Cuba. Col 99,83% dei parlamentari dell’Assemblea nazionale è stato eletto presidente Miguel Diaz-Canel, una innovazione nella tradizione castrista

Cuba. Col 99,83% dei parlamentari dell’Assemblea nazionale è stato eletto presidente Miguel Diaz-Canel, una innovazione nella tradizione castrista

Cuba volta pagina rispetto all’era Castro. Miguel Diaz-Canel, un civile di 57 anni, è da oggi il nuovo presidente, e sarà incaricato di una transizione storica, che intende tuttavia inserirsi nel solco tracciato dal castrismo. La rivoluzione andrà avanti, ha chiarito Diaz-Canel nel suo primo discorso da presidente davanti al Parlamento. Dopo essere stato nominato mercoledì unico candidato alla presidenza, giovedì è stato formalmente nominato per un mandato presidenziale di cinque anni, assumendo la guida del Paese alla vigilia del suo 58esimo compleanno. All’Assemblea nazionale la sua nomina è stata confermata con 603 voti su 604, cioè il 99,83% dei consensi, ha annunciato la presidente della Commissione nazionale elettorale, Alina Balseiro.

“Il mandato dato dal popolo a questa legislatura è di continuare la rivoluzione cubana in questo momento storico cruciale, che sarà caratterizzato da ciò che dobbiamo fare per applicare il modello economico” avviato da Castro, ha dichiarato Diaz-Canel. “Sono venuto per lavorare e non per fare promesse”, ha proseguito, promettendo di rimanere “leale all’eredità del comandante Fidel Castro, ma anche all’esempio, ai valori e agli insegnamenti del generale Raul Castro”. Una novità dunque, senz’altro – visto che per la prima volta da decenni Cuba ha un presidente che non porta il cognome Castro, non fa parte della generazione storica della rivoluzione del 1959, non porta l’uniforme militare e non è il primo segretario del Partito comunista cubano; ma una novità che intende collocarsi sul percorso della continuità. Castro, che resterà a capo del Partito comunista cubano, “presiederà alle più importanti decisioni per il presente e il futuro della nostra nazione”, ha chiarito Diaz-Canel.

Raul Castro dal canto suo, 86 anni, prendendo poco dopo la parola nel suo primo discorso da ex presidente pronunciato davanti all’Assemblea nazionale, ha confermato che non lascerà l’incarico di segretario generale del Partito comunista cubano (Pcc) fino al 2021, data in cui cederà le redini proprio a Diaz-Canel. “Continuerò a dedicarmi all’incarico di primo segretario per il mio secondo e ultimo mandato, che scade nel 2021”, ha detto. Dopo avere risalito in modo discreto le scale del potere, è stato incoronato braccio destro del presidente nel 2013 nella sorpresa generale, diventando di fatto il delfino naturale di Castro. Adesso il posto di vice presidente, cioè il numero due de facto del regime, sarà ricoperto da Salvador Valdes Mesa, sindacalista e quadro di alto rango del partito, 72 anni. Il Consiglio di Stato, cioè l’organo esecutivo supremo, avrà 13 nuovi membri su 31. Fidel e poi Raul hanno guidato Cuba, fino a incarnarla, per circa 60 anni, facendo di quest’isola un attore centrale della Guerra fredda e riuscendo a mantenere in piedi il regime comunista nonostante lo schock della caduta dell’alleato sovietico. Diaz-Canel, invece, traghetterà l’isola verso una nuova era. Dovrà mantenere l’equilibrio tra le riforme e il rispetto dei principi essenziali del castrismo, dovrà proseguire “l’attualizzazione” di un’economia ancora statale all’80% e su cui dal 1962 pesa l’embargo americano, e dal punto di vista diplomatico dovrà affrontare un antagonismo rinnovato con l’eterno nemico americano, il presidente repubblicano Donald Trump, che da un anno a questa parte ha imposto una brusca frenata al riavvicinamento avviato dal predecessore Barack Obama nel 2014.

Infatti, gli Stati Uniti hanno fatto immediatamente appello al nuovo presidente cubano Miguel Diaz-Canel a mettere fine alla “repressione” dell’isola denunciando una transizione “antidemocratica” alla guida del Paese. “Siamo delusi dal fatto che il governo cubano abbia scelto di ridurre al silenzio le voci indipendenti e di mantenere il suo monopolio repressivo del potere, piuttosto di permettere al suo popolo una scelta vera attraverso elezioni libere e giuste”, ha detto la portavoce del dipartimento di Stato Heather Nauert. Evidentemente, a Washington si attendevano il tradimento della tradizione castrista, senza tener conto assolutamente del voto parlamentare, che ha designato con quella percentuale il nuovo presidente. La democrazia socialista e castrista cubana è diversa, fin dal 1959, prendiamone atto una volta e per sempre.

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