Cannes 2018. “Lazzaro felice”, favola neorealista dolce amara di Alice Rohrwacher

Cannes 2018. “Lazzaro felice”, favola neorealista dolce amara di Alice Rohrwacher

Una storia reale tessuta di un realismo dolce e amaro, che parte da un Medioevo recente per arrivare a un Medioevo presente, il “grande inganno” del mondo agricolo nel 1982, con la fine della mezzadria e le migrazioni verso le città. Una fiaba dolce amara, che è al tempo stesso un manifesto politico sulla storia degli ultimi cinquant’anni di Italia. A raccontarla con maestria e sensibilità, la regista italiana, Alice Rohrwacher, nel suo film “Lazzaro felice” in concorso nella selezione ufficiale, alla 71 esima edizione del Festival di Cannes. Il film ad oggi è stato il più applaudito a Cannes e  fa ben sperare per il Palmarès. Nel 2014 Alice Rohrwacher  ha vinto al Festival il Grand Prix della Giuria con il fillm “Le Meraviglie”.

Lazzaro è un giovane contadino che lavora la terra all’Inviolata, un borgo agricolo del centro Italia. I braccianti lavorano la terra senza essere retribuiti e senza avere alcun diritto, in condizioni di semischiavitù. Lazzaro è un cuore puro che si distingue per la sua bontà e diventa l’anima del film. “Volevo descrivere”, ha detto la regista, “la  fine di un mondo feudale e il passaggio da un medioevo sociale a un medioevo postapocalittico e umano. Il personaggio principale del mio film è il giovane contadino Lazzaro. L’animo buono di Lazzaro durante le riprese è diventato più importante della storia. Lazzaro è indenne al tempo e continua a tornare e interrogarci, ci parla della innocenza come possibilità per vivere”.

“La storia si  ripete sempre, corsi e ricorsi. È una storia classica con il suo essere strampalata”, ha raccontato la regista, “come l’araba fenice, che muore e risorge. Volevo ricordare che il  mondo si trasforma e cambia, ma rimane sempre uguale a se stesso. L’essere umano è tornato oggi a sfruttare il suo prossimo. Nel corso della storia ripetiamo purtroppo sempre gli stessi errori”, ha proseguito la  Rohrwacher.

È un film speciale, spirituale, che ci dà una via d’uscita, l’innocenza, che secondo la regista è la sola possibilità per non morire e resuscitare sempre, come ci dimostra Lazzaro, interpretato dal giovane esordiente Adriano Tardiolo, perfetto nel suo ruolo. Ma Lazzaro non  è solo il contadino ingenuo e naif, l’uomo felice di vedere gli  altri felici, la sua vita è  davvero miracolosa.

Da contraltare al personaggio di Lazzaro è la Marchesa Alfonsina De Luna, realmente vissuta, la  proprietaria terriera che tenne per anni all’oscuro della fine di questa istituzione i suoi mezzadri. Ad interpretarla la brava Nicoletta Braschi. Il personaggio della Marchesa de Luna, ha detto la Braschi, “è attaccato alla menzogna, cerca di gestire la vita degli altri, è un personaggio orribile”. È una donna prepotente, che non accetta di perdere il potere e di cambiare, tiene i suoi contadini nell’ignoranza, “l’istruzione è solo per i ricchi” dice. Il suo ruolo lascia una potente eco in tutto il film. Nel film recita anche la sorella della regista, Alba Rohrwacher, nel ruolo di Antonia.

La pellicola “Lazzaro felice” è divisa in due parti. “Nel film volevo raccontare la campagna e la città, senza esprimere nostalgia per una società contadina contro il progresso. La campagna infatti è  rappresentata come un luogo arido, senza un filo di acqua, ostile, non un paesaggio bucolico, si trova  nel centro dell’Italia. La città potrebbe essere una qualsiasi città, le riprese sono state fatte a Milano e Torino”. I contadini trasferiti dalla tenuta dell’Inviolata li ritroviamo a vivere in una cisterna tra i binari dei treni. “L’idea della cisterna mi è venuta pensando alla fiaba dei topolini che vanno a vivere in una scarpa”, ha spiegato la regista. Nel cast sono stati scelti 54 contadini non professionisti per interpretare i braccianti e affiancati da attori professionisti come Nicoletta Braschi.

Nel film spicca la figura metaforica del  lupo. “Il lupo come lo straniero può provocare  un sentimento di paura e per straniero intendo anche chi abita in un paese vicino al nostro. Il lupo rappresenta l’altro di cui si ha paura, ma a volte è solo un vecchio lupo affamato”, ha precisato la regista. “Chiediamo allo spettatore di poter tornare bambino e  innocente nel guardarlo”. Ermanno Olmi, Vittorio De Sica, Pier Paolo Pasolini hanno ispirato la regista e sono stati il suo cibo. “Sono radicati nel mio inconscio e riaffiorano in ogni mio film, sono molto dispiaciuta che Ermanno Olmi sia mancato e non potrà vederlo”. “Lazzaro felice” uscirà nelle sale italiane il 31 maggio.

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