25 aprile in Emilia Romagna. Celebrazioni per la Liberazione in tutte le piazze. Marzabotto e Casa Cervi a Gattatico i luoghi simbolici dell’antifascismo militante

25 aprile in Emilia Romagna. Celebrazioni per la Liberazione in tutte le piazze. Marzabotto e Casa Cervi a Gattatico i luoghi simbolici dell’antifascismo militante

Anche quest’anno l’Emilia Romagna non ha tradito la memoria e il valore politico e ideale del 25 aprile, della Liberazione dal nazifascismo. Come sempre, celebrazioni organizzate da Anpi e istituzioni, insieme con le organizzazioni sindacali e democratiche, si sono tenute in tutte le piazze della regione, non solo nel settantatreesimo anniversario della Liberazione, ma anche nell’ottantesimo anniversario delle leggi razziali fasciste e del settantennale della promulgazione della Costituzione, nata dalla Resistenza. Inoltre, anche nelle piazze emiliane e romagnole sono state raccolte, come in migliaia di altre piazze italiane, le firme in calce all’appello “Mai più fascismo, mai più razzismo”, lanciato dall’Anpi insieme ad altre 22 organizzazioni democratiche. In Emilia la memoria della Liberazione è anche memoria indelebile di quel che il fascismo e il nazismo, ormai in rotta, hanno compiuto in termini di eccidi di vittime innocenti, come a Marzabotto e a Gattatico, divenuti luoghi simbolici della lotta antifascista.

Marzabotto. Gino Strada: “non siamo liberi dalla guerra”. Il reporter Del Grande, arrestato in Turchia e liberato: “non possiamo fingere di non sapere”

A Marzabotto, al parco di Monte del Sole, dove avvenne l’eccidio più grave che si ricordi, con 770 persone trucidate, c’era tanta gente per la celebrazione della Liberazione. Ospiti, il fondatore di Emergency Gino Strada, il segretario generale della Cgil Maurizio Landini e la partigiana Lidia Menapace.  “Non siamo ancora liberi dalla guerra – ha dichiarato Gino Strada, a margine dell’evento – fino a quando sarà disponibile, il più forte userà questo strumento. Viviamo in un periodo molto diverso da quello in cui si svolse la Resistenza in Italia, viviamo nell’era atomica: abbiamo creato la possibilità di autodistruggerci, per cui la guerra non possiamo più permettercela. La libertà è democrazia, tolleranza, condivisione, giustizia”. Con Gino Strada anche il reporter Gabriele Del Grande, detenuto dalle autorità turche vicino al confine con la Siria e liberato un anno fa, che ha voluto ricordare come “spesso ci si chiede come sia stato possibile che accadessero i crimini della seconda Guerra Mondiale – ha affermato il reporter Del Grande – ci si chiede dove erano le persone, come potevano non sapere. Oggi ci si possono porre le stesse domande rispetto a ciò che accade: dal dramma dei morti nel Mar Mediterraneo alle decine di conflitti che vanno avanti ogni anno nella totale indifferenza. Ognuno ha mille modi per resistere: bisogna scegliere, dire no e affermare invece atti di resistenza anche nelle piccole cose”.

Gattatico. Migliaia di persone a Casa Cervi, in gran parte giovani, a ricordare l’eccidio dei sette fratelli, monito antifascista per le future generazioni

A Gattatico, sede della Casa Cervi e del Museo intitolato ai sette fratelli uccisi dai nazifascisti, c’erano migliaia di persone, in gran parte giovani, che erano là con l’aria di chi non fa la scampagnata fuori porta, né ha la sensazione di una liturgia ormai oblsoleta (come qualche commentatore, che non fa più differenza ormai tra antifascismo e neofascismo), ma è coinvolto e partecipe in una giornata della memoria attualizzata. Da decenni ormai Casa Cervi è diventata uno dei luoghi fondamentali per la diffusione della cultura antifascista. In questa casa trasformata in Museo, abitarono Gelindo (1901 – 1943), Antenore (1906 – 1943), Aldo (1909 – 1943), Ferdinando (1911 – 1943), Agostino (1916 – 1943), Ovidio (1918 – 1943) ed Ettore (1921 – 1943), i quali dopo aver aderito alla Resistenza, furono catturati, fatti prigionieri, torturati e poi fucilati dai fascisti il 28 dicembre del 1943 a Reggio Emilia presso il poligono di tiro. I sette fratelli Cervi sono stati decorati con la Medaglia d’argento al valor militare. Alcide Cervi e Genoeffa Cocconi avevano avuto sette figli, i quali, fin da piccoli, avevano respirato ideali di libertà convinti che non può esserci libertà senza giustizia sociale. I ragazzi avevano frequentato corsi serali incrementando la loro biblioteca.  Quella casa sarebbe diventata il luogo del dissenso militante contro il regime fascista e la guerra.

Nando Dalla Chiesa spiega alle migliaia di giovani come interpretare la sentenza sulla Trattativa Stato-mafia

 

In questo 25 aprile 2018, il tentativo degli organizzatori è stato quello di legare la memoria e l’attualità, con una lectio magistralis di Maurizio Viroli, filosofo della politica, sulla Costituzione, e i suoi attuali nemici, e un intervento di Nando Dalla Chiesa, presidente onorario di Libera, sulla recente sentenza che ha messo fine a Palermo al processo sulla cosiddetta Trattativa Stato-mafia. “Di fronte a questa vicenda, che è complicata e quindi può darsi finisca in altro modo, per anni ci siamo sentiti dire: ‘aspettiamo la sentenza, sono le sentenze che parlano’. La sentenza ora è arrivata, ma è come se non ci fosse stata. E’ come se ci fosse stata solo un’opinione”. Inoltre, “mi ricordo – ha detto Dalla Chiesa – la mattina dopo la sentenza di primo grado su Andreotti: Roma era tappezzata di manifesti che davano per scontato che quella fosse ‘la sentenza’. Ora che si è entrati nel vivo della trattativa tra stato e mafia, questa non è ‘la sentenza’, non è neanche ‘una sentenza’, sembra una cosa che pensano dei magistrati che non hanno abbastanza elementi per capire quello che è accaduto. E soprattutto è colpa dei giudici popolari che non sono sufficientemente preparati dal punto di vista tecnico per giudicare, è la prima volta che lo sento dire…”. Infine, “non posso non vedere – ha sottolineato ancora Dalla Chiesa – che la sentenza ci dice che quei quattro magistrati che hanno lavorato per arrivare a quella sentenza non erano degli ossessi, non erano dei fissati della trattativa, perché dopo di loro ci sono stati dei magistrati che hanno giudicato. Non erano solo quei quattro a pensarla in quel modo, sono passati attraverso un dibattimento molto lungo, di fronte a persone che non erano coinvolte nelle inchieste e che hanno giudicato con serenità. Il 23 maggio, a ricordare Falcone a Capaci, vedremo tante persone che sgomitano da anni fra di loro per farsi vedere, perché quella è la grande occasione in cui si celebra la propria antimafiosità. Poi spariscono, non c’è più una parola, una assunzione di responsabilità”.

A Casa Cervi anche Soran Ahmad, segretario dell’Istituto internazionale di cultura curda: “sposate la questione curda” 

“Sposate la questione curda come una questione di diritti umani, di diritti alla persona. Io credo che non abbia importanza tanto il Kurdistan, io credo che abbia importanza che la gente possa avere un’identità culturale e muoversi liberamente. Dopodiché si può vivere con chiunque, non sarà lo Stato la questione fondamentale, ma saranno questi principi. Io credo che solo capendo questo e incontrandoci, riusciremo a perseguire questi principi, perché non siamo molto lontani”, ha detto Soran Ahmad, segretario dell’Istituto internazionale di cultura kurda, ospite alle celebrazioni del 25 aprile a Casa Cervi. “Il 25 aprile è ricordo – ha sottolineato la presidente dell’istituto Cervi Albertina Soliani – ma è anche amore, da tradurre in politica. Mi direte che non è possibile, ma i fratelli Cervi hanno fatto l’impossibile. Se siamo qui è per capire questa cosa. Un giorno come questo c’è stato regalato perché ne avessimo abbastanza per sempre. Che cosa ci vuole di più del 25 aprile? Che cosa ci vuole di più di questa speranza nel cambiamento del mondo? Ci vuole solo che ci crediamo e che lo facciamo diventare la nostra vita. Sentirsi fratelli, sentirsi uniti, e volere la stessa cosa per noi e per gli altri, senza violenza e senza soprusi. Il grande sogno della Liberazione, il loro sogno, che si può tradurre così: in amore e in fraternità”.

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