Caso del piccolo Alfie Evans. L’Alta Corte britannica respinge il ricorso dei genitori. Resterà affidato alle cure dei medici di Liverpool

Caso del piccolo Alfie Evans. L’Alta Corte britannica respinge il ricorso dei genitori. Resterà affidato alle cure dei medici di Liverpool

L’Alta corte britannica ha respinto il ricorso del padre di Alfie Evans, il bambino in stato semi-vegetativo per una malattia neurodegenerativa incurabile e ignota. L’uomo chiedeva di trasferire il piccolo in Italia, opponendosi ai precedenti pareri negativi. È ora in corso di analisi il ricorso della madre, Kate James. I legali dell’ospedale infantile Alder Hey di Liverpool, dove il bimbo è ricoverato dal dicembre 2016, hanno detto ai giudici che il fatto che Alfie abbia respirato per ore senza respiratore “non è stato una sorpresa” per i medici, nonostante possa esserlo stata per i genitori o per la gente comune. “Non è mai stato affermato che la morte sarebbe stata istantanea”, hanno specificato. L’avvocato ha anche detto in udienza: “Non c’è nessuna nuova prova medica, per non parlare di prove convincenti, rispetto all’udienza di febbraio”, e il fatto che il bambino respiri autonomamente “non cambia le circostanze”. Ieri i giudici dell’Alta corte avevano aperto al suo trasferimento a casa, escludendo quello all’estero. Il team legale della famiglia oggi ha fatto sapere che un’aeroambulanza era fuori dall’ospedale, pronta a trasferire Alfie in Italia.

Secondo i giudici inglesi, Alfie “non può venire in Italia: credo che questo sia dovuto anche all’aver ritenuto che ci siano state alcune pressioni. Sui genitori non ce n’è stata assolutamente alcuna”. E’ questa la posizione espressa dalla presidente dell’ospedale Bambino Gesù, Mariella Enoc, la quale ha sottolineato come anzi l’ospedale della Santa Sede, che segue questa vicenda dal luglio 2017, “ha sempre fatto presente che la diagnosi è molto severa”. In tutta la vicenda di Alfie, affetto da una malattia neurodegenerativa grave e per il quale i genitori chiedono il trasferimento in Italia, “c’è stata – rileva Enoc – troppa ideologia e troppa strumentalizzazione. Mi rifiuto di pensare che dopo tante battaglie fatte per il diritto di morire – ha aggiunto – non si possa fare anche una battaglia per il diritto di vivere, perché in questo caso i genitori chiedono che il bambino viva”. Quanto ai dubbi sollevati da alcuni rispetto al fatto che Alfie possa sostenere il peso di un trasporto e di uno spostamento in un altro paese nelle condizioni in cui si trova, Enoc ha rilevato come l’ospedale Bambino Gesù “in questo anno e mezzo ha trasportato 200 bambini circa di cui molti nelle condizioni di Alfie, provenienti dalla Grecia, dall’Est europeo, dall’Italia e molti altri paesi”. In tutti i casi, ha rilevato Enoc, “si trattava di bambini che erano in condizioni gravi o bisognosi di un trapianto, ma sono arrivati con un supporto alla respirazione su un C130, su un’ambulanza o con una macchina, e vari di questi bambini si sono salvati”. Enoc ha quindi ribadito come l’ospedale rimanga sempre pronto ad accogliere Alfie, in attesa degli sviluppi della situazione. Abbiamo riportato questa posizione del Bambin Gesù di Roma, che, ricordiamo, è per metà in territorio italiano e per l’altra metà in territorio vaticano, per dovere di cronaca. Ci sembra tuttavia che se i magistrati supremi britannici hanno ritenuto giusta quella decisione di lasciare il piccolo Alfie alle cure dell’ospedale di Liverpool, dopo aver ascoltato decine di pareri medici, difficile ipotizzare che altrove possa essere salvato.

Share