nel territorio palermitano e nell’affermare e tutelare i diritti in un mondo del lavoro che cambia”.

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