A Roma tornano le visioni dei Radicali. Trasporto pubblico, dopo il Referendum anche il ricorso al Tar che potrebbe far saltare in aria l’Atac. Fassina: “giocano alla sfascio sulla pelle e con il portafoglio dei romani”

A Roma tornano le visioni dei Radicali. Trasporto pubblico, dopo il Referendum anche il ricorso al Tar che potrebbe far saltare in aria l’Atac. Fassina: “giocano alla sfascio sulla pelle e con il portafoglio dei romani”

I Radicali promotori del referendum “Mobilitiamo Roma” per la messa a gara del trasporto pubblico locale della capitale impugnano davanti al Tar del Lazio la delibera con cui l’Assemblea capitolina ha prorogato dal 2019 al 2021 l’affidamento diretto ad Atac della gestione del servizio di trasporto. Il ricorso è stato presentato dall’avvocato Francesco Mingiardi per conto di Riccardo Magi e Alessandro Capriccioli, rispettivamente segretari di Radicali Italiani e Radicali Roma e promotori del referendum “Mobilitiamo Roma”. L’operazione dei radicali potrebbe rivelarsi un atto devastante, se accolto, per le sorti della grande azienda di trasporto capitolina, che già naviga a vista in attesa delle decisioni del Tribunale Civile di Roma sul concordato preventivo chiesto dall’Amministrazione di Roma Capitale e che dovrebbe consentire, se il verdetto sarà positivo, un futuro meno incerto a migliaia di lavoratori.

Sul punto e soprattutto sulla scelta fatta dai radicali c’è da registrare la durissima presa di posizione di Stefano Fassina, consigliere comunale di Sinistra per Roma: “Su Atac, i radicali giocano allo sfascio sulla pelle e con il portafoglio dei romani. L’eventuale accoglimento del loro ricorso al TAR contro la proroga dell’affidamento ad Atac del servizio di trasporto pubblico a Roma porterebbe al fallimento dell’azienda, dato che il concordato preventivo, in valutazione al Tribunale di Roma, ha come condizione necessaria la proroga al 2021 dell’affidamento. Atac va radicalmente riorganizzata, ma la liberalizzazione/privatizzazione del trasporto pubblico a Roma aggraverebbe tutti i problemi, come oramai evidente ovunque sia stata percorsa tale illusoria scorciatoia. A Roma, il 20% del trasporto pubblico locale è da oltre un decennio privatizzato con risultati disastrosi. Proprio oggi i lavoratori delle linee periferiche sono costretti a scioperare per avere i salari di marzo. Situazione che si ripete ormai da più tempo. Non basta solo esprimere solidarietà a parole, è il tempo di praticare politiche di salvaguardia. Il referendum radicale va in direzione opposta. Il Pd che ha portato in Parlamento tali campioni di liberismo non ha nulla da dire?”.

Sul punto della liberalizzazione si era già espressa nel passato la Cgil che non aveva dubbi sul ruolo fondamentale del sistema pubblico: “La contrapposizione pubblico/privato per quanto riguarda il funzionamento del sistema dei trasporti, e non soltanto in Italia è un falso problema. Vogliamo ricordare che il finanziamento del trasporto locale sia esso a gestione pubblica che privata è sostanzialmente sorretto da un considerevole finanziamento pubblico. E a Roma abbiamo il caso eclatante di Roma Tpl, consorzio di privati che non ha dato certo in questi anni buona prova di sé. Il punto quindi non è e non può essere la privatizzazione di Atac”. “I problemi di Atac e della mobilità a Roma sono complessi e meriterebbero da parte di tutti un approccio più consapevole e maturo. Le battute, i tweet, le analisi superficiali su Facebook in questa fase delicata e difficile dell’azienda non aiutano né i cittadini né i lavoratori. Si dovrebbe favorire l’uso del mezzo pubblico rispetto a quello privato, che invece continua a essere privilegiato perché l’offerta proposta è insufficiente e inadeguata alle esigenze dei cittadini”.

E mentre i radicali pensano di dare un colpo finale alla traballante, ma storica azienda di Roma Capitale, c’è da registrare la denuncia di Usb, che fa sapere, da un suo monitoraggio, come sia conciato male il servizio di trasporto pubblico, che, ad oggi, può assicurare in strada solo il 30% della flotta di bus di proprietà. Il problema drammatico sono i pezzi di ricambio, decisamente insufficienti per assicurare le riparazioni quotidiane. “Atac – fa sapere Usb – dispone di un parco macchine di circa 1920 vetture. Di media i bus che riescono ad uscire giornalmente dai depositi sono circa 1.000. Questo perché gli autobus hanno una media di vita di oltre 10 anni e la mancata manutenzione, che da anni denunciamo, ha portato gli stessi a un decadimento evidente. Come se non bastasse dall’8 marzo Atac ha subìto un ulteriore contraccolpo. L’interruzione del servizio di manutenzione e assistenza su strada alle vetture guaste, svolto da 140 lavoratori alle dipendenze della ditta Corpa, si è interrotto. Atac non ha provveduto a ripristinare il servizio e il risultato, a distanza di oltre un mese, è che circa 500 vetture rientrano nei depositi per mancata manutenzione. A oggi il dato allarmante che emerge, secondo i nostri riscontri, è che il servizio garantito sia di media solo del 30%. Di fronte a questa situazione l’amministrazione comunale non è ancora riuscita a sapere dai vertici Atac come intendano affrontare l’emergenza. Eppure la soluzione è dietro l’angolo: utilizzo dei 140 lavoratori, tutti operai specializzati che da 15 anni assicurano questo servizio per Atac, e ripresa immediata del servizio”.

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