25 Aprile. L’Anpi: grande giornata, festosa, unitaria, molto partecipata. Generazioni tutte insieme intorno al bene della Resistenza. La stampa dia un’informazione completa. Appello di 23 organizzazioni

25 Aprile. L’Anpi: grande giornata, festosa, unitaria, molto partecipata. Generazioni tutte insieme intorno al bene della Resistenza. La stampa dia un’informazione completa. Appello di 23 organizzazioni

L’Anpi, l’associazione partigiani italiani, che ha promosso, insieme a tante altre associazioni, le manifestazioni, oltre mille, che si sono svolte il 25 Aprile, in un comunicato sottolinea il valore e il significato delle iniziative, molto partecipate, che in tutta Italia nelle strade e nelle piazze hanno fatto risuonare le parole, il messaggio dell’antifascismo. Una puntualizzazione e una risposta anche al ruolo, tutto in negativo, svolto dai media, carta stampata, radio, televisione, testate online, che hanno sottovalutato, quando non ignorato, il valore e il significato delle manifestazioni. Una giornata “nera” per l’informazione, che ha cercato di sminuire in ogni modo il valore di una giornata di lotta, di impegno democratico antifascista, a difesa della Costituzione. Giornata resa ancora più nera, l’uso di questa parole è voluto, dal fatto che è stato anche ignorato l’Appello “Mai più fascismi, mai più razzismi” lanciato dall’Anpi, sottoscritto da 23 associazioni, fatto proprio anche dal Coordinamento per la democrazia costituzionale. Che pubblichiamo a conclusione dell’articolo.

La inesauribile capacità di legare memoria e futuro

L’Anpi sottolinea che “il 25 aprile è stata una grande giornata, in tutta Italia. Festosa, unitaria, molto partecipata e, nel contempo, attraversata dalla piena consapevolezza dei rischi che corre oggi il nostro Paese, a cominciare dal ritorno di ideologie neofasciste e razziste. Tutte le generazioni si sono ritrovate insieme per celebrare e rinnovare le ragioni della vita migliore: democratica, plurale, antifascista. Tutte le generazioni si sono ritrovate intorno al bene della Resistenza, alle sue risorse di coraggio, entusiasmo, forza di libertà, alla sua inesauribile capacità di legare memoria e futuro. Le cittadine e i cittadini hanno compreso e comprendono bene il senso di questa straordinaria manifestazione di gioia e radici.

Certa stampa ha dato conto solo di episodi assolutamente marginali

Rileviamo, con rammarico – prosegue la nota – che certa stampa non ha voluto vedere tutto ciò, limitandosi a dar conto quasi esclusivamente di episodi soliti di divisione rumorosa e assolutamente marginale. Non smettiamo di confidare in un sussulto di curiosità e nello svolgimento del dovere di una informazione completa. Ringraziamo i Comitati provinciali e le Sezioni dell’ANPI che hanno confermato, in questa occasione, non solo grande passione e forte senso di appartenenza, ma anche spirito unitario nell’organizzazione di iniziative che hanno coinvolto le Istituzioni e tanta parte del mondo associazionistico e sindacale”.

Un comunicato che, speriamo, trovi spazio nell’informazione a riparazione di una giornata nera che non avremmo mai voluto vedere. Avevamo sperato che alla base della disinformazione sulla straordinaria giornata del 25 aprile  vi fosse la “fretta” con cui i giornalisti devono operare visto che con i quotidiani on line siamo in presenza di fatto di una cronaca in diretta. Le stesse agenzie di stampa si trovano un carico di lavoro che rende l’informazione in tempo reale molto difficoltosa. Per non parlare di televisioni e radio, ci sono problemi di collegamenti, di mettere a disposizione del giornalista una intera troupe, insomma i costi sono elevati. Risultato da noi denunciato: le manifestazioni promosse dall’Anpi in più di mille località a partire da quelle che si sono svolte nelle grandi città, Milano in particolare dove per tutta la giornata ci sono state iniziative culminate poi nel corteo che ha visto la partecipazione di più di quaranta mila persone, quella di Roma, con migliaia di cittadini in corteo, sono state di fatto ignorate.

Gli scriba della carta stampata non hanno giustificazioni che tengono

O meglio, anzi peggio: gli scriba, inviati dalle testate a seguire gli eventi, hanno puntato la loro attenzione solo su alcuni episodi, isolati e subito condannati. A Milano in particolare le cronache degli scriba hanno dato più spazio ai fischi rivolti da un gruppetto di contestatori alla Brigata ebraica. La contestazione sarebbe stata organizzata da palestinesi, ma forse di palestinesi non si trattava, ma di  esponenti  di centri sociali. A Roma due cortei, più di quindicimila a quello promosso dall’Anpi. All’ultimo momento  il ritiro della adesione della Comunità ebraica in quanto presente anche una delegazione palestinese. Contestazione  anche a Trieste, nella risiera di San  Saba, un lager nazista nel nostro Paese, con grida contro Israele e a Todi dove il sindaco di Forza Italia aveva ritirato l’adesione alla manifestazione promossa dall’Anpi. Così ieri le agenzie di stampa e le cronache, si fa per dire, comparse sui quotidiani online.

Disinformatia all’opera. Gli scriba vedono solo lacerazioni e spaccature

Il giorno dopo  i grandi giornali e anche quelli più piccoli, stampati su carta, con la possibilità di riflettere sugli avvenimenti che hanno caratterizzato la giornata del 25 aprile, sono andati anche oltre la disinformazione data dai media che operano in tempi reali. In primo piano gli “incidenti”, che non ci sono stati, le contestazioni in due o tre manifestazioni sulle più di mille che si sono svolte in tutta Italia. Si legge su La  Repubblica di un “25 Aprile solcato sempre più da lacerazioni e spaccature, a Roma, a Milano, a Trieste, parcellizzate tra fazioni, con cortei moltiplicati e differenziati”. Addirittura si legge sul quotidiano di Largo Fochetti: “questo simbolo è stata la Piazza del Popolo di Todi”, dove come abbiamo detto il sindaco aveva ritirato l’adesione alla manifestazione dell’Anpi perché raccoglievano firme all’appello contro tutti  fascismi. Siccome secondo il sindaco il fascismo “è morto e seppellito”  l’Anpi utilizzava “una manifestazione istituzionale per uno scopo così di parte”, lui si è chiamato fuori. E la sua iniziativa ha trovato eco su “certa stampa”, come scritto nel comunicato Anpi. A voler essere pignoli ci sarebbe da divertirsi a cogliere le “perle” negli articoli che alcuni quotidiani hanno dedicato a questo 25 aprile. Intanto una contraddizione di cui, forse, i direttori dei giornali dovrebbero accorgersi. Mentre le cronache erano tutte centrate sugli episodi marginali, alcuni commenti, sempre sugli stessi giornali, valorizzavano le manifestazioni di questo 25 Aprile. O meglio, mettevano in luce l’attualità della Resistenza, l’esigenza che la “memoria” non venisse mai cancellata, legandola, come dice il comunicato dell’Anpi al futuro. Ma c’è anche chi non avendo niente di meglio da contestare lancia una accusa all’Anpi che “coprirebbe” le contestazioni dei palestinesi contro gli ebrei. Nessun commento. Le sciocchezze si commentano da sole.

Pubblichiamo di seguito l’appello delle 23 organizzazioni

Noi, cittadine e cittadini democratici, lanciamo questo appello alle Istituzioni repubblicane. Attenzione: qui ed ora c’è una minaccia per la democrazia. Si stanno moltiplicando nel nostro Paese sotto varie sigle organizzazioni neofasciste o neonaziste presenti in modo crescente nella realtà sociale e sul web. Esse diffondono i virus della violenza, della discriminazione, dell’odio verso chi bollano come diverso, del razzismo e della xenofobia, a ottant’anni da uno dei provvedimenti più odiosi del fascismo: la promulgazione delle leggi razziali. Fenomeni analoghi stanno avvenendo nel mondo e in Europa, in particolare nell’est, e si manifestano specialmente attraverso risorgenti chiusure nazionalistiche e xenofobe, con cortei e iniziative di stampo oscurantista o nazista, come recentemente avvenuto a Varsavia, persino con atti di repressione e di persecuzione verso le opposizioni.

Per questo, uniti, vogliamo dare una risposta umana a tali idee disumane affermando un’altra visione delle realtà che metta al centro il valore della persona, della vita, della solidarietà, della democrazia come strumento di partecipazione e di riscatto sociale.

Per questo, uniti, sollecitiamo ogni potere pubblico e privato a promuovere una nuova stagione di giustizia sociale contrastando il degrado, l’abbandono e la povertà che sono oggi il brodo di coltura che alimenta tutti i neofascismi.

Per questo, uniti, invitiamo le Istituzioni a operare perché lo Stato manifesti pienamente la sua natura antifascista in ogni sua articolazione, impegnandosi in particolare sul terreno della formazione, della memoria, della conoscenza e dell’attuazione della Costituzione.

Per questo, uniti, lanciamo un allarme democratico richiamando alle proprie responsabilità tutti i livelli delle Istituzioni affinché si attui pienamente la XII Disposizione della Costituzione (“E` vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”) e si applichino integralmente le leggi Scelba e Mancino che puniscono ogni forma di fascismo e di razzismo.

Per questo, uniti, esortiamo le autorità competenti a vietare nelle competizioni elettorali la presentazione di liste direttamente o indirettamente legate a organizzazioni, associazioni o partiti che si richiamino al fascismo o al nazismo, come sostanzialmente previsto dagli attuali regolamenti, ma non sempre applicato, e a proibire nei Comuni e nelle Regioni iniziative promosse da tali organismi, comunque camuffati, prendendo esempio dalle buone pratiche di diverse Istituzioni locali.

Per questo, uniti, chiediamo che le organizzazioni neofasciste o neonaziste siano messe nella condizione di non nuocere sciogliendole per legge, come già avvenuto in alcuni casi negli anni 70 e come imposto dalla XII Disposizione della Costituzione.

Per questo, uniti, come primo impegno verso una più vasta mobilitazione popolare e nazionale invitiamo a sottoscrivere questo appello le cittadine e i cittadini, le associazioni democratiche sociali, civili, politiche e culturali. L’esperienza della Resistenza ci insegna che i fascismi si sconfiggono con la conoscenza, con l’unità democratica, con la fermezza delle Istituzioni.

Nel nostro Paese già un’altra volta la debolezza dello Stato rese possibile l’avventura fascista che portò sangue, guerra e rovina come mai si era visto nella storia dell’umanità. L’Italia, l’Europa e il mondo intero pagarono un prezzo altissimo. Dicemmo “Mai più!”; oggi, ancora più forte, gridiamo “Mai più!”.

 

 

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