Sequestrato a Melendugno il nuovo cantiere del gasdotto Tup, violata la Via. Espiantati 448 ulivi

Sequestrato a Melendugno il nuovo cantiere del gasdotto Tup, violata la Via. Espiantati 448 ulivi

Su mandato della Procura di Lecce, i carabinieri del Noe e i Forestali hanno sequestrato a Melendugno il nuovo cantiere del gasdotto Tap (il “cluster 5”) per violazione della prescrizione contenute nella Valutazione di impatto ambientale (Via).

Dal cantiere, riferisce la Gazzetta del Mezzogiorno, erano stati espiantati nei giorni scorsi 448 ulivi e i lavori si sarebbero dovuti concludere il 30 aprile. Il cantiere sequestrato fa parte di un più ampio tracciato (8,2 chilometri di lunghezza con una fascia di circa 30 metri di larghezza a cavallo del futuro tubo) che dal cantiere di San Basilio (dove l’espianto degli ulivi è terminato lo scorso anno e dove sorgerà il microtunnel del gasdotto), porta alla “Masseria del Capitano” (dove sarà costruito il terminale di ricezione dell’impianto), passando per l’azienda “Le Paesane”. In questo ‘budello’, dove è prevista la costruzione della pipeline, dovranno essere successivamente estirpati e messi a dimora (in aree protette ai margini dell’area di lavoro) oltre 1.800 ulivi.

“Nella convinzione di aver operato nel pieno rispetto delle disposizioni legislative in materia e delle autorizzazioni ricevute” la Trans Adriatic Pipeline in una nota “ribadisce l’assoluta fiducia nella magistratura e fornirà tempestivamente alla Procura tutti i chiarimenti necessari volti ad ottenere il dissequestro dell’area”.

Su Facebook il comitato No Tap spiega che “l’esposto, presentato ieri da tecnici affiancati da un gruppo di parlamentari sensibili alla causa, ha prodotto in breve tempo i suoi effetti. Il cantiere in questione, così come quello di San Basilio, nasce da una ripetuta serie di violazioni che questa volta la magistratura ha deciso di fermare. È da tempo che la popolazione denuncia l’illegalità in cui opera TAP. Forse il signor Prefetto dovrebbe chiedere scusa a tutti i cittadini per averli vessati con le sue misure repressive, magari facendo un passo indietro e lasciando il posto a qualcuno che usa la legge per difendere i beni comuni anziché quelli di una multinazionale privata. Come può ora giustificare una zona rossa arbitraria, istituita in difesa di operazioni che, a quanto pare, non erano legittime? Come può difendersi da una pessima figura nei confronti di tutta la popolazione? Finalmente oggi sembra essersi inceppato un ingranaggio di quella macchina abominevole che è Tap. È solo il primo ingranaggio, ma basta poco affinché l’intero meccanismo salti. Continua la nostra battaglia, sempre più convinti di essere dalla parte del giusto: Non ci fermeremo!”.

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