Roberto Bertoni: appunti e proposte per una nuova sinistra

Roberto Bertoni: appunti e proposte per una nuova sinistra

La peggior classe dirigente di sempre, talmente inadeguata che non ci ha lasciato neanche un punto da cui ripartire: solo macerie. Di sicuro non ha usato perifrasi Peppe Provenzano, economista siciliano e vicedirettore dello SVIMEZ nonché giovane dirigente del PD, per descrivere l’eredità del renzismo e le sue conseguenze su una sinistra mai in affanno come in questa stagione.

Al Centro congressi Cavour, a due passi dalla stazione Termini, alla presenza di personalità variegate, da Martina a Orlando, da Macaluso a Rossi, senza dimenticare i ragazzi della rivista Pandora e molti giovani in gamba sia del PD che di LeU, è andata praticamente in scena una prima ricomposizione del centrosinistra, sia pur senza ispirarsi troppo, anzi manifestando numerose perplessità, alla stagione dell’Ulivo. Iniziative analoghe si stanno svolgendo, o si svolgeranno nelle prossime settimane, in tutta Italia: da Napoli a Firenze c’è molto protagonismo giovanile e molte idee in circolo, alcune delle quali ottime, nonché un desiderio collettivo di andare oltre la mera analisi della sconfitta dello scorso 4 marzo per risalire, invece, alle radici della sconfitta epocale della sinistra post-’89.

Certo, neanche nei momenti peggiori della recente storia di questa parte politica, dalla caduta dei due governi Prodi alle vittorie larghe di Berlusconi nel 2001 e nel 2008, si era mai giunti ad un simile sfacelo, al punto che le pur valide analisi economiche e sociologiche riguardanti, ad esempio, il mancato governo della globalizzazione, su tutte quella del professor Emanuele Felice, sono state accompagnate da espliciti riferimenti alla notte di fine gennaio in cui vennero compilate le liste del PD, e le accuse, a tal proposito, sono pesantissime. Autoreferenzialità, promozione per meriti dinastici, raccolta, specie al Sud, di cacicchi e trasformisti d’ogni sorta, mancanza di rispetto e sostanziale estromissione delle minoranze, distruzione di una comunità e di quel minimo di confronto civile senza il quale diventa davvero impossibile stare insieme: i toni e il merito delle critiche erano più o erano questi e non è certo un caso che la copertina dell’Espresso riporti una foto di Matteo Renzi semi-cancellato con una gomma e la scritta: “Cancellate il PD”. Mai il settimanale, senz’altro riconducibile all’area progressista e ulivista filo-PD e attualmente diretto da Damilano, allievo di Pietro Scoppola, era stato tanto duro e sferzante, arrivando addirittura a definire il PD più un problema che una soluzione e ad auspicarne il sostanziale superamento, a dimostrazione di quanto fossero fondati i timori del grande vecchio Macaluso, il quale non vi ha mai aderito ritenendolo, fin dall’inizio, una fusione fredda fra apparati vecchi e privi dell’autorevolezza e dello slancio necessari a costruire un qualcosa di autenticamente nuovo e appetibile per le giovani generazioni.

Non basta più qualche vago riferimento al socialismo: bisogna comprendere i processi politici ed economici in atto in tutto il mondo e interrogarsi sulle ragioni profonde che spingono milioni di giovani a riconoscersi in Corbyn, in Sanders o in Podemos. È un’altra delle utili riflessioni che abbiamo ascoltato e sarà bene farne tesoro in vista delle settimane e dei mesi che verranno. Non c’è dubbio, infatti, che il futuro di questa legislatura, per assurdo, sarà deciso dalle sorti del PD: se dovesse riuscire la derenzizzazione del medesimo, potrebbe persino andare in scena un rilancio del centrosinistra e magari un sostegno ad un governo insieme al M5S, guidato da una figura esterna ma non distante da entrambi (Flick, ipotizzato da più parti, sarebbe perfetto e dubito che Di Maio si impunterebbe sul proprio nome); se dovesse spezzarsi a metà e i renziani dovessero andare “en marche”, potremmo assistere invece ad un sostegno esterno di questi ultimi ad un governo di centrodestra e all’estinzione di Forza Italia in favore della Lega lepenista di Salvini e del nuovo soggetto centrista. O al governo o all’opposizione, pertanto, con i pentastellati bisognerà farci i conti: chi lo nega, semplicemente, non ha ben chiaro il contesto nel quale ci troviamo e difetta, forse, del realismo necessario per destreggiarcisi.

Una cosa è sicura: il governo che, in qualche modo, nascerà entro l’estate difficilmente durerà a lungo e se per la prossima volta la sinistra non sarà in grado di dar vita ad un soggetto un tantino più solido di Liberi e Uguali, il rischio estinzione si trasformerà in realtà. In parte è stato detto anche al Centro congressi Cavour, ma quanti, fra dirigenti e militanti, hanno compreso fino in fondo il messaggio?

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