Forse è il caso di domandarci quanto può resistere il Paese Italia bloccato per mancanza di governo

Forse è il caso di domandarci quanto può resistere il Paese Italia bloccato per mancanza di governo

Quanto può resistere ancora un Paese, l’Italia, la cui posizione geografica è da sempre strategica nel quadro internazionale, specie ora che spirano venti di guerra in Siria e che le tensioni fra Stati Uniti e Russia sono giunte al diapason, e che dallo scorso 4 marzo non solo è bloccato ma non dà, almeno per il momento, segnali di potersi né di volersi sbloccare?

Che il presidente Mattarella rappresenti una garanzia per gli investitori e i partner internazionali è fuor di dubbio, così come è fuor di dubbio che la bonaccia nel procelloso mare dello spread e del nostro esorbitante debito pubblico durerà almeno fino a quando Mario Draghi rimarrà alla guida della BCE; tuttavia, anche qui, quanto può durare questo duplice ombrello che due galantuomini innamorati dell’Italia hanno aperto in uno dei momenti di maggiore difficoltà?

Perdita di credibilità delle nostre istituzioni. Una situazione insostenibile

Basta farsi due chiacchiere con chiunque stia aspettando che si sblocchi una nomina, una legge o un finanziamento pubblico, infatti, per rendersi conto dell’insostenibilità della situazione che stiamo vivendo, in un contesto complessivo di incertezza e di mancanza di prospettive certe che sta arrecando un’ulteriore perdita di credibilità alle nostre istituzioni e motivando la posizione di quanti ritengono che di questo Stato e della classe politica in generale non ci si possa più fidare. Uno Stato che si fa anti-Stato, dunque, un’implicita legittimazione del peggior liberismo: a questo stiamo assistendo, nel silenzio assordante di partiti che ormai è difficile considerare tali e con l’assurdo compiacimento di leader e leaderini che rischiano di riportarci presto alle elezioni, senza rendersi conto che non solo non vincerebbe nuovamente nessuno, soprattutto in assenza di una nuova e sensata legge elettorale (se mai ci sarà), ma, peggio ancora, che se anche qualcuno dovesse farcela, otterrebbe una vittoria sulle macerie di un Paese moralmente devastato.

Tanta cecità, tanta incapacità di occuparsi del bene comune

Mai vista, insomma, tanta cecità, tanta incapacità di preoccuparsi del bene comune, tanta mancanza di senso politico, di amore per il prossimo, di attenzione al bene comune, di spirito di servizio e di volontà di tutelare gli interessi di una Nazione che non può assolutamente permettersi questo prolungato blocco di attività e iniziative, tra fondi che rimangono sospesi e progetti che giacciono nei cassetti in attesa che i nuovi ministri li tirino fuori e li valutino. E intanto, in questo nulla assoluto, rimangono intrappolate le speranze di intere generazioni, la passione civile di cineasti di valore, il lavoro di giornalisti, studiosi e ricercatori di talento e l’inventiva e la creatività di molte altre categorie senza le quali semplicemente non esisteremmo o, comunque, non saremmo il Paese che siamo.

Non si era mai visto nulla di simile, non avevamo mai assistito ad un tale scenario di sfacelo, non ci eravamo mai posti l’interrogativo se sia ancora possibile fare qualcosa di buono per la propria comunità, non eravamo mai arrivati a provare una simile incredulità nei confronti di un assetto istituzionale oggettivamente incapace di fornire risposte e di rendersi utile agli occhi di chi ne ha bisogno per svolgere correttamente, nell’interesse della collettività, il proprio mestiere. È stato finalmente sbloccato qualche concorso, ad esempio quelli banditi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF): meglio di niente ma non basta, non può bastare. Un Paese paralizzato, senza governo e sottoposto al rischio di votare e rivotare all’infinito è in serio pericolo. L’ultima volta che, nella storia, si è verificato un simile Armageddon, infatti, erano gli anni Venti-Trenta e sappiamo tutti come è andata a finire. Ha detto Bersani, ospite della trasmissione “Stasera Italia” su Retequattro: “Si comincia con il protezionismo, poi si passa al nazionalismo e poi…” e poi ci auguriamo di cuore che né Bersani né nessun altro debba mai completare la frase.

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