Vittorio Taviani è scomparso a 88 anni. Insieme col fratello Paolo ha scritto pagine indelebili nella storia del cinema

Vittorio Taviani è scomparso a 88 anni. Insieme col fratello Paolo ha scritto pagine indelebili nella storia del cinema

E’ morto a Roma a 88 anni, al termine di una lunga malattia, il grande regista Vittorio Taviani che con il fratello Paolo ha firmato capolavori della storia del cinema italiano: da Padre Padrone (Palma d’oro a Cannes nel ’77) a La Notte di San Lorenzo a Caos fino a Cesare deve morire (Orso d’oro a Berlino). Ne ha dato notizia la famiglia, preannunciando la decisione di non organizzare camera ardente né funerali. Appassionati di cinema fin da giovani, i due fratelli Taviani son stati insieme tra gli animatori del Cineclub di Pisa. Trasferitisi a Roma alla metà degli anni cinquanta, iniziarono a lavorare nel cinema e diressero alcuni documentari tra cui San Miniato luglio ’44, con il contributo alla sceneggiatura di Cesare Zavattini. Nel 1960 diressero insieme a Joris Ivens il documentario L’Italia non è un paese povero, mentre con Valentino Orsini firmarono i film Un uomo da bruciare (1962) e I fuorilegge del matrimonio (1963).

Il loro primo film autonomo fu I sovversivi (1967), con il quale anticipavano gli avvenimenti del ’68. Con Gian Maria Volonté raggiunsero il grande successo con Sotto il segno dello scorpione (1969) in cui s’avvertono gli echi di Brecht, Pasolini e Godard. La tematica della rivoluzione è poi presente sia in San Michele aveva un gallo (1972), adattamento del racconto di Tolstoj Il divino e l’umano, film molto apprezzato dalla critica, che nel film sulla restaurazione Allonsanfàn (1974) dove si rilegge il melodramma viscontiano attraverso la lente d’una differente coscienza storica. Protagonista Mastroianni, attorniato da Laura Betti e Lea Massari. Il seguente Padre padrone (1977, Palma d’oro al Festival di Cannes), tratto dal romanzo di Gavino Ledda, racconta la lotta di un pastore sardo contro le regole feroci del proprio universo patriarcale. Ne Il prato (1979) si riscontrano echi neorealistici, mentre La notte di San Lorenzo (1982) narra, con uno stile che è stato definito “realismo magico”, la fuga verso “gli americani” di un gruppo di abitanti di un paese della Toscana, dove i tedeschi e i fascisti compiono una strage nel duomo per rappresaglia. La battaglia in un grande campo di grano tra i fascisti di Salò e i partigiani, a cui si sono uniti alcuni dei fuggiaschi, rappresenta il momento culminante di un film che riscuote grandi consensi critici e che vince il gran premio speciale della giuria a Cannes. Kaos (1984) – ancora un adattamento letterario – è un suggestivo film ad episodi – tratto dalle Novelle per un anno di Pirandello. Ne Il sole anche di notte (1990) hanno trasferito nella Napoli del XVIII secolo il soggetto tratto dal racconto Padre Sergij di Tolstoj. Da qui in avanti, l’ispirazione dei Taviani procede a corrente alternata, tra episodiche riuscite come Le affinità elettive, (1996, da Goethe) e strizzate d’occhio al mercato internazionale come Good morning Babilonia, (1987), sull’epopea pionieristica del cinema a film molto meno riusciti, veri disastri col pubblico e la critica: la riflessione sul potere corruttore del denaro in Fiorile (1993); l’assai poco convincente Tu ridi (1998), ispirato ai personaggi e alle novelle di Luigi Pirandello. Quest’ultimo film, con protagonisti Antonio Albanese, Lello Arena e Sabrina Ferilli, è diviso in due episodi: nel primo Albanese è un ex baritono costretto a rinunciare al canto per motivi di salute; il rimpianto e la vita triste che conduce lo portano a sfogare le sue frustrazioni durante la notte con inaspettate e irrefrenabili risate, mentre durante il giorno si interroga sul perché di quelle risate. Nel secondo, Lello Arena è uno dei rapitori del figlio di un pentito, con cui durante la prigionia instaura un rapporto, ma che alla fine, gli eventi, lo portano ad uccidere tragicamente. Ultimamente, i registi hanno scelto la via della televisione, firmando una rispettosa rilettura di Resurrezione (2001) dell’amatissimo Tolstoi: il risultato è notevole ed indica una strada percorribile, per un cinema che può meglio esprimersi fuori da troppo stringenti logiche di mercato. Nel 2004 girano per la televisione Luisa Sanfelice, una sorta di ballata romantico-popolare, nella quale i due protagonisti (Letizia Casta e Adriano Giannini) si incontrano a causa di un conflitto e vivono una storia d’amore assoluto, violento e breve come la storia della Repubblica Partenopea. Gli adattamenti letterari proseguono con La masseria delle allodole (2007), presentato al Festival di Berlino nella sezione ‘Berlinale Special’. Con Cesare deve morire, la cui peculiarità è dovuta ai detenuti che all’interno del carcere romano di Rebibbia recitano la tragedia di Shakespeare, i fratelli Taviani vincono nel 2012 l’Orso d’oro al Festival di Berlino e il David di Donatello per il miglior film e il David di Donatello per il miglior regista. La città natale, San Miniato, ha intitolato ai due fratelli un centro di cultura cinematografica: Centro Cinema Paolo e Vittorio Taviani. Nel (2017) tornano al cinema con il film Una questione privata, tratto dal romanzo omonimo di Beppe Fenoglio, che sarà presentato in anteprima al Festival del Cinema di Roma e successivamente verrà distribuito nelle sale.

Tante le manifestazioni di cordoglio, dal cinema alla politica alla cultura. Qui ne riportiamo solo due, quella del Presidnete della Repubblica, Sergio Mattarella, e di Gavino Ledda, indimenticato autore del romanzo autobiografico Padre Padrone.

“La scomparsa di Vittorio Taviani costituisce un grave lutto per il cinema e la cultura italiani, che perdono un indiscusso e amato protagonista. Il fecondo sodalizio, umano e artistico, con il fratello Paolo ha prodotto capolavori indimenticabili, nei quali la cifra stilistica, di estrema raffinatezza e di alta poesia, si è sempre coniugata con un forte sentimento di passione civile. Nell’inviare alla moglie, ai figli e al fratello Paolo, il mio cordoglio più sentito, desidero ricordare anche il tratto umano – generoso, affabile e riservato – del regista appena scomparso”, afferma in una nota il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

“Ho perso un amico, una persona generosa, appassionata, affettuosa e colta”. Gavino Ledda, l’autore del celeberrimo Padre padrone, portato al cinema dai fratelli Taviani che con quel film conquistarono quarant’anni fa la Palma d’oro al Festival di Cannes, piange così Vittorio Taviani. Ledda e i due fratelli registi si erano recentemente rincontrati pochi mesi fa sul set del film “Dalla quercia alla palma, i quarant’anni di Padre padrone”, backstage del film. “Con Vittorio- racconta – era un piacere chiacchierare di qualsiasi argomento, dal cinema alla musica, lo ricordo sempre prodigo di consigli e incoraggiamenti. E ricordo che poco tempo dopo l’uscita del film, a Roma, ebbi una volta un malore: mi venne spontaneo chiamarlo. Lui, insieme a Paolo, si precipitò in albergo, portandosi dietro il suo medico e mi rimase vicino fino a quando non ripresi le forze. Ecco, in questo dettaglio apparentemente insignificante, ritrovo tutta l’umanità e l’altruismo di Vittorio”.

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