Processo Spada. La testimonianza di Federica Angeli: “Nessuna minaccia può togliermi la libertà”. Con lei Fnsi, Odg, Art.21, SR, Libera Stampa e tanti altri

Processo Spada. La testimonianza di Federica Angeli: “Nessuna minaccia può togliermi la libertà”. Con lei Fnsi, Odg, Art.21, SR, Libera Stampa e tanti altri

“Sono 1736 giorni che vivo sotto scorta. In questi anni ho ricevuto minacce dirette e indirette, insulti e intimidazioni sui social, fino al proiettile che mi è stato spedito recentemente”. E’ quanto affermato da Federica Angeli, giornalista di Repubblica, chiamata a testimoniare davanti ai giudici del tribunale di Roma, nell’ambito del processo a carico di due esponenti della famiglia Spada. “Anche mio figlio, quando aveva 8 anni, venne preso di mira da Carmine Spada, che gli fece il gesto del segno della croce sotto casa nostra. Due imputati vennero sotto la mia abitazione a brindare perché erano stati scarcerati – ha proseguito la cronista – Vivo blindata, non posso nemmeno affacciarmi dal balcone di casa, proprio da lì dove ho visto la i fatti”. Tornando all’episodio sul quale è stata chiamata a testimoniare, Angeli ha detto: “Carmine Spada intimò alle persone che si erano affacciate alla finestra di rientrare dentro. Disse: ‘Che cosa guardate? Lo spettacolo è finito. Tutti dentro!’. In quel momento ho sentito le tapparelle abbassarsi. Io sono rimasta lì, anche se mio marito mi diceva di rientrare. Non eseguo gli ordini di uno Spada”.

A margine dell’udienza, alla quale ha presenziato anche il sindaco di Roma, Virginia Raggi, Angeli ha detto: “Hanno provato in tutti i modi a privarmi della mia libertà ma sono riusciti a privarmi solo di quella fisica, perché la scorta, ma sicuramente io alle loro regole non ci sto e posso dirvi che nella mente mi sento libera, è una bellissima sensazione. E’ stato doloroso ricordare le minacce di morte e il segno della croce fatto a mio figlio, però non si può avere paura. A quelle persone che quel giorno hanno abbassato le tapparelle voglio dire che adesso provo un senso di libertà che nessuna violenza o minaccia o proiettile potrà mai togliermi. Oggi ha vinto la libertà di essere dalla parte giusta”. Solidarietà e partecipazione è stata espressa alla giornalista da parte di Fnsi, Usigrai, Consiglio nazionale Ordine di giornalisti, Articolo 21, Rete No Bavaglio, Associazione Stampa Romana e Associazione Libera Stampa, tutti in aula in questa giornata che ha visto la testimonianza della Angeli. Anche la Regione Lazio era presente così come annunciato da Gianpiero Cioffredi, presidente Osservatorio per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio. Poi l’appello di Mario Calabresi, direttore de La Repubblica: “Federica Angeli non può essere lasciata sola. Quando raccontava dei fatti di Ostia sembrava quasi che enfatizzasse i fenomeni: oggi è invece chiaro, anche da quanto sta emergendo dalle inchieste, che in quella parte di Roma c’è un grumo di criminalità e comportamenti omertosi che possono essere definiti mafiosi. Ad Ostia c’è un clima e una realtà che non possono essere sottovalutati. I cittadini e i giornalisti devono essere compatti e sostenere chi con coraggio ha saputo raccontare prima degli altri cosa succedeva e continua a succedere sul litorale romano”.

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