Palestina. 63 i morti nel massacro compiuto dall’esercito dello Stato ebraico. Muore una bimba di 8 mesi. Tensioni in tutto il Medio Oriente e all’Onu. L’allarme di Oms, Croce Rossa e MSF

Palestina. 63 i morti nel massacro compiuto dall’esercito dello Stato ebraico. Muore una bimba di 8 mesi. Tensioni in tutto il Medio Oriente e all’Onu. L’allarme di Oms, Croce Rossa e MSF

Resta altissima la tensione a Gaza: all’indomani del bagno di sangue nella giornata dell’inaugurazione dell’ambasciata Usa a Gerusalemme, altri due manifestanti sono stati uccisi e altri 250 sono rimasti feriti nelle proteste al confine con Israele. Il numero totale dei morti sale così a 63, considerando che due degli oltre 2mila feriti di lunedì sono deceduti in ospedale. Nella giornata della Naqba, la ‘catastrofe’, come i palestinesi definiscono l’esodo dei 750.000 profughi nel 1948, nella Striscia si sono celebrati i funerali delle vittime, tra cui una bimba di 8 mesi mesi soffocata dai gas lacrimogeni lanciati dai soldati. Leila al-Ghandour, questo il suo nome, era stata lasciata a casa dalla madre che era andata a manifestare al confine ma, siccome piangeva a dirotto, uno zio l’ha riportata dalla mamma.

Feroce scontro diplomatico tra Turchia e Israele. Espulsi i rispettivi ambasciatori

Si accende intanto uno scontro diplomatico tra Turchia e Israele: Ankara ha espulso l’ambasciatore israeliano, mentre Israele ha riservato lo stesso trattamento al console turco a Gerusalemme. La comunità internazionale è indignata per il pesantissimo bilancio di vittime a Gaza ma resta divisa sulle responsabilità. Gli Stati Uniti sostengono Israele e il suo diritto a difendersi e accusano Hamas. Belgio e Irlanda hanno convocato gli ambasciatori israeliani per chiedere spiegazioni. Germania e Regno Unito, insieme a Bruxelles, hanno chiesto un’inchiesta indipendente. Il procuratore della Corte penale internazionale dell’Aja ha assicurato di adottare tutte le misure adeguate e l’Iran ha chiesto di processare gli i vertici israeliani per crimini di guerra. Russia e Cina hanno espresso “grande preoccupazione”. L’Arabia Saudita, invece, ha solo condannato il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme.

Tensioni anche nel Consiglio di Sicurezza Onu, riunito d’urgenza dopo i fatti di ieri

Il massacro nella Striscia è finito sul tavolo del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che si è riunito d’urgenza su richiesta del Kuwait che presenterà una bozza di risoluzione per chiedere di “proteggere i civili palestinesi”. “Non ci sono giustificazioni” per la “tragedia” di lunedì, è stato il monito dell’inviato dell’Onu per il Medio Oriente, Nickolay Mladenov, che ha criticato sia Israele che Hamas. Mladenov ha riconosciuto il diritto dello Stato ebraico a proteggere i propri confini ma in modo “proporzionato”, e ha sollecitato una “indagine indipendente e trasparente”. Hamas, invece ha ammonito l’inviato, “non deve usare le proteste per cercare di posizionare bombe sulla barriera di sicurezza e alimentare provocazioni”. Secondo Israele, infatti, nelle manifestazioni si infiltrano miliziani di Hamas con l’intento di compiere attacchi terroristici. L’ambasciatrice Usa all’Onu, Nikki Haley, ha difeso la reazione israeliana affermando che l’esercito ha agito “con una moderazione che nessuno avrebbe usato”. Lo scontro più acceso si è verificato però con la Turchia. “Israele è uno Stato d’apartheid e Netanyahu ha il sangue dei palestinesi sulle proprie mani”, ha tuonato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, poco ore dopo aver chiesto all’ambasciatore dello Stato ebraico di lasciare il Paese. La risposta israeliana non si è fatta attendere. “Erdogan non faccia il moralista con noi, lui che è grande sostenitore di Hamas”, ha sottolineato il premier Netanyahu, qualche ora prima di “espellere” il console turco a Gerusalemme.

Netanyahu dice che Hamas ha usato i civili come scudi umani. Le organizzazioni mediche internazionali lo smentiscono

Non solo. Con la solita indifferenza e mancanza di rispetto nei confronti delle vittime, dei tre giorni di lutto, del pianto e delle sofferenze del popolo palestinese, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ancora accusato il movimento islamista palestinese Hamas di “mettere” i civili “sulla linea di tiro” delle forze armate israeliane, all’indomani della morte di oltre 60 palestinesi nelle violenze scoppiate con l’esercito israeliano alla frontiera con Gaza. “Abbiamo tentato di fare meno vittime possibili – ha detto in un’intervista alla tv americana Cbs – ma loro cercano di fare in modo che ci siano delle vittime per mettere pressione su Israele e questo è orribile”. “Posizionano civili, donne e bambini, sulla linea di tiro con lo scopo di avere delle vittime”, ha denunciato insistendo e difendendo l’operato dell’esercito che ha lavorato per “proteggere” le frontiere. Una versione incredibile, che la comunità internazionale non ha sufficientemente contrastato. La replica a questa idiozia del presidente dello Stato ebraico di Israele giunge dall’allarme delle organizzazioni internazionali dei medici, dall’Oms, dalla Croce Rossa, che hanno detto la verità sui fatti del 14 maggio. Nei territori palestinesi in queste ore è in corso una vera e propria crisi sanitaria, con ospedali e operatori già fiaccati dalle difficoltà che si trovano ad affrontare migliaia di feriti. Lo sottolineano diverse organizzazioni, dall’Oms a Medici Senza Frontiere. Quest’ultima è la più decisa nel condannare il comportamento dell’esercito israeliano. “Il sistema sanitario già sovraccarico di Gaza è travolto dall’arrivo di migliaia di feriti -, scrive su Twitter Peter Salama, vicedirettore dell’Oms -. Servono 5,9 milioni di dollari per coprire le necessità più immediate”. I territori palestinesi sono categorizzati dall’Oms tra le cosiddette ‘aree preoccupanti’, e un allarme sulla situazione sanitaria era già stato lanciato un mese fa, in occasione dei primi scontri al confine di Gaza. Per effetto dell’embargo, il paese sconta una carenza cronica di farmaci, aveva sottolineato all’epoca l’Organizzazione, fra cui 75 essenziali. Nell’area sono attive tre equipe chirurgiche di Medici Senza Frontiere. “Nella sola giornata di ieri le nostre equipe chirurgiche hanno effettuato oltre 30 interventi, il lavoro è continuato tutta la notte e le attività proseguono in vista delle manifestazioni di oggi. Quello che è successo ieri è inaccettabile e inumano. E’ insopportabile vedere un così grande numero di persone disarmate che vengono colpite dagli spari in così poco tempo”, dichiara Marie-Elisabeth Ingres, rappresentante di MSF in Palestina, che aggiunge che “questo bagno di sangue è un nuovo risultato della politica messa in atto dall’esercito israeliano nelle ultime sette settimane: sparare con proiettili veri contro i manifestanti, con il presupposto che chiunque si avvicini al confine è un obiettivo legittimo”.

Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana: orrore e vergogna per la mattanza. L’Italia riconosca lo Stato di Palestina

“Prosegue la mattanza di palestinesi inermi per mano del governo israeliano. Altri 61 morti (per ora) nel giorno in cui l’amministrazione Usa di Trump inaugurava l’ambasciata americana a Gerusalemme, ritenuta capitale di Israele. Come a dire che la Palestina non esiste. Come a dire che i palestinesi vanno cancellati”, afferma in una nota il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni. “Orrore e vergogna”, conclude Fratoianni chiedendo che l’Europa intervenga “il prima possibile” e che “l’Italia riconosca lo Stato di Palestina”.

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