Contorsioni di Scalfari. “I 5Stelle? Nettamente schierati a sinistra”. Ma Repubblica lo smentisce e titola sul feeling fra il leader di M5S e Salvini. Pressioni su Mattarella per un governo Gentiloni-Di Maio

Contorsioni di Scalfari. “I 5Stelle? Nettamente schierati a sinistra”. Ma Repubblica lo smentisce e titola sul feeling fra il leader di M5S e Salvini. Pressioni su Mattarella per un governo Gentiloni-Di Maio

Non abbiamo la fortuna di avere contatti diretti con il presidente Mattarella e neppure non siamo stati invitati a colazione come accade a Eugenio Scalfari che ha così avuto, scrive il decano del giornalismo italiano, presente ormai abituale di  dibattiti, si fa per dire, televisivi, la possibilità di “parlare di problemi di notevole interesse con il  Capo dello Stato”. Precisa che “questo avveniva alcuni mesi fa, in una fase meno agitata di quella attuale. Conosco abbastanza il carattere del nostro presidente e quindi posso supporre quello che pensa,sperando di cogliere il vero”. Neppure Marco Amleto Belelli, meglio noto come “divino Otelma”, il mago televisivo, oserebbe tanto. Ma lui, Scalfari non ha dubbi e fa sapere ai suoi lettori che la soluzione per la crisi di governo è molto semplice. Gentiloni resta in carica, Di Maio “potrebbe chiedere al Presidente della Repubblica, e al medesimo Gentiloni di affidare a lui la vicepresidenza del Consiglio  che gli darebbe l’opportunità di imparare un mestiere che non conosce e avere una posizione pronta per le elezioni che si potrebbero svolgere nel 2019 dopo che il governo Gentiloni è andato avanti per circa un anno”. Elementare Watson direbbe Sherlock Holmes rivolto al suo  aiutante. Questa sarebbe la “soluzione su cui Mattarellla sta meditando e che gli sarebbe facile ottenere da Di Maio”, scrive Scalfari-Otelma, “il quale a sua volta alleandosi con Gentiloni e sostenendo quel governo metterebbe in un ruolo chiave un partito come i 5 Stelle che ormai è nettamente schierato con la sinistra democratica e gli affiderebbe una posizione privilegiata  per la successione”.

Il leader di M5S attenderebbe un turno per diventare capo del governo

Tradotto: al prossimo turno elettorale sarebbe lui, il Di Maio, ad assumere l’incarico di presidente del Consiglio. È vero che in questo paese, sempre più confuso, può accadere di tutto. Ma Scalfari-Otelma, quando senza ombra di dubbio afferma che  i 5 stelle “è ormai nettamente schierato con la sinistra”, mostra di non leggere neppure il giornale sul quale scrive, lenzuolate di editoriali. Perché proprio l’articolo di apertura del quotidiano  così recita: “Di Maio: con Salvini possibili grandi cose”. Ora, ci mettiamo nei panni dei poveri, si fa per dire, lettori di Repubblica, cosa dovrebbero pensare? Che anche Salvini  è  “nettamente schierato con la sinistra democratica”. Altrimenti come potrebbe pensare il Di Maio di fare con lui grandi cose? Mistero che forse il direttore di Repubblica dovrebbe chiarire. Anche perché, sempre su Repubblica leggiamo un titolo: “ Alleati con Salvini i grillini perderanno milioni di voti”. Sono personalità del mondo della sinistra che hanno votato per i Cinquestelle, come l’attore Ivano Marescotti, il sociologo Domenico De Masi, lo storico dell’arte Tomaso Montanari, assiduo collaboratore del quotidiano  sul quale Scalfari ogni domenica propone le sue considerazioni, ad attaccare Di Maio, in modo inequivocabile. Montanari addirittura dice: “non può finire che le ragioni degli ultimi siano affidate al fascismo”. E De Masi rincara la dose: “I media e il Pd hanno spinto i nuovi proletari nelle braccia della destra”. Delle due l’una: o Scalfari ha completamente dimenticato cosa sia la sinistra, la sua storia, la sua naturale collocazione, i suoi errori ma anche i suoi successi, in Italia in Europa e nel mondo. Oppure è portatore di una linea politica che non è quella seguita fino ad oggi, diciamo a ieri, una linea che punta a far concorrenza al Fatto, diretto da Travaglio, a cercare di recuperare le perdite che il quotidiano di Largo Fochetti ha subito anche in questi ultimi mesi. Ma crediamo che anche il Fatto non navighi in mari tranquilli.

Gli interessi in campo nel mondo degli editori dei giornaloni

Ci viene spontanea una domanda: a che gioco stanno giocando gli editori dei giornaloni? Quali interessi sono in campo? Crediamo che gli editori i quali sono tutti “uomini di affari”, legati a cordate imprenditoriali, al mondo della finanza, delle banche, stiano facendo pressioni, certo con garbo e cortesia, perché i pentastellati e il Pd, magari con qualche aggiunta, mettano in cantiere un governo che risponda ai loro interessi. Scrive Scalfari: “L’Italia è indispensabile per l’Europa e l’Europa è indispensabile per l’ Italia. E Salvini non ha buon credito in Europa, il suo ‘lepenismo’, è pericoloso, una minaccia per la democrazia”. Già, ci sono capi di stato e di governo, leggi quello dell’Ungheria, che con altri Paesi come la Polonia, la Repubblica ceca, la Slovacchia, il gruppo di Visegrad, fanno a gara in merito a razzismo, politiche delle peggiori destre cui si aggiungono alcuni paesi del Nord che rifiutano di accogliere migranti. Bastano e ci avanzano. Aggiungere un governo di destra xenofoba, quello di Salvini, sarebbe un disastro.

Scalfari-Otelma indica i possibili ministri del duo Gentiloni-Di Maio

Ma ciò non si evita infilando Di Maio nello schieramento di sinistra e neppure indicando anche i ministri possibili, come  fa Scalfari-Otelma, che potrebbero essere, guarda caso, “Marco Minniti, Carlo Calenda, Graziano Delrio e naturalmente Pier Carlo Padoan, Andrea Orlando”. E così l’Eugenio, per non far torno a nessuno, strizza l’occhio al Pd. Cosa  che non dispiace neppure a Berlusconi. Non è un caso che l’inviato-segugio di Repubblica racconti, fra virgolette, la “cena dei sospetti” fra Berlusconi e il suo clan al termine della campagna elettorale in Molise nel corso della quale il capo di Forza Italia ha detto che “di Salvini non mi sono mai fidato fino in fondo”. Allora che fare? Forse sarebbe il caso che il presidente Mattarella, lo suggeriamo con il dovuto rispetto, chiedesse a chi affiderà l’incarico per una nuova esplorazione, si dice, Fico, presidente della Camera, quali sono i progetti, i programmi, le cose da mettere in cantiere con urgenza, le linee generali del Documento di Economia e Finanza, la nuova legge elettorale, i primi provvedimenti per gli investimenti pubblici, le proposte della Cgil sul lavoro affidate a leggi di iniziativa popolare, sempre a proposito di leggi di iniziativa popolare ci sono quelle avanzate dal Comitato per la democrazia istituzionale, l’eliminazione del fiscal compact dalla Costituzione, misure di riforma della scuola, l’approvazione dei decreti sulle carceri. Il grado di sinistra non lo decide Scalfari, ma i fatti, le cose, le proposte, le iniziative. Fino ad oggi non se ne è parlato. Forse è l’ora di farlo.

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