Il Pd ricevuto dal presidente Fico. Apertura al governo con M5S? Oppure il blocco renziano riporterà di nuovo alla partenza, come nel Gioco dell’oca? Di Maio ha davvero mollato Salvini?

Il Pd ricevuto dal presidente Fico. Apertura al governo con M5S? Oppure il blocco renziano riporterà di nuovo alla partenza, come nel Gioco dell’oca? Di Maio ha davvero mollato Salvini?

Il reggente del Pd, Maurizo Martina bussa, Di Maio apre la porta. Dopo quasi un’ora di colloquio con il presidente Roberto Fico, il Pd prende atto che “c’è un fatto nuovo e ci sarà forse una proposta”. La linea da tenere rispetto alla formazione del futuro governo si deciderà però in direzione, dove inevitabilmente per i Democratici scatterà anche la conta tra quanti sono favorevoli ad aprire un canale con il M5S e chi, come Matteo Renzi e gli orfiniani, si dice contrario. Non è ancora stata decisa l’apertura nei confronti del M5S, sottolinea la delegazione Dem (Orfini, Delrio, Marcucci, Martina) presente alle consultazioni nella sala della Lupa. Se il Colle non dovesse concedere altro tempo, resta valido il mandato votato all’unanimità nell’ultima direzione che colloca il Pd all’opposizione. Il fatto nuovo oggettivo è la chiusura del forno con la Lega, su cui però il Pd si aspetta altre conferme dai Cinquestelle.

“Noi abbiamo ribadito al presidente Fico che l’asse fondamentale di riferimento sta attorno al programma del Pd, nei contenuti, nelle proposte, nelle idee sviluppate in quel programma, nei cento punti proposti al paese in questi mesi e in quelle tre sfide essenziali che noi abbiamo sempre richiamato in particolare nella prima consultazione al Quirinale”, ha detto il segretario reggente del Pd, Maurizio Martina, al termine della consultazione con il presidente della Camera, Roberto Fico. “La sfida per noi cruciale – ha aggiunto – è che l’Italia è chiamata a decidere e scegliere se contribuire a nuova stagione europeista o se ripiegare verso il rischio sovranista/nazionalista che riguarda alcuni paesi europei e non altri”. Inoltre, “è fondamentale – ha proseguito Martina- ribadire la centralità del rinnovamento della democrazia rappresentativa in questo paese a dispetto di qualsivoglia deriva plebiscitaria così come celebrare e ricordare a tutti che la questione sociale italiana è la questione fondamentale, il grande tema del lavoro, dello sviluppo di politiche per l’equità, la lotta alle disuguaglianze. Queste politiche si devono ottenere con equilibri di finanza pubblica fondamentali per garantire il futuro della nostra comunità nazionale, delle giovani generazioni in particolare”. Ed ecco la svolta che secondo alcuni commentatori, anche all’interno del Pd, Martina avrebbe confermato: “siamo a un passaggio di fase potenziale, aspettiamo di avere risposte su temi fondamentali e propedeutici a qualsiasi nostra iniziativa. Per questa ragione sono questi i ragionamenti avanzati a Fico, attendiamo di capire gli sviluppi di questo ragionamento e lo faremo con il massimo della disponibilità tenendo fermi il nostro atteggiamento fondamentale di queste settimane”. Cosa vuol dire davvero Martina con queste parole, talmente ambigue da aver spaccato ulteriormente il partito, diviso tra renziani e “giovani turchi” contrari al “contratto” con l’M5S, e il resto, ovvero la minoranza, a partire dal ministro Franceschini e dal governatore Emiliano, che invece auspica un rapporto di governo.

Chiudendo a doppia mandata, contemporaneamente, quella che conduceva all’alleanza con la Lega, il vero protagonista torna ad essere Luigi Di Maio, capo politico di M5S: “abbiamo provato in tutti i modo a invitare Salvini a firmare un contratto di governo per questo paese, ma la Lega ha deciso di condannarsi all’irrilevanza per rispetto del loro alleato invece di andare al governo. E’ chiaro che un governo di centrodestra non è più percorribile, forse gli unici che non l’hanno capito sono loro. Per me qualsiasi discorso con la Lega si chiude qui”. Era la rassicurazione che voleva il Partito democratico, la chiusura del ‘doppio forno’, la precondizione per iniziare un dialogo: eccolo servito. “Quelle di Martina sono parole che vanno nella direzione di una apertura – continua Di Maio, dopo il suo colloquio alla Camera con Roberto Fico – noi ci siamo sui temi, per firmare un contratto per il cambiamento di questo paese, senza rinunciare ai nostri valori e alle nostre battaglie, dal reddito di cittadinanza alla lotta alla corruzione”. E chiarisce che “è chiaro che Lega e Pd restano partiti alternativi a noi, ma è chiaro anche che nessuno può fare da solo: col Pd ci sono molte divergenze, ma se riusciremo a mettere al centro i temi per far uscire gli italiani dal pantano, noi ci saremo”.

Di Maio: ” se questo tentativo dovesse fallire si va al voto anticipato”

Giovedì Fico salirà già al Colle per riportare i frutti del suo lavoro al presidente Sergio Mattarella, ma i tempi di un eventuale dialogo rischiano di essere più lunghi, perché ogni decisione del Pd dovrà passare dalla direzione nazionale che sarà convocata non prima della settimana prossima, forse il 2 maggio Per questo Di Maio avanza l’idea di un incontro preliminare: “Chiedo al Pd di venire al tavolo non a firmare il contratto, ma verificare se ci sono le condizioni per mettere in pratica un piano: rispetto i tempi decisionali interni ma è chiaro che dobbiamo vederci”. E che succede se neanche tra M5S e Pd si dovesse arrivare a un accordo? “Se questo tentativo dovesse fallire – dice Di Maio – per noi si deve tornare alle urne, devono esprimersi gli italiani: non daremo mai la fiducia a governi tecnici e di scopo. Con 338 parlamentari non esiste l’opposizione, esistono il governo o il ritorno al voto. Noi dobbiamo fare di tutto per dare al Paese un governo di cambiamento”. Anche se ogni ipotesi di contratto, sottolinea, dovrà passare prima al vaglio degli iscritti sulla piattaforma Rousseau, e questo potrebbe essere un problema da non sottovalutare.

Orfini, presidente Pd, smentisce Martina: “abbiamo solo detto che l’apertura a M5S va discussa in direzione”, ed esprime la sua contrarietà. Il pallottoliere dem: 125 parlamentari renziani su 205

“Mi arrivano in queste ore molti messaggi di nostri elettori che chiedono chiarimenti sull’incontro con il presidente Roberto Fico. Oggi abbiamo semplicemente detto che una eventuale apertura a un Governo politico col M5s dovrà essere discussa in direzione. Perché noi siamo un partito e le decisioni le prendiamo negli organismi e non sulla base di una telefonata del Casaleggio di turno”, scrive il presidente del Pd, Matteo Orfini, sulla sua pagina Facebook. “Convocherò la direzione il prima possibile. Di Maio in questo momento ci sta chiedendo pubblicamente di fare un accordo sulla base di un confronto programmatico. Per chiarezza, sulla proposta di un accordo per un governo politico Pd-M5s la mia personale posizione resta la stessa di sempre: sono contrario”, conclude Orfini. “Sono certa che non sarà una sorpresa per nessuno se dico che per me non ci sono le condizioni politiche e programmatiche per un accordo con il M5s”, ha scritto su Twitter la deputata Alessia Morani, usando l’hashtag #senzadime lanciato ormai da giorni. “Davvero – ha rincarato Michele Anzaldi – qualcuno nel Pd pensa di fare il governo con Di Maio e Casaleggio? Messaggio incomprensibile e umiliante per i nostri elettori”. Matteo Renzi per ora tace. Ha ascoltato dal suo ufficio di Palazzo Giustiniani le parole di Martina poi ha tanuto una lunga riunione con Marcucci. I suoi, intanto, fanno i conti in vista della direzione e si dicono convinti di avere ancora la maggioranza. Dalla quota della mozione Renzi sono stati eliminati 20 membri di Areadem (la corrente di Dario Franceschini), 9 riconducibili a Martina, 2 a Veltroni, 3 a Delrio (“per precauzione”, specificano). Il pallottoliere dà la pattuglia Renzi-Orfini a 125 su un totale di 205, si dicono certi i renziani, che sottolineano tra loro l’ascesa dell’hashtag Twitter #Renzitorna, entrato nei trending topics. Ma il ‘correntone’ favorevole a intavolare una discussione con i pentastellati sembra crescere.

Fratoianni, Sinistra Italiana: “cambio netto di fase nella discussione”

“Mi pare che ci sia un cambio netto di fase nel modo in cui si discute. Nelle settimane scorse abbiamo assistito alle consultazioni al Quirinale e all’esplorazione scorsa punteggiate da dichiarazioni ed esercizi di veti e controveti, battute piccate”, afferma il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, commentando le dichiarazioni del reggente Pd Martina, dai microfoni di La7 nel corso della trasmissione Tagadà. “Ora dicono – prosegue l’esponente della sinistra – siamo pronti a discutere, abbiamo posto contenuti, discuteremo negli organismi dirigenti del Pd”, quindi metteranno a verifica degli organismi dirigenti di quel partito e non affidati ai tweet o alle dichiarazioni di questo o quel personaggio politico, e questa mi pare la novità, se posso dirlo, e su questa impostazione si apre un’altra fase. Poi vedremo dove porterà”.

L’ira di Salvini

“Di Maio mi accusa di essere ‘irrilevante’? Forse voleva dire ‘coerente’ e leale, visto che lavoro da 40 giorni per formare un governo fedele al voto degli italiani. Amoreggiare con Renzi e col Pd, pur di andare al potere, mi sembra invece irrispettoso nei confronti degli italiani e dei propri elettori”. E “se vuole smettere di polemizzare e aiutarmi a ricostruire questo Paese io, come leader del centrodestra, sono pronto”, aggiunge.

 

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