Venti di pace al 38° parallelo? I leader delle due Coree per la prima volta assieme a Seoul. Siglata una Dichiarazione comune: pace, senza armi nucleari

Venti di pace al 38° parallelo? I leader delle due Coree per la prima volta assieme a Seoul. Siglata una Dichiarazione comune: pace, senza armi nucleari

Soffiano venti di pace sul 38mo parallelo? In un vertice che potrebbe davvero entrare nella Storia, il presidente sudcoreano, Moon Jae-in, e il leader del nord, Kim Jong-un, hanno dichiarato “finita la guerra” e si sono impegnati per “una Penisola libera dalle atomiche, attraverso una completa denuclearizzazione”. Il comunicato finale del terzo summit intercoreano suggella quattro mesi di intenso disgelo, con la promessa di trasformare entro l’anno l’armistizio del 1953 in un trattato di pace, ma ancor più significativo è stato il feeling tra i due leader sbocciato a Panmunjom, la zona smilitarizzata al confine.

Gli atti dell’incontro tra i due leader. Il gradino da superare assieme per metter fine alla distanza simbolica tra nord e sud

Oggetto dell’incontro: le aspirazioni alla pace, alla prosperità e alla riunificazione della Corea. E’ stato un susseguirsi di gesti simbolici, di espressioni di simpatia reciproca tra Kim e Moon. L’esito politico è stato un secco cambiamento di approccio rispetto alla Corea del Nord, dopo tanti mesi di tensioni, che con l’inizio del 2018 si erano sciolte in un tentativo di disgelo che oggi ha preso un certo abbrivio. Il risultato politico è già in questo, mentre da un punto di vista pratico si è avuta la firma di una Dichiarazione congiunta che ricalca altri documenti del genere dei precedenti summit e pone obiettivi di principio che dovranno poi essere realizzati.  La giornata storica della Corea è iniziata stamani, quando Kim è stato accolto da Moon lungo la Linea di demarcazione militare che divide le due Coree. I due si sono stretti lungamente la mano, hanno scambiato parole cordiali. Kim ha anche espresso disponibilità di andare a incontrare Moon alla Casa blu, la sede della presidenza sudcoreana. Poi ha invitato il leader di Seoul a fare un passo, per ritrovarsi al Nord, in un fuori programma molto teatrale (in realtà un gesto di pace di radice buddhista, che consiglia a due nemici di fare assieme un primo passo superando un ostacolo, un gradino) ripreso dalla televisione e ritrasmesso in tutto il mondo. I due leader si sono poi diretti presso la Casa della Pace, dove le due delegazioni si sono sedute a un tavolo ovale – pensato in modo da ridurre le distanze – sotto un grande quadro del monte Kumgang, che si trova al confine tra le due Coree e ha un importantissimo valore culturale per la nazione coreana. Accanto a Kim la fedele sorella Ki Yo Jong, a prendere diligentemente appunti. E’ stata la seconda volta in tre mesi che la giovane si recava al Sud: durante le Olimpiadi invernali di PyeongChang, tappa importante del disgelo, è stata il volto del Nord nella manifestazione.

La sintesi della impegnativa Dichiarazione di Panmunjom 

La ‘Dichiarazione di Panmunjom per la pace, la prosperità e l’unificazione della Penisola coreana’ contiene fondamentali elementi di principio, a partire dall’obiettivo comune di realizzare, attraverso la completa denuclearizzazione, una Penisola coreana libera dal nucleare. Inoltre esprime l’impegno a rispettare l’accordo di non aggressione e a lavorare per un superamento dell’armistizio che ha sospeso nel 1953 la guerra di Corea, per stabilire un ‘regime di pace permanente’ in Corea. Non si tratta di prese di posizioni nuove, nella Dichiarazione congiunta del secondo summit intercoreano del 2007 si esprimeva lo stesso impegno sulla pace quasi parola per parola, mentre sulla denuclearizzazione si richiamavano gli impegni assunti nel cosiddetto sestetto a febbraio dello stesso anno, che prevedevano precisi impegni. La Dichiarazione di Panmunjom stabilisce anche impegni reciproci per alleggerire le tensioni – dalla collaborazione economica, ai lavori per riaprire i collegamenti ferroviari intercoreani, alle riunioni delle famiglie divise dalla Guerra di Corea, e altro – e fissa un altro appuntamento: a ottobre di quest’anno Moon Jae-in si recherà a Pyongyang. I due leader non sono stati parchi di parole altisonanti nel commentare questo esito politico. “Noi non vogliamo scontrarci l’uno contro l’altro, vogliamo vivere in unità”, ha detto Kim di fronte ai media internazionali. “Abbiamo – ha continuato – a lungo atteso questo momento. Tutti noi’. Il leader nordcoreano ha auspicato che tutti i cittadini ‘sudcoreani e nordcoreani possano usare’ la strada che lui ha percorso oggi per arrivare al summit. “Saremo – ha proseguito – in grado di goderci la pace e la prosperità nella Penisola coreana senza avere paura della guerra”. Ha inoltre assicurato che non saranno ‘ripetuti gli errori del passato’.

Le reazioni nel mondo: entusiasmo da Cina, Russia, Usa. Cautela da Tokio. Per Gentiloni, “molte incognite”

E le reazioni dalle principali capitali coinvolte sono state immediate. Entusiasti i paesi più vicini a Pyongyang, Cina e Russia. Pechino ha definito la stretta di mano Kim Moon un ‘momento storico’. La Russia ha parlato di una notizia ‘molto positiva’. “La guerra di Corea finisce! Gli Stati Uniti, e tutto il suo grande popolo, dovrebbero essere orgogliosi di quanto sta accadendo ora in Corea”, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, al terzo tweet della sua giornata esulta così per l’esito dell’incontro tra il leader nordcoreano Kim Jong-un e il presidente sudcoreano Moon Jae-in. Il Giappone commenta con prudenza gli esiti del summit fra i presidenti delle due Coree. Il primo ministro nipponico Shinzo Abe ha lodato gli sforzi di Seul per organizzare il vertice, ma ha sottolineato di sperare che ora la Corea del Nord “intraprenda azioni concrete” sui propri programmi missilistici e nucleari, oltre che sul rapimento di cittadini giapponesi. Abe ha aggiunto che il presidente sudcoreano Monn Jae in lo informerà sugli esiti del vertice con l’omologo nordcoreano Kim Jong un. L’incontro “storico” tra i leader della Corea del Nord Kim Jong-Un e della Coreacdel Sud Moon Jae-In è “un primo passo incoraggiante”, ma c’è ancora “molto lavoro da fare”, dice il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, in conferenza stampa a Bruxelles durante la ministeriale Esteri dell’Alleanza atlantica. “La cosa più importante oggi – afferma – è che si sono incontrati. Anche se c’è molta strada da fare, prima di vedere una risoluzione dei problemi e delle crisi che ci sono nella penisola coreana, credo che sia un primo passo molto importante”. Interviene anche Paolo Gentiloni, che ha avvertito che nonostante la giornata ‘storica’ vi sono ‘ancora incognite’.

L’evento sui principali quotidiani del mondo

Il New York Times titola “North and South Korea Set Bold Goals: A Final Peace and No Nuclear Arms” (La Corea del nord e del sud siglano obiettivi enormi: la pace definitiva e la fine delle armi nucleari). Il britannico Guardian: “North and South Korean leaders promise ‘lasting peace’ for peninsula” (i leader di Corea del nord e del sud s’impegnano in una pace duratura per la Penisola). Le Monde: “Sommet historique intercoréen: «Moon Jae-in se pose en messager entre Trump et Kim Jong-un» (Storico vertice intercoreano, Moon Jae-In si pone quale messaggero tra Trump e Kim). Liberation: Corées: «Je ne peux pas m’empêcher d’être ému dans ce lieu historique» (Coree, “non si può impedire di emozionarsi in questo luogo storico”). El Paìs: “Las dos Coreas acuerdan avanzar hacia la completa desnuclearización de la Península” (Le due Coree si accordano per avanzare verso la completa denuclearizzazione della Penisola). Il quotidiano spagnolo, di tendenza progressista scrive: “Un giorno storico, la prima volta che un leader nordcoreano ha pestato il suolo del sud, la prima volta che entrambi hanno parlato direttamente ai media e hanno scritto una dichiarazione comune. La dichiarazione, come si presumeva, non contiene grandi dettagli, ma si è caricata di simboli e di obiettivi da raggiungere. Entrambi i paesi si impegnano per l’obiettivo della completa denuclearizzazione della Penisola”. Insomma, i media mondiali sottolineano i due elementi forti dell’evento coreano: la fine, che sembra ormai definitiva, di tanti decenni di silenzio e di fratture tra i due Paesi dello strategico 38° Parallelo, e l’accordo sulla completa denuclearizzazione.

La storia della Penisola coreana nel XX e nel XXI secolo

La penisola coreana è divisa in due entità distinte da ormai circa settant’anni; territorio dell’Impero del Giappone dal 1910, fu persa dai giapponesi dopo la Seconda guerra mondiale, e da quel momento in poi diventa, parallelamente a quanto accade a Berlino, il ‘muro’ della Guerra Fredda in Asia. Le date salienti: il 15 agosto 1945 fu occupata dalle forze sovietiche e statunitensi, che assunsero il controllo rispettivamente della parte settentrionale e di quella meridionale. 15 agosto 1948: nasce, a sud del 38° parallelo, la Repubblica di Corea, con capitale Seoul, mentre tre settimane più tardi, il 9 settembre, con l’aiuto dei sovietici, sorse la Repubblica Democratica Popolare di Corea, con capitale Pyongyang. Nessuno dei due Stati riconosceva l’altro ed entrambi i governi dichiaravano la loro autorità sull’intera penisola. Giugno 1950: l’allora leader della Corea del Nord Kim Il Sung ordinò alle sue truppe di attraversare il 38° parallelo: Seul fu occupata. Washington si mise a capo di una coalizione multilaterale sotto l’egida delle Nazioni Unite per respingere gli invasori dal Nord. Le forze alleate riuscirono a riconquistare Seoul. Con l’aiuto dei soldati cinesi, Kim riconquistò Pyongyang e respinse le Nazioni Unite nella metà meridionale della penisola. Luglio 1953: armistizio, ma tra le due Coree rimase un sostanziale stato di guerra. Fino al 27 aprile del 2018, data che forse passerà nei libri di storia.

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