Anpi: mai più fascismi, mai più razzismi. Più di mille manifestazioni. I media ignorano. Fanno notizia solo comunità ebraica che non partecipa a Roma, a Milano fischiata da un gruppetto isolato. Vergogna

Anpi: mai più fascismi, mai più razzismi. Più di mille manifestazioni. I  media ignorano. Fanno notizia solo comunità ebraica che non partecipa a Roma, a Milano fischiata da un gruppetto isolato. Vergogna

Mi avverte Carlo Ghezzi, segretario dell’Anpi, l’associazione nazionale partigiani, che a Milano una ventina di persone con il volto coperto spacciandosi per palestinesi, contesteranno la Brigata Ebraica al passaggio del corteo tra corso Venezia e piazza San Babila, così come è avvenuto anche in anni precedenti. Mi avverte che ci sono un “nugolo” di giornalisti in attesa. Puntualmente la contestazione avviene al grido “fuori i sionisti dal corteo” come annunciano le agenzie di stampa. Diventerà questa una delle principali notizie date dai media su una straordinaria giornata in cui in più di  mille città grandi e piccole, si sono svolte manifestazioni aderendo all’appello dell’Anpi, “mai più fascismi, mai più  razzismi” e delle tante associazioni, più di venti, che lo hanno sottoscritto. E fa notizia con tanto di titoli in primo piano il “ritiro” dalla manifestazione di Roma della Comunità ebraica, con tanto di insulti  all’Anpi, motivato dalla presenza della delegazione palestinese il cui rappresentante, Bassam Saleh,  ha detto: “Ci dispiace molto che non siano qui ma troviamo incomprensibile la loro posizione. È un nostro diritto partecipare con la nostra bandiera. Siamo un popolo oppresso, stiamo lottando per la nostra liberazione. Non ci sentiamo estranei”. Alla manifestazione hanno partecipato più di quindicimila persone, stante a quanto affermato dalle autorità.

Sindaco di Todi (Forza Italia) revoca l’adesione del Comune. Con l’Anpi non vuole rapporti

Dimenticavamo: fa notizia anche la decisione del sindaco di Todi, Forza Italia, che ha revocato l’adesione del Comune alla manifestazione perché promossa dall’Anpi. Ecco in sintesi tre titoli che campeggiano sui media, dai telegiornali, ai giornali radio, alle testate online. Le grandi manifestazioni fra cui quella nazionale di Milano e le altre, a partire da quella di Roma, con la partecipazione nei cortei di migliaia di persone non fanno notizia. Non solo. Nessun cenno al fatto che in tante città dove le manifestazioni si sono svolte nel pomeriggio, al mattino c’erano state iniziative promosse nei quartieri, visite ai luoghi dove sono sepolti partigiani uccisi in battaglia, antifascisti passati per le armi, dibattiti, incontri con i giovani.

Il silenziatore messo dai media forse corrisponde ai sondaggi pubblicati in questi giorni dai quali, non conosciamo i metodi di rilevazione, si evince che cittadini italiani ignorano perfino il significato della “festa” del 25 aprile. Forse non potevano smentire commenti ed editoriali comparsi in questi giorni nei quali anche autorevoli giornalisti e qualche “storico”, si cimentavano nel “racconto” di cosa è stata la Resistenza, quanto faccia parte di quel periodo della memoria storica del nostro popolo.

L’immagine del 25 aprile creata dai media non risponde alla realtà

I media hanno creato una immagine di questo 25 Aprile, l’anniversario della Liberazione, che non corrisponde alla realtà. Perché il 25 aprile non nasce per caso. È il risultato di una lunga lotta pagata a caro prezzo dagli antifascisti che non avevano mai ceduto al regime mussoliniano, 42 fucilati, 28 mila anni di carcere, esilio, dei primi scioperi al Nord da cui parte la lotta degli operai. Un movimento che si incontra con i partigiani, le prime manifestazioni nelle città liberate. Forse valeva la pena che i media ricostruissero proprio in uno dei momenti più difficili che sta vivendo il nostro Paese, il significato di questa lotta che diventò di popolo proprio a partire dal 25 aprile. Non basta dare conto delle manifestazioni ufficiali. Ci mancherebbe.

Parlano le autorità. Interventi di Mattarella, Casellati e Fico

È importante che in una Italia in cui rigurgiti di razzismo, di fascismo, sono sempre più all’ordine del giorno, il presidente della Repubblica abbia definito la “Resistenza come Risorgimento e i partigiani furon0 patrioti”. “La Resistenza – ha proseguito – fu un movimento corale, ampio e variegato  a lungo rappresentato quasi esclusivamente come sinonimo di guerra partigiana, nelle regioni del Nord d’Italia o nelle grandi città. Le tante insurrezioni, da Napoli a Matera, da Nola a Capua, alle tante avvenute in Abruzzo, attestano la percezione da parte degli italiani della posta in gioco: da una parte i massacratori, gli aguzzini, i persecutori di ebrei; dall’altra la civiltà, la libertà, il rispetto dei diritti inviolabili di ogni persona”. Durante la cerimonia il presidente della Camera, Roberto Fico.(M5S) ha dichiarato che “la Resistenza fu un punto di riferimento irrinunciabile nella vita democratica del Paese: il 25 aprile è il giorno in cui rendere il doveroso omaggio alle donne e agli uomini che offrirono la propria vita per la liberazione dell’Italia. Questo grande patrimonio ideale deve poter continuare ancora oggi a esprimersi, richiamando le giovani generazioni ai valori della pace e della solidarietà”.

La presidente del Senato Elisabetta Casellati (Forza Italia) ha sottolineato l’importanza della memoria, di quelle storie legate alla Resistenza di cui ne ha vissuta una in prima persona: “Mio padre – ha  detto – condannato a morte per il suo antifascismo, venne liberato proprio il 25 aprile 1945. I suoi principi e i suoi valori di riferimento, nel segno e nel sogno della libertà, sono stati gli insegnamenti che hanno sempre ispirato la mia vita e la mia attività politica e professionale”. Dovrebbe farlo sapere anche al sindaco di Todi, che fa parte del suo partito…

Milano. Grande corteo. “Ora e sempre Resistenza”. Da Valsesia a Bella ciao

Tante migliaia alla manifestazione di Milano che si è svolta in due tempi. Al mattino canti partigiani e bandiere dell’Anpi al cimitero Maggiore, campo della Gloria per ricordare i caduti della Resistenza, intonando cori, “Valsesia” e “i Ribelli della Montagna”, “Bella Ciao” accompagnato dal grido “Ora e sempre resistenza”. Sono stati letti testi che ricordano il dramma della Siria ed esposti cartelli con la scritta “l’Unica razza è quella Umana”. Nel pomeriggio il grande corteo che da Corso Venezia ha sfilato per le vie del centro fino a Piazza Duomo. In testa l’amministrazione comunale della città con il sindaco Giuseppe Sala, esponenti del Pd seguito da una lunga bandiera della Pace, la delegazione degli studenti e altre formazioni di sinistra. Presenti anche una delegazione di operai della Carrefour. Diversi gli esponenti politici presenti per Liberi e uguali, Roberto Speranza e l’ex presidente della Camera Laura Boldrini. Assente il segretario federale della Lega Matteo Salvini che ha fatto sapere che non partecipava ad alcuna manifestazione per una ricorrenza che “dovrebbe tornare a essere un po’ più di tutti”. Non merita alcun commento.

Gli interventi di  Sala, Camusso, Don Ciotti, Nespolo

A conclusione della manifestazione gli interventi del sindaco di MIlano, di Susanna Camusso, Don Ciotti, della presidente dell’Anpi, Carla Nespolo. “Oggi – afferma  Sala – occorre una nuova resistenza, per una nuova stagione democratica. E questa nuova resistenza può partire da Milano. Nazismo e fascismo non sono opinioni ma crimini contro l’umanità”. Secondo Sala, “la democrazia non è un lusso, ma è una scelta che deve essere confermata giorno per giorno, dobbiamo convincere i tanti che sembrano disillusi, e non c’è modo migliore di dimostrarlo che con l’esempio. Da Milano quindi facciamo partire un messaggio estremamente chiaro: stop ai nuovi razzismi e fascismi”. Susanna Camusso e Carla Nespolo  avevano posto l’accento su questo tema: “Oggi innanzitutto – ha detto il segretario generale della Cgil – chiederemo che si proceda allo scioglimento di tutte le organizzazioni che violano la dodicesima disposizione transitoria della Costituzione. E poi l’applicazione della Costituzione, ovvero del divieto di ricostituzione di partiti che si ispirano al fascismo. Tema fondamentale di come ricostruire certezze e contrastare le paure e non alimentandole come rabbia verso i diversi”. Poi aveva sottolineato che “la violenza sulle donne è nei fatti troppo spesso sopportata e non adeguatamente contrastata”. Argomenti che aveva toccato anche Don Ciotti richiamando in particolare “il ripudio delle guerre”, valorizzando la Costituzione e la sua applicazione.

La presidente Anpi: l’antifascismo radice della nostra convivenza

Carla Nespolo, la prima donna a ricoprire la carica di presidente dell’Anpi, ha ripreso temi sui quali si era soffermata in una intervista rilasciata al Fatto qualche ora prima di concludere la manifestazione. “L’antifascismo –  dice – è  semplicemente la radice della nostra convivenza civile democratica. La Costituzione italiana, nata dalla lotta di Liberazione, ne è il cardine. La sua difesa è avvenuta anche in anni recenti. È molto significativo, infatti, che in un momento in cui c’è poca passione per il voto e forte astensionismo quando si è votato per due referendum, sia quello del 2006 che quello del 2016, che trattavano appunto della Costituzione, i cittadini siano andati a votare. Non mi riferisco al fatto se abbiano dato preferenza al sì o al no. Noi come Anpi siamo stati contrari alle modifiche costituzionali sia nel primo che nel secondo referendum. Sono però convinta che la gente sia andata a votare perché, pur in un momento di crisi di tanti ideali, la Costituzione ci fa sentire tutti quanti in una profonda sintonia civile. Ci tengo a sottolineare questo concetto anche per quei sindaci come quello di Grosseto che dedicano una via a Berlinguer e una ad Almirante, inseguendo l’idea di conciliazione che sostanzialmente equipara il fascismo all’antifascismo. La Costituzione italiana è antifascista. Noi – ha proseguito – dialoghiamo con le forze politiche  partendo dai temi, non dalle sigle. Sono convinta che l’antifascismo sia un valore più vasto rispetto ai singoli partiti. Temi concreti in una società che diventa sempre più diseguale, dove i giovani sono sempre più  precari o sottopagati, pace, lavoro, uguaglianza”.

Di Vittorio, Lama e Trentin: il valore della Resistenza e della lotta antifascista

Temi che fanno parte della storia della sinistra, della Cgil in particolare.  In una ricerca curata da Ilaria Romeo, pubblicata da Rassegna sindacale vengono riportati brani di interventi a partire da quello del giovane  partigiano Bruno Trentin che nel 1943 aveva detto: “L’Italia finalmente si risveglia! Su tutta la superficie della penisola occupata dagli invasori tedeschi e dai loro degni sicari fascisti, il popolo italiano, quello del 1848, quello di Garibaldi e di Manin è in piedi e lotta […]. Dopo aver dormito vent’anni, questo popolo martire fa sentire all’immondo aguzzino in camicia nera tutte le terribili conseguenze del suo risveglio. È in piedi oramai. Lo si era creduto morto, servitore, vile e codardo, e invece è là!”. E Luciano Lama, nell’aprile 1978 si era chiesto: “Perché abbiamo combattuto contro i fascisti e i tedeschi? Perché abbiamo rischiato la vita, perduto, nelle montagne e nei crocevia delle nostre campagne, nelle piazze delle nostre città migliaia dei nostri compagni e fratelli, i migliori? Perché siamo insorti, con le armi, quando il nemico era più forte di noi? Abbiamo lottato allora per la giustizia e per la democrazia, per cambiare l’Italia, per renderla libera. Dobbiamo sconfiggere nella coscienza dei lavoratori e del popolo ogni tentazione al disimpegno – proseguiva l’allora segretario generale della Cgil – da qualunque parte essa venga.  I giovani devono crescere con questi valori”. Giuseppe Di Vittorio, il grande dirigente della Cgil in occasione del primo anniversario della Liberazione, dichiarava al Lavoro, il rotocalco della confederazione: “Il popolo italiano ha celebrato il primo anniversario della conclusione vittoriosa dell’insurrezione nazionale del 25 aprile 1945, che costituisce una delle pagine più significative e gloriose della storia d’Italia.

Democrazia, libertà, basi di una maggiore giustizia sociale

L’aspetto più saliente e nuovo della vittoria italiana del 25 aprile non è tanto nel fatto in sé della liberazione del nostro Paese dal feroce invasore tedesco e dai suoi tristi complici italiani – affermava Di Vittorio – quanto nel fatto che questa memorabile vittoria è stata conseguita dagli stessi italiani, dalle masse profonde del nostro popolo. Perciò il 25 aprile 1945 ha chiuso definitivamente una fase della storia d’Italia e ne ha aperta una nuova, della quale le masse popolari italiane sono l’autentico protagonista. Al potere delle vecchie classi dominanti, composte di limitati gruppi di plutocrati, di grandi latifondisti e di altri ristretti ceti retrivi e parassitari, estranei alle masse popolari – ch’essi guardavano con sospetto e con timore, per cui crearono il fascismo e gettarono l’Italia nell’abisso – succede il potere del popolo. Il regime della democrazia e della libertà, che dovrà essere fondato sulle solide basi d’una maggiore giustizia sociale”. Parole che ancora oggi sono all’ordine del giorno e che Bruno Trentin, nel diario che ci ha lasciato, pone al centro dell’iniziativa della sinistra, sindacato, delle associazioni di massa.

Share