Buio sull’elezione del premier. Mattarella parlerà dopo l’intervento di Gentiloni sui missili di Trump. Di Maio e Salvini si annusano a distanza. Fratoianni (LeU): il gioco di veti e controveti

Buio sull’elezione del premier. Mattarella parlerà dopo l’intervento di Gentiloni sui missili di Trump. Di Maio e Salvini si annusano a distanza. Fratoianni (LeU): il gioco di veti e controveti

“Bisogna far presto”. Verrebbe da dire che ci volevano i missili di Trump su Damasco perché le forze politiche che hanno vinto le elezioni e rivendicano il diritto di dar vita al nuovo governo provassero a dare una accelerata. Ma si tratta solo di parole. La questione Siria è in piedi da molto tempo. Rischia ora di diventare un paravento sia per la coalizione Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia che per M5S.

Nicola Fratoianni di Liberi e Uguali, parlando con i cronisti a margine della Assemblea nazionale di Sinistra italiana da lui aperta con una relazione di cui diamo conto in altra parte del giornale, ha affermato che “lo stallo sulla formazione del nuovo governo si accompagna in questi giorni alla assenza di una qualsivoglia discussione sui problemi del Paese e dei nostri concittadini.

Dalle forze politiche non una proposta, un’agenda di priorità sociali

Vedo purtroppo che dalle forze politiche non sta arrivando una proposta, un’agenda di priorità sociali, politiche, culturali ed economiche su cui organizzare una discussione e un confronto. Questo continuo gioco di piazzamenti – prosegue il leader di SI –  di veti e controveti, di battute sono lo specchio di una politica incapace di rispondere ai problemi degli italiani. Lanciamo un appello a tutti e a tutte: – conclude Fratoianni –  serve uno scatto di reni, un’assunzione di maggior senso di responsabilità, lo dobbiamo agli elettori del nostro Paese, che nonostante una pessima legge elettorale, si sono recati alla urne oltre un mese fa”.

La realtà è che  nemmeno i missili di Trump su Damasco riescono a smuovere le forze politiche sulla formazione del governo. I candidati premier Di Maio e Salvini continuano a prendersi a sberle, ora pare non si telefonino neppure più.

Tutti attendono che il Capo dello Stato tolga le castagne dal fuoco

In realtà tutti attendono che il presidente della Repubblica tolga le castagne dal fuoco. Mattarella si trova a dover affrontare una situazione inedita, non può neppure rovistare in passate elezioni, passate maggioranze, perché dal bipolarismo si è passati ad una fase tripolare. Per di più con il partito al governo nella passata legislatura, Renzi e Gentiloni, gli ultimi presidenti in forza al Pd, che diventa la terza forza e si dichiara fuori. Incapace il Pd, ora provvisoriamente retto da Martina, con l’assemblea generale che si doveva tenere il 21 di questo mese spostata non si sa a quando, perfino di affrontare la discussione sulla sconfitta e sull’assetto organizzativo. Martina sì, Martina no, crescono i candidati a segretario, crescono le divergenze sul futuro. Ormai si sono “spacchettate” anche le correnti, i candidati alla segreteria crescono come i funghi.

Nel Pd, spacchettate le correnti, i renziani guardano ancora a Berlusconi

Di come e da chi verrà governato il Paese è argomento che non interessa anche se i renziani guardano ancora a Berlusconi, pur facendo finta di ignorare quanto stia accadendo nella alleanza, Salvini, Berlusconi, Meloni. Magari facendo sotto sotto il tifo per l’ex cavaliere. Chissà mai che se Salvini decide di sganciarlo e di allearsi con l’odiato Di Maio, non ne possa venire qualcosa di buono per il Pd comunque ancora eterodiretto da Renzi Matteo e dai suoi parlamentari. Non è un caso che Salvini abbia alzato i toni nei confronti di Di Maio. In una diretta su Facebook ha detto che “la crisi siriana porta un’accelerazione sulla formazione del nuovo governo. C’è una vita reale che dice ‘fate in fretta’. Basta, io sono ai limiti della pazienza, o si va avanti e si lavora o tanto vale tornare dagli italiani con un voto chiaro a dire ‘facciamo da soli’. Basta dire: ‘se ci sono io, non c’è luì”.

Appello di Salvini. Ognuno faccia un passo di lato. Si riferisce al Berlusca?

Ancora: “Faccio un appello: smettetela con gli insulti a vicenda, con le ripicche, i veti, i bisticci, le polemiche. Così non se ne esce. Se ciascuno fa un passo a lato, si costruisce, si lavora”. Quel “passo a lato” guarda caso è una espressione rivolta da Di Maio nei confronti di Berlusconi. Il “passo a lato” del leader di Forza Italia consentirebbe infatti il connubio M5S-Lega. Non a caso Salvini prosegue: “Continuo a mantenere un atteggiamento zen, sereno, costruttivo, pacifico e di buon senso. Non capisco le polemiche e gli insulti. Non capisco Di Battista e non capisco Berlusconi: si mettono sullo stesso piano”. Nomina Di Battista ma non Di Maio. Forse non  è un caso. I  due si troveranno faccia a faccia al Vinitaly a Verona, forse. Può darsi che, come si dice, in vino veritas, diano vita ad un colloquio vero. Ma Berlusconi , con una risatina, a chi lo intervista a questo proposito risponde: “Parliamo di cose serie”.

Non ci sarà un terzo giro di consultazioni. Gli scenari possibili

Si torna così al ruolo di Mattarella. Al termine del secondo round delle consultazioni ha annunciato che avrebbe preso qualche giorno per “riflettere” su come affrontare la situazione. Ora, prima di annunciare le sue decisioni in proposito, attende l’intervento di Gentiloni che martedì illustrerà al Senato la posizione assunta dal governo italiano. Non si concluderà con un voto, ma dal dibattito dovrebbero emergere con chiarezza le posizioni delle forze politiche, un segnale importante per la formazione e le alleanze per dar vita al nuovo governo. Le dichiarazioni dei leader  delle forze politiche che dovrebbero dar vita alla nuova maggioranza che si sono espressi sull’invio dei missili americani su Damasco non sono univoche, anche se si tratta di sfumature. Forse potranno essere utili al Quirinale che dovrà dire una parola definitiva sulla formazione del governo. I “quirinalisti” che seguono giorno dopo giorno le mosse del Capo dello Stato scrivono, pressoché all’unisono che “non ci sarà un terzo giro di consultazioni”. Poi  delineano gli scenari possibili, un preincarico a Salvini, il quale però ha già fatto sapere che non ne vuol sapere. Se l’operazione non andasse a buon fine lui sarebbe tagliato fuori dalla presidenza cui aspira. Oppure un mandato esplorativo a Elisabetta Alberti Casellati, la presidente del Senato. Si parla anche di un mandato esplorativo a Roberto Fico, presidente della Camera, nel caso fallisse Casellati. Ma i “quirinalisti” più avvertiti fanno presente che chiamare in causa Fico, significa candidare lui a presidente. Interrogativo: Di Maio che ne penserebbe? Boh.

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