“Cittadino consumatore”: un e-book di Luigi Agostini. Un movimento, un soggetto collettivo di democrazia economica capace di condizionare l’anarchia della produzione

“Cittadino  consumatore”: un e-book di Luigi Agostini. Un movimento, un soggetto collettivo di democrazia economica capace di condizionare l’anarchia della produzione

Esce ai primi del mese di maggio un e-book a firma di Luigi Agostini dal titolo “Cittadino consumatore” nel quale si affrontano problemi di grande rilievo per un settore fondamentale della vita economia economica e sociale. Nella introduzione  che di seguito riportiamo l’autore  richiama una frase pronunciata da Mary Douglas, antropologa britannica decedute nel 2007: “L’atto del consumo – ha scritto in una delle sue numerose pubblicazioni  di valore scientifico e sociale – si configura come una scelta che riguarda il tipo di società in cui vivere. Agostini nel suo libro pone proprio la necessità di costruire un movimento sulle tematiche del consumo”. Di seguito la prefazione di Luigi Agostini

Una scelta che riguarda la società in cui vivere. Tre diverse novità

Occorre costruire un movimento e un soggetto collettivo sulle tematiche del consumo, cioè sul come e sul cosa consumare. Un soggetto collettivo, un’associazione di consumatori – e non un semplice collegio di avvocati – che, partendo dall’indispensabile azione di tutela minuta del consumatore cittadino, sappia diventare soggetto di democrazia economica, cioè un soggetto in grado di influenzare e condizionare lo spontaneismo e l’anarchia della produzione, del Mercato.

Tale movimento e tale soggetto possono oggi poggiare su tre diverse ma fondamentali novità. La prima novità, di rilievo teorico, riguarda la funzione stessa del consumo. Il consumo è stato sempre pensato come gerarchicamente subordinato alla produzione. La decisione di cosa produrre conteneva già in sé anche la decisione di cosa consumare. Basta ricordare la celebre battuta sull’automodello purché di colore nero di Henry Ford. L’offerta crea sempre la propria domanda, recitava la legge di Say. Gli eventuali scostamenti tra domanda e offerta sono affidati alla “sapienza” manipolatoria della Pubblicità. I persuasori occulti di V. Packard.

Il consumo condiziona sempre più le scelte della produzione

Oggi, invece, il consumo condiziona sempre più le stesse decisioni della produzione: la tradizionale relazione produzione-distribuzione-consumo da gerarchica, è diventata sempre più circolare. Il consumatore, potenzialmente, proprio perché sono destinate a crescere le alternative di scelta, ha e avrà un potere sempre maggiore da mettere sul piatto della bilancia delle forze. Anche per questo si fa e si farà sempre più sofisticato e decisivo il ruolo della pubblicità come attività che in tutti i modi cerca di condizionare la scelta  del consumatore. Già oggi, l’atto dell’acquisto sta diventando l’atto più conteso nel sistema digitale e il chi governa il mercato pubblicitario è diventata la spinta più potente a costruire  piattaforme globali.

La seconda novità, di rilievo strategico, è data dal processo di finanziarizzazione dell’economia, dal profondo sconvolgimento dei rapporti di forza tra capitale e lavoro e dagli effetti economici, sociali e politici che tale processo induce sull’insieme della vita quotidiana. E quindi della figura delconsumatore proposta come sostitutrice della  figura del lavoratore.

La terza novità, di rilievo politico, riguarda il rapporto, l’intreccio tra gravità della attuale crisi e il processo attuale di globalizzazione.

La Grande Crisi del 2007 segnata da un eccesso di capacità produttiva

La Grande Crisi, scoppiata nel 2007 segnata da un eccesso di capacità produttiva in tutti i settori fondamentali, ripropone il tema di un nuovo modello di sviluppo – invece che di semplici politiche di austerità – come strategia necessaria di superamento della crisi stessa. Ma anche di un nuovo Modello di consumo.

Il tema del nuovo modello di consumo è politicamente di assoluta novità

Il modello di consumo, e quindi la sua qualità sociale e politica, è dato dalla diversa combinazione e presenza, quantitativa e qualitativa, dei tre beni che ogni consumatore consuma quotidianamente, cioè beni privati, beni comuni, beni relazionali. Ognuno di questi beni ha un suo profilo ed un suo “modo di produzione”. Mercato privato, Legge, Autoorganizzazione. La grande crisi, mette al centro della riflessione politica ed economica, per la prima volta – non era accaduto con la crisi del 1929 – sia il tema del modello produttivo che quello del modello di consumo, del come e cosa produrre che del come e cosa consumare.

Sullo stesso piano d’importanza le politiche del consumo oggi acquistano il rilievo di un tema di fondo anche in termini di implicazioni politiche.

Un codice di comportamento e di comunicazione sociale

L’atto del consumo, nelle moderne società opulente, sostiene l’antropologa M. Douglas non solo delinea un preciso codice di comportamento e di comunicazione sociale, ma si configura come una scelta che riguarda il tipo di società in cui vivere. È quindi necessario uscire da una abitudine mentale elementare per cui i consumi si si classificano o come consumi di sopravvivenza o come consumi di lusso. Elias Canetti, in un celebre aforisma diceva che il discorso vero sui poveri incominciava  appena dopo che i poveri avevano superato la soglia della povertà: i poveri, naturaliter hanno in testa un modello di consumo che è quello classico delle classi signorili. Il confronto sul modello di consumo è ricco di implicazioni politiche particolarmente in Occidente. Partendo da un dato di fatto incontrovertibile: la pressoché generale saturazione raggiunta dai Beni Privati, la tendenziale scarsità e peggioramento della qualità dei beni comuni e dei beni relazionali.

La saturazione dei beni privati infatti spiega meglio di ogni altra ragione la adozione, in termini di scelta produttiva, sia della riduzione programmata del ciclo di vita che della sostituzione rapida degli stessi prodotti.

Verso quale modello di consumo spinge il movimento consumerista?

Sorge quindi una prima domanda: verso quale modello di consumo spinge il Movimento Consumerista? Il connotato tendenziale della situazione attuale sembra ridursi a due aspetti di fondo: il profitto dell’impresa, il benessere del consumatore. La logica interna di tale binomio, lasciata a se stessa, porta ad aprire una voragine sotto i piedi del lavoratore: molti lavori assumeranno sempre più le caratteristiche del lavoro servile. Trascurando per un momento l’aspetto sociale, un ritorno in grande del lavoro servile significa – sul piano politico – un indebolimento del fronte del lavoro, una riduzione della forza e potenza del mondo del lavoro inteso come soggetto emancipatore, di sviluppo e di progresso, almeno per come l’abbiamo conosciuto negli ultimi due secoli.

Il carattere e il ruolo  che intendono svolgere le organizzazioni del settore

Sorge qui una seconda domanda: Che carattere e che ruolo pensano di svolgere le organizzazioni consumeriste rispetto alla questione di tale metamorfosi del lavoro? Il loro orizzonte si ferma all’uscio di casa del consumatore – visto che cresce in misura esponenziale l’acquisto on line – che consuma a prezzo conveniente ormai qualsiasi merce, oppure si allarga anche alla condizione lavorativa in cui versa ilrunner (viene chiamato così) che si scapicolla nella città per stare nei tempi di consegna definiti dall’algoritmo di Amazon? La Rivoluzione informatica – l’affermarsi accelerato cioè del nuovo paradigma tecno-economico che stiamo vivendo – sta investendo tutti i quadri della vita quotidiana.

Da “tecnologie della libertà” a mega strutture private su scala mondiale

Le nuove tecnologie al loro apparire sono state proposte e cantate come tecnologie della Libertà. Stiamo ormai vivendo invece una specie di secondo tempo in cui enormi conglomerate – i Signori del silicio come vengono chiamate – stanno concentrando, processando, utilizzando una  quantità di dati tale da insignorirsi della vita privata di milioni di persone. Aziende Private, gigantesche piattaforme private in grado di stravolgere gli stessi meccanismi della democrazia politica. Da tecnologie della libertà, tali tecnologie stanno sinistramente diventando, concentrate come sono nelle mani di megastrutture mondiali private, in mura portanti di una organizzazione sociale come quella descritta nel famoso romanzo di Orwell. Di questo parla la vicenda Facebook e di Cambridge Analytica. Sorge una terza domanda: può una azienda privata concentrare tanto potere? Può un movimentodi cittadini/consumatori non diventare un paladino intransigente della democrazia politica? In tale contesto, dai caratteri di lunga durata, questo ebook vuole essere un tentativo di dare un certo ordine al discorso sul consumo, ed un contributo alla costruzione  di un soggetto e di un movimento collettivo sulle politiche del consumo.

Bruno Trentin: “Da Sfruttati a Produttori”, democratizzazione dell’economia

Si tratta in definitiva di un contributo all’affermazione di un soggetto collettivo che,  in dialettica positiva con altri soggetti, in specie con il sindacato dei lavoratori – come non ricordare il sindacato del Come e cosa Produrre delineato dal giovane Bruno Trentin in “Da Sfruttati a Produttori” -, si proponga di diventare, dal versante del Consumo, – cioè del Cosa e come Consumare – protagonista del discorso della democratizzazione dell’economia. Come esortava continuamente Claudio Napoleoni.

Se la rivoluzione fordista ha creato le condizioni per la nascita e lo sviluppo del Sindacato confederale, la rivoluzione informatica, come sostengo in altri scritti, sta creando le condizioni per la nascita e lo sviluppo di un forte movimento consumerista. Si tratta quindi di essere all’altezza della sfida, di investire in tale impresa politica. Con la lungimiranza necessaria.

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