Arriva il Def: Italia paese di Bengodi grazie a Renzi e Gentiloni. Aumento Iva stangata per le famiglie. L’imbarazzo di Di Maio: “Avanzeremo nostre proposte”. Fassina (Leu): investimenti pubblici per lo sviluppo

Arriva il Def: Italia paese di Bengodi grazie a Renzi e Gentiloni. Aumento Iva  stangata per le famiglie. L’imbarazzo di Di Maio: “Avanzeremo nostre proposte”. Fassina (Leu): investimenti pubblici per lo sviluppo

Ci dice un deputato di lungo corso ormai in disuso, come si autodefinisce perché non rieletto, che una carta migliore del Documento di economia e Finanza per far saltare, così come vuole Renzi, ogni ipotesi di “contratto”, come lo  chiama Di Maio, di programma, secondo i normali mortali, non si poteva trovarla. Il Def che il Consiglio dei ministri ha approvato e che ora deve andare al voto della Commissione speciale del Parlamento, è tutto un elogio della politica economica e sociale seguita dal governo Renzi e poi da quello Gentiloni, autore il ministro Pier Carlo Padoan. Materia indigeribile per Di Maio il quale sembra disponibile a mettere una croce sopra al passato ma non a sottoscrivere un documento le cui conseguenze sono destinate a ripercuotersi  nella impostazione dell’eventuale “contratto” o programma che dir si voglia. Dal fronte dei Cinquestellati, leggi Di Maio, si fa subito sapere che il M5S lavora per inserire le sue proposte in una risoluzione ad hoc sul Def. Sarà una risoluzione che conterrà alcune proposte “bandiera” del Movimento all’interno della quale, tuttavia, “non si escludono punti di contatto con altre forze politiche”. E torniamo al nostro Def. Con la benedizione della sottosegretaria alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi che cura gli interessi dell’ex inquilino di Palazzo Chigi, il Documento di economia e finanza, chiamiamolo pure così ma non ha niente a che vedere con un Def degno di questo nome, delinea un paese che avrebbe vissuto e vivrebbe  stagioni esaltanti. Tutto va bene, un paese di Bengodi. Non solo, anche   l’economia della Unione europea, ormai tira a gonfie vele. Ma lo stesso Draghi, il presidente della Bce, dice che la “crescita” ha perso energia, ora è “mediocre” tanto che ancora a lungo la Bce proseguirà nell’acquisto di titoli per tenere basso il costo del denaro.

Indicata la politica economica del nuovo governo. I pentastellati non ci stanno

Il Def si compone di tre sezioni, programma di stabilità dell’Italia, analisi e tendenze di finanza pubblica, programma nazionale di riforma. Ci sono alcuni allegati dal momento in cui il nostro paese vive una fase di “transizione – è scritto – caratterizzata dall’avvio dei lavori della XVIII legislatura. Il DEF approvato oggi non contempla alcun impegno per il futuro, bensì si limita alla descrizione dell’evoluzione economico-finanziaria internazionale, all’aggiornamento delle previsioni macroeconomiche per l’Italia e del quadro di finanza pubblica tendenziale che ne consegue”. Insomma, il nuovo governo avrà tutta l’autonomia necessaria per delineare il vero Def. Ma subito dopo si fa presente che “il Parlamento trova quindi nel Documento un quadro aggiornato della situazione economica e finanziaria quale base per la valutazione delle politiche economiche e dei programmi di riforma che il prossimo Esecutivo vorrà adottare”. Formulazione non digeribile per Di Maio, mentre farà esultare Renzi Matteo quando legge che il Def “consente di apprezzare il percorso di risanamento delle finanze pubbliche. Il PIL è stato stabilizzato a partire dal 2015 dopo sette anni di incrementi consecutivi e poi quattro anni di successi con il tasso di disoccupazione è sceso dal picco del novembre 2013 (13,0%) all’11,2 del 2017, mentre il numero di occupati è aumentato di quasi 1 milione di unità dal punto più basso della crisi nel settembre 2013, di cui oltre la metà con contratti a tempo indeterminato”. E poi si prosegue, c’è di tutto, di più, perfino la crisi delle banche che è stata superata. Fa tenerezza quel milione di occupati in più che ormai da qualche anno viene sventolato. In quel milione sono compresi anche quei cinquecentomila   che lavorano al massimo dieci ore alla settimana? O i ciclofattorini, tanto per citare alcune “categorie” di occupati. Finale esilarante se non fosse che si tratta di problemi che riguardano la vita delle persone, l’economia del Paese. Si dice infatti che “il quadro economico-finanziario prospettato nel DEF, non avendo come già evidenziato natura programmatica, contempla l’aumento delle imposte indirette nel 2019 e, in minor misura, nel 2020, previsto dalle clausole di salvaguardia in vigore.

Rischio di uno stop alla domanda interna. Colpiti beni di prima necessità

È questa l’unica certezza dal momento che c’è un problema da affrontare che si chiama aumento dell’Iva che viene caricato sul governo che verrà. Sia Federconsumatori che Adusbef hanno calcolato che se vi sarà l’aumento  dell’Iva imposto dalla clausole di salvaguardia avrebbe un impatto per le famiglie  fra i 1.100 e 1.312 euro nel biennio 2019-20. Nel prossimo triennio, afferma Adusbef, “gli effetti negativi del provvedimento sul potere d’acquisto e sui consumi ci porteranno a perdere 23 miliardi di euro di spesa, circa 885 euro a famiglia ed uno stop alla domanda interna che farebbe rallentare anche il Pil, con una riduzione di 1,2 punti della crescita stimata del prodotto interno lordo tra il 2019 ed il 2021”. Coldiretti afferma che “il pericolo dell’aumento dell’Iva riguarda anche beni di prima necessità come carne, pesce, yogurt, uova, riso, miele e zucchero con aliquota al 10% e il vino e la birra al 22% che rappresentano componenti importanti nei consumi delle famiglie”. Infine un dato, il più importante. Per sterilizzare gli effetti del’aumento dell’Iva che scatterà dal 1 gennaio del 2019 sono necessari  poco più di 12 miliardi di euro e per l’anno seguente di ben 19 o giù di lì. Dove si trovano?  Ci  pensi il governo che verrà, se verrà.

Il rischio che la Commissione Ue bussi subito alla nostra porta

Altrimenti la Commissione Ue che attende il Def entro il 30 aprile, ma può chiudere un occhio, busserà alla nostra porta esigendo il pagamento di quanto dovuto. Stefano Fassina, deputato di Liberi e Uguali, che fa parte della Commissione speciale di Montecitorio, offre un  esame complessivo del provvedimento. “Proprio lo scenario ‘tendenziale’ del DEF, approvato oggi dal governo Gentiloni – sottolinea Fassina – conferma la necessità e l’urgenza di una svolta di politica economica. A differenza di quanto si continua a raccontare, la ripresa italiana è stata alimentata dalla Bce e rimane a metà della media dell’eurozona. L’agenda liberista delle cosiddette ‘riforme strutturali’, dal Jobs Act ai tagli a sanità e scuola, va sostituita da un programma pluriennale  che faccia ripartire gli investimenti pubblici lasciati dai governi Renzi-Gentiloni al livello più basso della storia dell’Italia repubblicana, in particolare nel Mezzogiorno”. Fassina sottolinea che è  necessario disinnescare le clausole di aumento dell’Iva senza tagli di spese e dedicare almeno un punto di Pil all’anno al finanziamento in deficit di un piano triennale di investimenti pubblici in piccole opere. Speriamo che i cosiddetti vincitori delle elezioni siano coerenti con le promesse elettorali nelle risoluzioni per l’approvazione del Def”.

Del “solito libro delle favole” parla il forzitaliota Brunetta. Le previsioni contenute nel quadro macroeconomico “sembrano essere ancora una volta gonfiate e destituite di qualsiasi fondamento economico. Tanto le stime di crescita su PIL, inflazione e tasso disoccupazione quanto quelle sui saldi di finanza pubblica e sulla componente interessi sembrano, infatti, troppo ottimistiche rispetto allo stato attuale dell’economia italiana”.

Share