Durante (Cgil). In vista del G7 i sindacati riuniti in Canada portano in primo piano lavoro, uguaglianza, contrattazione e dialogo sociale. Task force sull’occupazione. Pro memoria per chi, in Italia, teorizza la “disintermediazione”

Durante (Cgil). In vista del G7 i sindacati riuniti in Canada portano in primo piano lavoro, uguaglianza, contrattazione e dialogo sociale. Task force sull’occupazione. Pro memoria per chi, in Italia, teorizza la “disintermediazione”

“La crisi l’hanno pagata i lavoratori, i ceti più deboli. Ancora oggi  se non cambiano le politiche economiche e sociali a livello europeo, mondiale, i primi a soffrire  sono sempre i lavoratori, gli strati più poveri delle popolazioni. Al sindacato, ai sindacati spetta un ruolo fondamentale sia nei singoli paesi in cui operano sia a livello europeo e mondiale”. Così Fausto Durante, responsabile Area politiche europee e internazionali della Cgil, inizia l’intervista in cui ci racconta  una importante riunione  sindacale che si è svolta ad Ottawa, in vista del G7, il vertice mondiale che si svolgerà in Canada l’8 e 9 giugno prossimo a La Malbaie, nella regione canadese di Charlevoix, Quebec, cui parteciperanno i capi di  Stato e di governo, i ministri del Lavoro di G7, Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno unito, Usa e Unione europea. Ad Ottawa i sindacati dei sette paesi hanno dato vita alla riunione  di Labour7  (L7 ), organizzata dal Canadian Labour Congress in collaborazione con la Confederazione sindacale internazionale e con il Tuac, il comitato sindacale consultivo che opera presso l’Ocse.  Durante ha fatto parte della delegazione italiana guidata da Susanna Camusso che ha rappresentato Cgil, Cisl Uil.

“L’incontro  ci ha permesso – dice – non solo di discutere delle principali questioni economiche e sociali a livello internazionale, ma anche di svolgere una intensa e proficua consultazione con il governo canadese, per consegnare ad esso le richieste e le proposte dei sindacati in vista del vertice G7 di giugno. La partecipazione e l’impegno del governo del Canada in questa circostanza sono stati del massimo livello possibile”. Con la delegazione L7 hanno discusso il primo ministro del Canada Justin Trudeau, il ministro degli Esteri Chrystia Freeland, il ministro del Commercio internazionale François-Philippe Champagne, il ministro del Lavoro Patricia Hajdu, il ministro per la condizione femminile Maryam Monsef, l’incaricato del governo per il G7 Peter Boehm.

Riunioni di ministri,  governi che guardano al G7. E in Italia? Silenzio assoluto

Già, i governi, come preparano il G7? Si stanno svolgendo incontri, riunioni, dei ministri, quelli del Lavoro, dell’ Economia, dello sviluppo, i governi sono impegnati nella preparazione del G7. E in Italia? C’è qualcuno che, perlomeno, ne discute? Fatecelo sapere. La politica, di fatto, ha tirato i remi in barca. La formazione del nuovo governo evita accuratamente di affrontare i problemi economici e sociali. Figurarsi se c’è il tempo di preoccuparsi di un G7 che si svolgerà  all’inizio del mese di giugno. Si fa finta di ignorare che è proprio in questo fine mese e poi nei primi giorni di maggio che nei sette paesi, non c’è più la Russia, “espulsa” dal 2014, si mettono a punto i progetti, programmi, le linee con cui si intendono affrontare  i temi che riguardano l’economia mondiale, il confronto con grandi paesi come la Cina, l’India. Interessa qualcuno di coloro che ogni giorno, con le interviste delineano governi e sottogoverni, alleanze possibili e non possibili, uno sfinimento della politica, per esempio che gli ultimi dati relativi ad una delle più importanti componenti dell’economia europea e mondiale, il commercio, gli scambi commerciali, che le previsioni di un aumento del 4% vedono  ridursi drasticamente, se va bene, ad un misero 2%. Per quanto riguarda i paesi della Ue, in particolare quelli più deboli, l’Italia, fanalino di coda con i suoi 2.280  miliardi di debito pubblico, un Documento di economia e Finanza, il Def da presentare entro il 30 aprile, con i Commissari Ue che ci fanno sentire il loro fiato sul collo, sarebbe un colpo molto pesante. Si parla di una perdita di 0,4 punti di Pil, il cui aumento era previsto  all’1,5% se tutto andava bene. Pesa sulla situazione mondiale la guerra del dazi aperta da Trump, la “questione Siria”, i missili lanciati dalle navi americane, le guerre che infiammano i paesi arabi. Centinaia di migliaia di morti, milioni di profughi. Tutto questo, con in testa la debolezza della Unione europea, con particolare riferimento alla situazione politica dell’Italia, porta ad un crescente pessimismo.

Consegnate al governo canadese le proposte sindacali per il G7

Chi paga per questa situazione? Dice Fausto Durante che sono le fasce più deboli delle popolazioni, i lavoratori in primo luogo. Per questo i sindacati si stanno attrezzando. “L’incontro di Ottawa ci ha permesso – dice Durante – non solo di discutere delle principali questioni economiche e sociali a livello internazionale, ma anche di svolgere una intensa e proficua consultazione con il governo canadese, per consegnare ad esso le richieste e le proposte dei sindacati in vista del vertice G7 di giugno. La partecipazione e l’impegno del governo del Canada in questa circostanza sono stati del massimo livello possibile”.

Il mondo segnato  dalla assenza di regole condivise per il governo dell’economia

Durante ci riassume i “pochi ma significativi messaggi” lanciati dai leader sindacali. “Il mondo continua ad essere segnato da crescenti disuguaglianze e da un’assenza di regole condivise per il governo dell’economia nella globalizzazione. Le classi medie, nei paesi più avanzati ma non solo – sottolinea Durante – conoscono un serio processo di peggioramento delle proprie condizioni, fatto che – insieme alle distorsioni consolidate nella distribuzione globale della ricchezza e all’enorme potere che si concentra nelle mani della finanza e delle multinazionali – mette seriamente a rischio la coesione nelle società e la tenuta dei sistemi di sicurezza e di protezione sociale. Al governo canadese – prosegue – la richiesta di sostenere nel G7 la necessità di contrastare la riduzione sistematica degli ambiti e della copertura della contrattazione collettiva e di promuovere, al contrario, il dialogo sociale e l’estensione dei diritti alla contrattazione come una delle scelte chiave per il futuro”.

Potere di contrattazione,  futuro del lavoro, digitalizzazione dell’economia

“Chiediamo – prosegue Durante – che al centro delle priorità dei governi del G7,  ci sia il rafforzamento del potere di contrattazione del mondo del lavoro, per far sì che siano inclusi nei diversi round negoziali ad ogni livello i temi del futuro del lavoro, della digitalizzazione dell’economia, della robotizzazione e della nuova rivoluzione produttiva, dell’eguaglianza di genere, dell’empowerment delle donne, dell’energia pulita, del cambio climatico. In una parola, occorre individuare soluzioni contrattuali condivise per permettere anche ai lavoratori di ottenere risultati positivi dal processo economico globale e di non essere spettatori passivi del cambiamento in corso. È questa la precondizione per realizzare nuovi modelli di produzione e di crescita economica di carattere sostenibile e inclusivo”.

Rafforzare il ruolo delle donne, contrastando violenze e molestie

In questo quadro la piena occupazione e la creazione di lavori di qualità è un tema decisivo per il futuro, perciò afferma il dirigente della Cgil, “i sindacati di L7 accolgono con favore l’ipotesi di creare una Task Force del G7 sull’occupazione”.  Perché questa scelta non resti sulla carta, c’è però bisogno – afferma – del coinvolgimento attivo delle parti sociali nell’attività e nell’elaborazione delle proposte politiche concrete della Task Force stessa, per assicurare che le lavoratrici e i lavoratori in tutto il mondo non siano penalizzati nel processo di transizione in atto nello scenario dell’economia globale. “Al G7, inoltre, i sindacati chiedono di definire un ambizioso programma per l’eguaglianza di genere e per il rafforzamento del ruolo delle donne, con azioni concrete per contrastare violenze e molestie, per superare il divario salariale di genere, per incrementare la partecipazione della forza lavoro femminile in un contesto di buona occupazione. Così come andranno definite modalità di lavoro comune e di cooperazione internazionale per affrontare il tema dei vuoti regolatori determinati da modelli di impresa distorti nell’economia digitale, a partire dalla definizione di regole e standard che impediscano la diffusione di lavoro precario e sottopagato nelle piattaforme digitali”. I sindacati hanno chiesto al governo canadese di proporre al G7 “una agenda progressiva sugli investimenti e sul commercio internazionale, che comprenda clausole sul rispetto dei principali diritti del lavoro che difenda l’azione regolatoria a tutela di lavoratori e cittadini, che assicuri servizi pubblici di qualità, che obblighi le imprese al rispetto della responsabilità sociale”.

Partecipazione attiva del primo ministro e dei ministri canadesi.

Durante conclude l’intervista sottolineando il valore della partecipazione attiva del primo ministro e dei quattro ministri canadesi, tra cui tre donne. “Partecipazione attiva,  un contributo non burocratico o notarile ma una idea di valori, di società, di progresso, di futuro”. Questo esempio parla e dice molto a chi, in Italia ma non solo, ha teorizzato la cosiddetta “disintermediazione”, a chi ha pensato alla fine del ruolo di corpi intermedi e di forze sociali organizzate. Di sicuro, anche alla luce dei risultati elettorali recenti nel nostro Paese e in altre nazioni europee, c’è materia per riflettere. E, magari, ravvedersi.

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