Dopo il Molise alle destre anche il Friuli Venezia Giulia. Fedriga sarà governatore. Vola la Lega (35%) che surclassa Forza Italia (12%). Crolla il M5S (7%). Resiste il centrosinistra (26,8%)

Dopo il Molise alle destre anche il Friuli Venezia Giulia. Fedriga sarà governatore. Vola la Lega (35%) che surclassa Forza Italia (12%). Crolla il M5S (7%). Resiste il centrosinistra (26,8%)

Il candidato del centrodestra, Massimiliano Fedriga, ha vinto le elezioni regionali per la presidenza della Regione Friuli Venezia Giulia conquistando il 57,14% dei consensi. Il neo-Governatore ha voluto ringraziare i suoi elettori con un post su Facebook: “Grazie alla mia gente. Grazie alla mia terra. Ora al lavoro ascoltando e costruendo” Al vincitore è arrivato immediato anche il riconoscimento del candidato del Centrosinistra Bolzonello che ha chiamato Fedriga per complimentarsi per la sua vittoria. “Ho appena sentito Massimiliano Fedriga al telefono – ha detto – e mi sono complimentato per il risultato che ha ottenuto, io ora starò all’opposizione con lo spirito di chi sa di lasciare una Regione in ottima salute e che tale dovrà rimanere nei prossimi 5 anni”.

Ma è nella scelta dei partiti da parte degli elettori, che si può leggere un risultato da proiettare su scala nazionale. Rispetto alle ultime elezioni politiche del marzo scorso, sono cambiati radicalmente i rapporti di forza, rapporti che confermano il radicamento sul territorio della Lega, che riesce a superare il 35% dei consensi, la marginalità del Pd, che resiste ma comunque sembra ormai destinato al ruolo di eterno secondo quando va bene, e di Forza Italia, che ha perso smalto e deve accontentarsi di un 12%, che consegna, con il voto in Fvg, probabilmente e definitivamente la leadership della coalizione delle destre a Matteo Salvini. Se invece che le percentuali si analizzano i voti validi, si scopre che in Friuli il centro-destra trionfa confermando sostanzialmente il consenso del 4 marzo (307.000 voti contro 296.000), mentre incrementa di circa 100.000 elettori rispetto alle precedenti regionali. La coalizione guidata dal PD, invece, perde 15.000 voti sulle politiche e 67.000 sulle regionali 2013. Il Movimento 5 Stelle arretra sia rispetto alle politiche 2018 (meno 107.000 voti) sia sulle regionali 2013 (meno 40.000 voti). La Lega, in cinque anni, passa da 33.000 a 147.000 voti con un incremento di oltre il 400%. Il numero dei votanti nel 2018, infine, è sostanzialmente in linea con le regionali 2013, mentre rispetto alle politiche del 4 marzo si sono recati ai seggi ben 165.000 elettori in meno. Il risultato delle regionali in Friuli è dunque la conferma di un’avanzata della destra a trazione leghista, mentre nell’epoca renziana il centro-sinistra colleziona l’ennesima sconfitta. Per il M5S, infine, il voto del Friuli rappresenta l’ennesima conferma della difficoltà a radicare sul territorio una classe dirigente all’altezza delle attese.

La discesa in campo di Silvio Berlusconi, che ha battuto palmo a palmo la regione, non è servita a nulla, anzi, probabilmente ha certificato la fine del suo primato politico. Ma è soprattutto il dato elettorale del M5S che consegna alla scena nazionale quanto accaduto in queste ore in Fvg. Il tracollo, non si può assolutamente definire in altro modo il risultato del partito di Grillo e Di Maio e della Casaleggio & C, certifica come l’elettorato di questo partito-azienda sia liquido ed assolutamente instabile. Ai 5 Stelle, infatti, va solo il 7% dei consensi, una percentuale decisamente devastante per un partito che voleva andare a governare.  In Fvg, con ogni probabilità, una parte consistente del voto politico dello scorso marzo, è transitata proprio dal M5S alla Lega di Salvini. Per Di Maio una sonora sconfitta che potrebbe ridisegnare lo scenario per la definizione della maggioranza che dovrà governare in Italia (Lega-M5S9) o, con più probabilità, tornare velocemente al voto. Rispetto alle politiche si è verificato un importante cambio di equilibri tra partiti.

A scrutinio ultimato la Lega nord è in testa con 35% (10 punti in più rispetto al 4 marzo), 23 punti in più di Forza Italia (12,12%, due punti in più rispetto alle politiche ). Coalizione di centrosinistra che resiste e fissa il paletto al 26,8% con il Partito democratico al 18,39%. Movimento 5 Stelle 7,27%. Ma come detto, la partita è ormai fuori dal Friuli Venezia Giulia, e quanto accaduto tra Udine e Trieste, è immediatamente rimbalzato a Roma. Saltati tutti gli scenari possibili: un governo M5S-Pd; uno di minoranza delle destre; uno Lega-M5S etc, etc…

Lo scenario sembrerebbe portare ad elezioni nel breve termine, addirittura a giugno. A chiederlo, e politicamente non poteva far altro che mestare nel risultato friulano, nel tentativo di non disperdere anche fuori dai confini di questa regione dell’est d’Italia, è Luigi Di Maio, che in un post su Facebook tenta di alzare l’asticella: “A questo punto non c’è altra soluzione, bisogna tornare al voto il prima possibile, poi ovviamente deciderà il presidente Mattarella. Tutti parlano di inserire un ballottaggio nel sistema elettorale ma il ballottaggio sono le prossime elezioni quindi io dico a Salvini, andiamo insieme a chiedere di andare a votare e facciamo questo secondo turno a giugno. Facciamo scegliere i cittadini tra rivoluzione e restaurazione”.

Un tentativo di arginare la liquidità del suo elettorato, che dalla mattina alla sera, in Friuli, sceglie il mare o la Lega. Questo, comunque, lo certificheranno i flussi elettorali. Quello che al momento sembra più probabile, sarà l’ennesimo tentativo del Presidente Mattarella, di cercare maggioranze parlamentari. Ed a questo punto la verifica andrà fatta sulla solidità politica del rapporto tra Salvini e Berlusconi e l’ultima parola, su tutto questo, per la prima volta non toccherà a Berlusconi…

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