Governo. Fico chiude esplorazione “positiva”. Per Di Maio, contratto possibile, ma Pd chiede tempo, fino alla direzione del 3 maggio. La falange renziana blocca sul nascere il dialogo

Governo. Fico chiude esplorazione “positiva”. Per Di Maio, contratto possibile, ma Pd chiede tempo, fino alla direzione del 3 maggio. La falange renziana blocca sul nascere il dialogo

Al termine del secondo giro di consultazioni del presidente Fico, l’esploratore per 72 ore, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, rimane in attesa di segnali da parte dei partiti, in particolare da Movimento 5 stelle e Pd, che dovranno ufficializzare la trattativa per la formazione del nuovo governo, se mai una trattativa tra i due si è aperta. Giovedì, dopo i colloqui con i due partiti, si è concluso il mandato esplorativo del presidente della Camera, Roberto Fico. E come riferito dallo stesso Fico al termine del confronto al Quirinale con il capo dello Stato l’esito è stato positivo. Intanto, il 3 maggio – come annunciato dal segretario reggente del Pd, Maurizio Martina – si terrà la direzione del Partito democratico e in quella sede verrà deciso cosa fare, ovvero se avviare o meno un dialogo con il M5s, cosa che smentisce, di fatto, una trattativa già aperta, e rende ancor più caotico e imbarazzante il quadro politico che ne è emerso. Fino a quella data, quindi, il Colle rimane in attesa per poter capire quali saranno i passaggi successivi per il confronto. Il 9 maggio si chiude la finestra per il voto a giugno: è questa la ragione per cui tra i parlamentari Dem più d’uno guarda con sollievo alla scelta di fissare al 3 maggio la data della direzione, per discutere se aprire un dialogo sul governo con il M5s. La direzione, qualunque sia il suo esito, spinge più in là i tempi del confronto politico, sia tra Pd e M5s, sia per eventuali nuovi tentativi. A maggior ragione, osservano le stesse fonti, il fatto che oggi Roberto Fico abbia concluso il suo mandato fa sì che il dialogo sia affidato solo alla trattativa tra i partiti, con i loro tempi.

Ancora una settimana di tempo per definire se aprire il dialogo e con quali prospettive. Poi restano poche alternative al Qurinale

Giovedì della prossima settimana molto probabilmente Mattarella tirerà le somme, sapendo che altri scenari sono assai improbabili. Se il dialogo M5S-PD verrà confermato dagli organismi dei due partiti, Mattarella potrebbe ‘richiamare in servizio’ Roberto Fico per chiedere a lui di seguire da vicino le trattative per far nascere il governo; oppure potrebbe chiamare direttamente i leader dei due partiti per sentire dalla loro viva voce la promessa di un’intesa. Ovviamente per consolidare questo accordo, ma solo se fosse già a un livello avanzato di colloqui, si potrebbe arrivare anche a un preincarico alla personalità individuata dai due partiti come la più capace di tenere insieme la maggioranza. Ma al Quirinale su queste ipotesi frenano: mancano ancora troppi tasselli per capire quali saranno le scelte del Presidente. Invece se l’accordo Di Maio-Martina saltasse, il capo dello Stato potrebbe riprendere in mano la situazione e non sarebbe escluso un terzo giro di consultazioni, magari per richiamare i partiti alla loro responsabilità. Per evitare un ritorno al voto si era anche ipotizzato il tentativo di un possibile governo del Presidente, ma al momento sia Di Maio che Salvini si sono detti indisponibili e quindi tale esecutivo non avrebbe i numeri per raccogliere la fiducia delle Camere e dunque questo scenario viene considerato senza alcuna possibilità di riuscita. A quel punto non rimarrebbe che tornare al voto anticipato, non in estate, perché non ci sarebbe più tempo, ma in autunno. Con quale governo, nella pienezza delle sue funzioni, anche per sbloccare la fase di stallo nelle attività parlamentari, non è semplice prevederlo.

Le presunte aperture di Di Maio al Pd: “reddito di cittadinanza, ridurre le tasse, aiutare le famiglie, tagliare gli sprechi”. Un altro modo per farsi dire no

“Io capisco chi dice tra i nostri ‘mai col Pd’ e tra i loro ‘mai col M5S’. Ma rendiamoci conto che qui il tema non è andare con il Pd come non era andare con la Lega, qui si sta dicendo: fare il reddito di cittadinanza, ridurre le tasse, aiutare le famiglie che fanno figli, tagliare gli sprechi. Senza negare le profonde diversità che abbiamo”, ha detto Luigi di Maio a margine delle consultazioni con il presidente della Camera Roberto Fico. “Certo – ha aggiunto – bisogna fare uno sforzo nella direzione del cambiamento. E anche al Pd chiedo lo sforzo di non entrare nella logica per cui il Movimento 5 Stelle debba negare le battaglie storiche del passato”. Ma se è così, perché lo stesso Pd, e in particolare Matteo Renzi, dovrebbe abiurare le sue battaglie “storiche”, quelle pessime come il Jobs act o la riforma della scuola? Nell’eventuale “contratto”, che avrebbe palesi problemi di costituzionalità, quali sarebbero i punti sui quali il Pd sarà costretto ad abiurare? Di Maio non lo dice, perché preferisce cambiare discorso e attaccare Berlusconi. “Fa specie vedere che Berlusconi utilizzi tv e giornale per mandare velate minacce a Salvini, qualora decidesse di sganciarsi. E’ arrivato il momento di metter mano a questo conflitto d’interessi e di dire che un politico non può essere proprietario di mezzi di informazione”, ha detto infatti Luigi di Maio, che ha concluso: “Il Movimento al governo potrebbe essere una novità assoluta e se si firmerà il contratto sarà un contratto al rialzo”. Se queste sono le premesse del “dialogo” è evidente che Di Maio troverà poche sponde nel Pd.

Il Pd nella bufera e nel caos. La falange dei parlamentari renziani, maggioritari, afferma che nessun dialogo è ancora partito e vi si esprime contro con molta durezza

Infatti, il fuoco di sbarramento da parte della falange renziana non si è fatta attendere, utilizzando, come d’abitudine, social. Ecco una serie di posizioni contrarie. “Ottimismo del presidente Fico è  sorprendente. Con logica fatto compiuto non si va da nessuna parte. Direzione PD, che è una cosa seria, dovrà decidere se aprire o meno confronto con il M5S. A questo proposito va ricordato che le distanze programmatiche erano e restano profonde”, scrive su Twitter il capogruppo del Pd al Senato, Andrea Marcucci. “Per il presidente Fico il suo mandato ha avuto esito positivo. Per quanto mi riguarda continuo ad aspettare il mandato della Direzione Pd dove voterò contro ipotesi governo Di Maio”, scrive la senatrice del Pd, Simona Malpezzi. “Se Fico si accontenta buon per lui. Noi la vediamo in maniera molto diversa e lo esprimeremo in modo chiaro e netto nel corso della Direzione”, dichiara in una nota stampa la deputata del Pd Alessia Rotta. “Ritengo, infatti, non vi sia nulla di positivo nel sottoscrivere un accordo con chi fino a ieri era contro le riforme, l’euro, i vaccini e i diritti civili e che è pronto a stravolgere e svendere il suo programma, proprio a partire dal reddito di cittadinanza, pur di sedersi sulla poltrona di Palazzo Chigi. Noi non siamo fatti così e non svenderemo in nessun modo le riforme fatte e i nostri valori per fare un governo ad ogni costo”, conclude la deputata dem. “Siamo alle comiche. Mentre DiMaio continua a trattare con Salvini, il presidente Fico annuncia che suo mandato ha avuto esito positivo e che il dialogo per governo con PD è avviato. Mi risulta avessimo deciso altro in direzione. E quel mandato può essere ridiscusso soltanto nella prossima direzione del 3 maggio. Ma siccome qualcuno prova a cambiare le carte in tavola vale la pena ribadire: io non voterò la fiducia ad un GOVERNO #M5S #senzadime”, scrive in una nota Luciano Nobili, deputato del Partito democratico. “Fico è felice dell’esito delle consultazioni? Se si accontenta così, sono felice per lui. Ma noi andremo in direzione a decidere la nostra linea e siamo convinti che il Pd non potrà votare il governo DiMaio. Non si esorcizza il populismo alleandosi ad esso. I 5stelle sono lontanissimi da noi sui programmi e l’unico obiettivo che hanno è annientare il Pd. Non ci sono condizioni per un accordo politico con i grillini”, ribadisce Alessia Morani su Twitter. “Ma quale ‘esito positivo’? Di quale ‘dialogo’ parla Fico? Forse ha assistito a un altro film, il Pd non ha fatto partire alcun dialogo, ancora non si è tenuta neanche la Direzione. Finora abbiamo assistito solo a un monologo del Movimento 5 stelle che se la canta e se la suona, scrive contratti da solo e se li approva, spartisce nomine con Berlusconi mentre dice che è il male assoluto, riscrive di nascosto il programma elettorale senza fare marcia indietro su nulla”: scrive su facebook il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi. Sono solo alcune delle posizioni espresse in queste ore da parlamentari del Pd vicini a Renzi, e il tema di fondo resta sempre lo stesso: bloccare sul nascere l’equivoco secondo il quale il dialogo sarebbe già partito e la direzione dovrebbe solo ratificarlo.

Salvini: “italiani ostaggio dei litig del Pd e delle ambizioni di potere di M5S”. Berlusconi: “M5S pericoloso per la democrazia

“Gli italiani sono in ostaggio dei litigi del Partito Democratico e delle ambizioni di potere dei 5Stelle, alla faccia del voto che ha premiato la Lega e il centrodestra. Roba da matti”, commenta il segretario della Lega Matteo Salvini “E’ un mese e mezzo che ripeto: non chiudo la porta in faccia a nessuno, non ho forni né panini da offrire. Per qualche giorno andrà avanti la telenovela Di Maio-Renzi, Renzi-Di Maio, spero che non duri troppo”, conclude. Ma v’è da registrare anche la reazione di Berlusconi alla sfida lanciata da Di Maio sul tema del conflitto d’interessi: “Se Di Maio dice questo, è preoccupante perché tocca l’avversario nelle sue proprietà. Sono cose da anni Settanta, da esproprio proletario, che confermano come il Movimento 5 Stelle sia pericoloso per la nostra democrazia e le nostra libertà”. Ed ecco l’affondo sulla identità del Movimento: “Se c’è un movimento politico che dovrebbe stare zitto a riguardo, sono proprio loro perché appartengono a un privato che non si è mai fatto votare e le cui finalità sono a me sconosciute. Reputo molto grave il suo comportamento e non certamente democratico”, dice Berlusconi.

Anche da LeU si leva una voce contraria all’accordo coi 5Stelle, quella di Enrico Rossi, governatore della Toscana

“Io non sono favorevole ad andare con i 5 Stelle: la sinistra è stata messa all’opposizione per il risultato elettorale e deve stare all’opposizione”, ha affermato il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, esponente di Liberi e Uguali, Enrico Rossi, a Firenze, a margine della presentazione del nuovo codice regionale del commercio, parlando delle prospettive di governo nazionale, alla luce dei colloqui tra il presidente della Camera Roberto Fico e le delegazioni del Pd e del Movimento 5 stelle. “La politica – ha aggiunto Rossi – non può essere ridotta a uno scambio, al chiudere un forno e aprirne un altro. Adesso dicono che bisogna fermare la deriva di destra; mi ricordo che 5 anni fa dovevamo fermare la deriva populista e andammo con la destra, adesso invece bisogna fermare la deriva di destra e si va con i 5 Stelle. I cittadini non ci capiscono più nulla”. Secondo Rossi, “bisogna dar vita ad un governo: ci sono tante forme, credo che il Presidente della Repubblica possa proporre egli stesso un governo, penso che ci siano anche tecnicalità parlamentari con le quali si può dar vita a un governo”, ma “parlare di un’alleanza tra Pd e Movimento 5 Stelle, per di più sostenuta da Leu, mi pare che sia una cosa sbagliata”.

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