Mafia. Migliaia di studenti a Palermo al grido di “Lezioni di vita, lezioni di coraggio, questo per noi è il 23 maggio”, nel 26esimo anniversario della strage di Capaci

Mafia. Migliaia di studenti a Palermo al grido di “Lezioni di vita, lezioni di coraggio, questo per noi è il 23 maggio”, nel 26esimo anniversario della strage di Capaci

“Lezioni di vita, lezioni di coraggio, questo per noi è il 23 maggio”, gridano gli studenti durante la marcia partita poco dopo le 16 dall’aula bunker dell’Ucciardone per giungere all’Albero Falcone, simbolo dell’impegno antimafia. Migliaia gli studenti in corteo. In testa Maria Falcone, presidente della Fondazione Falcone, e Federico Cafiero de Raho, il capo della procura nazionale antimafia e antiterrorismo. “Insieme per non dimenticare” si legge sul grande striscione che apre la manifestazione, dove sono ritratte le immagini dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, di Francesca Morvillo e degli otto uomini della scorta. Tra le lenzuola bianche che sventolano dai balconi dei palazzi, simbolo di lotta alla mafia dal 1992, i ragazzi marciano sulle note della colonna sonora del film “I cento passi”. “La mafia uccide, il silenzio pure” è uno dei tanti striscioni che sfila insieme agli studenti lungo il corteo, tra palloncini tricolore e bandiere colorate con scritto ‘Libera’. Intorno alle 15.45 era partito l’altro corteo, quello da via D’Amelio, luogo dell’eccidio del 19 luglio 1992, tra centinaia di studenti, scout, cittadini, circondati da palloncini con i colori del tricolore, bandiere di Libera, magliette e decine di triscioni variopinti realizzati dagli studenti delle scuole. Al grido di “Fuori la mafia dallo Stato” e “Giovanni e Paolo”, il corteo era preceduto dalla Bibliolapa del Centro Borsellino. Durante il percorso anche qui numerosi i lenzuoli esposti, altro storico simbolo contro Cosa nostra.

Il corteo partito da via D’Amelio ha raggiunto poco prima delle 17 l’Albero Falcone, in via Notarbartolo, congiungendosi all’altro corteo proveniente dall’Aula bunker del carcere Ucciardone. Il serpentone, durante il tragitto, ha fatto più volte sosta nei luoghi segnati dagli omicidi per mano mafiosa, rendendo omaggio con un lungo applauso alle vittime divenute ormai un simbolo della lotta a Cosa nostra: tra loro l’ex capo della Mobile di Palermo Boris Giuliano, l’imprenditore che per primo denunciò il pizzo, Libero Grassi, e il magistrato Rocco Chinnici.

“Le idee di Giovanni Falcone e gli ideali nei quali credeva non morirono con lui quel 23 maggio di ventisei anni fa. Oggi continuano a camminare e a vivere assieme a tutti coloro che sono impegnati nel difficile contrasto alle mafie e all’illegalità”. Così il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra in occasione dell’anniversario della strage di Capaci, in cui furono barbaramente uccisi per mano mafiosa il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Rocco Dicillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro. “Quel giorno Cosa nostra – prosegue Massafra – uccise un magistrato troppo scomodo e coraggioso, che non aveva indietreggiato di un passo nella sua attività investigativa contro la criminalità, e riuscì a mostrare la sua devastante potenza omicida lanciando un segnale preciso allo Stato”. “Ma la mafia sbagliò a fare i conti. L’orrore per quanto accaduto cambiò profondamente qualcosa nell’opinione pubblica”, sostiene il dirigente sindacale. “Era giunto il momento di dire collettivamente no alla mafia, di ribellarsi contro quella terribile piaga e sollecitare le Istituzioni a compiere azioni mirate affinché il sacrificio di quegli uomini onesti non risultasse vano”. “Oggi come allora la Cgil prosegue lungo questa strada, perché, come ripeteva spesso il giudice – ricorda in conclusione Massafra – ‘gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini'”.

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